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Il pane degli angeli
Capolavori dai depositi degli Uffizi |
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Alla Sala delle Reali Poste, fino al 3
febbraio, è visitabile la mostra "Il
pane degli angeli". Si tratta di un exursus nel quadri della Galleria
degli Uffizi mai esposti prima al
pubblico. Il carattere dei dipinti è
a carattere eucaristico, ci narra
una storia che a tutti è familiare e
proprio per questo così tanto vicina
alla nostra sensibilità. Il
linguaggio del sacro ci corre
incontro ed a noi, così sensibili
all'argomento non resta che restare
ammirati a riflettere su questo alto
tema. In particolare quello del pane
e del vino. Si incomincia con un
dipinto di Fabrizio Boschi del
1594-1597 circa. E' rappresentata la
caduta della manna. Questa manna si trovava ogni
giorno, tranne il sabato, ed aveva il sapore del miele. Anzi aveva il sapore che ognuno desiderava che avesse! Pensate voi! Noi possiamo desiderare sapori ma... PUNTI!
Ora siamo davanti ad un'ultima cena. E'
un dipinto di Bonifacio Dè Pitati del 1550. In primo piano una cesta piena di pane e due fiasche per il vino.
Al centro il nostro Giuda che prende il pane, il Cristo è nell'atteggiamento di porgerglielo. Il pane ed il vino, sempre presenti, sempre evocativi, sempre essenziali!
Ed infine, Cristofano Allori con un dipinto intitolato "La cena di Emmaus". Gesù risorto, incontrati sulla via di Emmaus due ignari discepoli, li invita alla sua mensa. Spezza per loro il pane ed allora loro lo riconoscono. Questa pagnotta è così fragrante che vorremmo assaggiarne un boccone. Bella mostra, accorrete!
Eppoi in piazza San Lorenzo, panino e bicchierone di Chianti. Il vino non sarà quello, il pane non sarà quello, ma proviamo ad immaginarlo! Prosit Pronobis!
La cena di Emmaus
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La caduta della manna |
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L'ultima cena |
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Apiocalsse a Illegio
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Anche quest'anno
a Illegio, piccolo borgo nella valle
del But, grande mostra! L'argomento
è "L'Apocalisse". Testo scritto
nella seconda metà del primo secolo
d.C. ed attribuito all'apostolo
Giovanni, da lui scritto mentre era
in esilio nell'isola di Patmos, nel
mare Egeo, La parola in greco
significa RIVELAZIONE ed è l'ultimo
libro ed il solo profetico, del Nuovo
Testamento. Il testo è indirizzato
alle sette chiese dell'Asia Minore,
Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira,
Saro, Filadelfia e Laodicea. Ognuna
di queste chiese rappresenta una
confessione religiosa, ebrei,
musulmani, cristiani... San Giovanni
vede i quattro cavalieri
dell'apocalisse che partono al
galoppo.. Essi sono:
la fame, la guerra, la pestilenza e
la morte. C'è anche un drago a sette
teste. Lotta dura. L'Arcangelo
Michele dà una mano, uccidendo il
drago. I demoni sono ricacciati e
viene annunciata la caduta di
Babilonia, città perversa. Alla fine
c'è il Giudizio Finale e la
Gerusalemme Celeste! Chi di qua e
chi di là: i dannati senza alcuna
pietà finiranno, trascinati da
orrende creature, nella GHEENNA! I
beati saliranno a cospetto del
Salvatore.
Le oltre cento opere esposte,
provenienti da musei di tutto il
mondo, rappresentano i vari aspetti
del racconto giovanneo. Stupendo un
El Greco, la raccolta completa delle
stampe di Albrecht Durer
sull'argomento. Vari giudizi
universali con diavolacci veramente
impressionanti, come quelli di
Ruprecht Euetrer. La mostra merita
una visita. Resterà aperta fino al
30 settembre poi sarà trasferita in
Vaticano. In auto o treno fino ad
Udine, poi verso Tolmezzo, a nord.
Da qui con servizio di autobus fino
a Illegio.
Consiglio di mangiare in qualche
osteria della zona: tutte buone, di
qualità e modico prezzo. Noi ci
beviamo una bottiglia di Picolit con
qualche fetta di prosciutto
affumicato di Sauris. Prosit
Pronobis! |
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Cézanne a Firenze
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Fino al 29 luglio a palazzo
Strozzi, in Firenze, mostra su
Paul Cezanne. Assolutamente
imperdibile!
I quadri in mostra, circa un
centinaio, ripercorrono i temi
dell'epoca e ne ricostruiscono i
successi, tardivi e gli epigoni
del grande artista. Di Paul ci
sono una ventina di quadri:
ognuno di essi merita il viaggio
per vederli. Cosa centra Cézanne
con Firenze? Egisto Fabbri e
Charles Loeser, americani di
origine italiana, furono i primi
grandi collezionisti del pittore
francese. Abitavano
prevalentemente a Firenze.
All'epoca Cézanne non era amato
dalla critica e snobbato dai
collezionisti. I due
incominciarono a comprare quadri
affascinati dalla luminosità
delle sue opere. Misero insieme
un bel numero di opere, col
tempo un valore inestimabile e
per loro l'avventura di una
vita. Come è andata a finire?
Vendettero tutto per comprare il
palazzo dove abitavano a
Firenze, palazzo Capponi.
In mostra un solo quadro di
Cézanne è in Italia, fa parte
della collezione Grassi ed è il
meno bello.
Splendido l'autoritratto con il
basco, le due nature morte, i
paesaggi... Buona visita e per
festeggiare un Pernod, liquore
del sud della Francia. Il grande
Paul era nato a Aix-en-Provence
il 19 gennaio 1839. Prosit
Pronobis!

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La mostra prende il nome dal settimo cielo di Dante, i
melanconici. Già ai tempi di Platone si dibatteva dei rapporti tra genio e
follia. L’anima che cerca di afferrare per mezzo dei sensi quanto può della
bellezza e dell’armonia divina, è rapita da una divina frenesia. Anche Seneca
continua nel solco tracciato. “nullum magnum ingenium sine mistura dementiae
fuit”. La mostra si articola in modo assai complesso ed
articolato. Racconta dell’espressione di questo stato, la melanconia, che ha
sempre interessato gli artisti e molti ne ha colpito. Corpi melanconici in
melanconici luoghi. C’è una Maddalena dolente di Caravaggio, un Botticelli, un
Tintoretto. Uno splendido bronzo di Modiglioni, Giorgine, de Chirico… Anche la
famosa stampa di Albrecht Durer che racchiude in sé tutta la riflessione ed il
significato: genio e follia, depressione ed azione è presente Un disegno di
Michelangelo, noto melanconico, come anche Leonardo da Vinci, Borromini e tanti
altri. E’ proprio dei geni essere portati ad una riflessione profonda che confina
con l’angoscia del vivere. L’eccessiva sensibilità porta al male di vivere..
Mostra irrinunciabile! Ci sono anche due Bacchi ridenti e beati, beh, beatini.
Le opere esposte sono duecento! Verona ora è un’esplosione di colori e profumi.
Obbligatoria passeggiata lungo l’Adige e bevuta in una delle tante osterie. Per
tranquilli SOAVE, per tosti AMARONE. Prosit Pronobis |
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DANIEL SPOERRI
NON PER CASO
Retrospettiva
dedicata a Daniel Spoerri dal Centro per l'Arte
Contemporanea Luigi Pecci di Prato.
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Nato a
Galati, porto romeno sul Danubio, il 27
marzo del 1930 da madre svizzera e padre
ebreo, pastore anglicano. All'arrivo del
nazismo riesce a rifugiare in Svizzera: il
padre troverà la morte in un campo di
concentramento. Nel 1949 conosce Max Terpis,
coreografo del corpo di ballo dell'Opera di
Zurigo: diventa ballerino! Nel '52 si
trasferisce a Parigi. Jean Tinguely e Eva
Aeppli vivono nella sua stessa camera
d'albergo. Dal 1954 al 1957 Spoerri è primo
ballerino all'Opera di Berna. Qui incontra
Meret Oppenheim e lavora come direttore
teatrale. Nel suo "Teatro Teller" avviene la
prima mondiale del "Desir attrappè par la
queue" di Picasso. A Parigi incontra Yves
Klein e i suoi monocromi, quello del blù
dipinto di blù! Daniel si butta: la sua
prima opera è un pezzo di muro da appendere
come un quadro. Abita all'albergo Carcasson,
la cui stanza ha riprodotto in bronzo, in
scala 1:1, ed è presente in mostra. Nel 1960
ha l'idea dei "tableaux-piége. Nel 1963 apre
un ristorante a Parigi. Incomincia la EAT
ART, pezzi fatti con cibo. Si trasferisce a
Colonia nel 1977 dove insegna all'Accademia
di Belle Arti.
In questi
anni organizza le "insepolture des
tableaux-piège". Durante una di queste cene,
con 120 persone, il tavolo, così com'è è
sepolto a due metri di profondità. Dal 1992
abita a Seggiano, Grosseto.
Ha
fondato il "giardino di Daniel Spoerri Hic
Terminus Haeret" che ospita numerose
sculture di artisti contemporanei.
I quadri
trappola, quei tavoli di ristoranti, oggetti
quotidiani che ripercorrono e sollecitano i
sensi dell'osservatore, sono i miei
preferiti. Creano un rapporto dinamico con
l'osservatore. Interessanti anche
"les
objets de magie à la noix, oggetti di magia
balorda, che indagano i rapporti tra gli
oggetti e la loro dimensione arcana ed
antica.
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Quindi gita a Prato, ma a
maggior ragione, gita a Seggiano, Castel del Piano,
Arcidosso. Brindiamo al Maestro con un Morellino di
Scansano! |
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Prosit Pronibis
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APOXYMENOS |
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Ultimi giorni per
poter vedere l' APOXYMENOS, l'atleta della
Croazia a Palazzo Medici-Riccardi.
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Statua di bronzo
raffigurante un atleta nell'atto di detergersi l'olio
dopo una qualche gara: all'epoca tutti gli atleti si
cospargevano di olio il corpo prima di qualsiasi gara.
La statua è stata rinvenuta nel 1999 a 45 metri di
profondità al largo dell'isola di Lussino. Ora, dopo
anni di restauri, è in mostra a Firenze, poi tornerà per
sempre in Croazia. Il bronzo è datato 50-40 a.C. ed è
copia di un originale greco del 360 a.C. forse di Dedalo
di Sicione o Policleto il Giovane. Era comune realizzare
copie di statue famose. La datazione al Carbonio 14 è
stata resa possibile grazie al ritrovamento, all'interno
di una gamba, di un nido di topi: c'erano noccioli di
pesche, di uva e di ciliegie. Questo significa che la
statua, prima del suo ultimo viaggio, era in posizione
orizzontale. |
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Il bronzo è di
straordinaria fattura: il giovane, di circa vent'anni, è alto quasi due metri. La
presenza nei capelli del sudore segna il
passaggio da uno stile classico ad uno più
realistico. L'allestimento in un
bianco diffuso e abbagliante, sottolinea la
perfezione statuaria. Correte, correte!
Brindiamo, in onore dei topolini inquilini
dell'atleta, con un bicchiere di maraschino! Prosit!
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Poesie d'interni |
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Presso la Sala delle Reali Poste fino al 31
gennaio 2007 è possibile visitare una mostra imperdibile!
Tutti quadri mai
visti in deposito della Galleria degli Uffizzi.
Particolarmente a noi gradita in quanto si tratta di scene
di interni, con particolare riguardo alle osterie ed anche
ai postriboli.Sono luoghi teatrali dove la vita sisvolge
nella sua quotidianità esprimendo al pieno la propria
condizione sociale ed umana.Come ci sentiamo vicini e
partecipi all'"Interno con contadini"
di David Teners il Giovane o alla sensualissima "Cortigiana
olandese"
di Frans Van Mieris il Vecchio? Non poteva mancare una scena
da osteria, ma alla grande! E' un olio su tavola di 69 X 112
di Jan Miense Molenaer del 1635 che ci fa rimpiangere di non
poter partecipare alla felice baldoria! Ancora un pittore
olandese per la magia di una degustazione femminile con
tanto di musica, come noi amiamo! Infine il "Convito di
Baldassare" del pittore montevarchino (!) Givanni
Martinelli. Coppe d'oro e d'argento per il re caldeo. Dotta
citazione dal vecchio Testamento.Questi sono solo alcuni dei
quadri esposti.
Accorrette numerosi, ne vale proprio la pena, in più è a
gratis! Con i soldi risparmiati, cena al Cibreo, quello
popolare. Consiglio la ribollita! Prosit Pronobis!
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Annibale Carracci |
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Grande Annibale! Più
del famoso anti-romano belligerante a vita.
In quel di Bologna
nasce nel 1560. Talento grande e stupefacente: la sua
mano disegna rapida e senza esitazione.
I
risultati suscitano ammirazione e rispetto. E'
naturalista. Ama la vita, la sua rappresentazione e
tutta l'umanità partecipe. Il Caravaggio lo considera un
VALENTHUOMO, ossia un grande artista a lui vicino. Ad
Oxford è conservata la "Grande macelleria"
che è una
sorte di "pala laica" che celebra le attività umane
degne dell'onore dell'opra e dell'umanità quotidiana: la
vita! Così è "il villan
che mangia fagioli"
sorpreso nell'atto del mangiare, rivela la dignità
dell'atto sublime: il bicchiere innanzi alla brocca, la
mano, cortese, appoggiata al pane, a protezione e
coccola.
Questa
rappresentazione ci racconta della nostra fragilità, la
fame, e la nostra divinità, l'essere umano.
Questa potente mente,
ricca di talento e amor vitale, di ispirazione e
creatività, si scontrò con personaggi aridi e
sprezzanti. Committenza ignorante ed egoista.
Dopo otto anni di
lavoro alla Galleria Farnese a Roma, ebbe un compenso
ridicolo. A chi non sarebbe preso lo scoramento? Si
ritirò più amareggiato che irato. Restò nell'allogio
capitolono, oppresso da depressione e
malinconia. Sul
giaciglio che mai abbandonava, circondato da discepoli
che in amorosa cura lo tenevano, si spegneva il 15 di
luglio del 1609, il pittore che tanto ci aveva amato.
Per lui un brindisi.
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Nella caraffa versiamo un Pignoletto. A lenire il nostro dolore non basterà...
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I Profumi di Cipro |
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Trevi 23 Giugno - 12 Novembre 2006 "Museo
della civiltà dell'ulivo" |
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Mostra sorprendente ed evocativa!
Profumi e porta profumi vecchi di migliaia di anni.
Frutto degli
scavi della dott.ssa Maria Rosaria Belgiorno dell'Istituto per
le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali del CNR: Ricerche
iniziate nel 1997. A Pyrgos, nel sud di Cipro, è stata trovata
la più antica fabbrica: data 4000 anni fà! Miracolosamente
scampata al terremoto del 1990-1850 a.C. che spazzò via la
misteriosa civiltà minoica. In questa fabbrica venivano prodotti
utensili, tessuti, vino, profumi... La fonte energetica era
l'olio, che serviva bruciando, a fornire il calore necessario. Infatti
al centro era posto un grande frantoio. L'olio serviva anche per
macerare le erbe , anice stellato, coriandolo, alloro,
prezzemolo e tante altre, per la preparazione dei profumi. Poi
avveniva la distillazione grazie ad un grande distillatore,
perfettamente conservato e presente nella mostra. Grazie a
tecniche ultra sofisticate quali la cromatografi a gas e
liquidi, spettrometri di massa, strumenti per la risonanza
magnetica nucleare, sequenziatori di DNA, è stato possibile
ricreare molti degli antichi profumi. Metodi già sperimentati da
Patrick E. McGovern per capire il contenuto delle anfore
ritrovate nella tomba di Re Mida. Forse sarà possibile rifare il
CIPERUM famoso in tutta l'antichità e ancora sconosciuto. Nella
mostra sono presentati molti di questi profumi ed è possibile
provarli. Potete ben immaginare gli effluvi che si possono
provare! Ed è possibile anche l'acquisto. Assolutamente da
visitare: esercitate il vostro olfatto! |
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P.S. Alla sezione
libri cercare "L'archeologo
e l'uva" di Patrick E. McGovern |
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San Martino |
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Aprile - Settembre 2006 Illegio (Tolmezzo) |
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Pregevolissima e preziosa mostra a
Illegio, incantevole paesino a qualche chilometro da Tolmezzo,
nell'alta Carnia. Si ripercorre la storia del mito di San
Martino, vescovo di Tours, il più venerato santo francese
dell'antichità e del medioevo. Sono presenti settanta opere
provenienti dai Musei vaticani, Louvre, Rjiksmuseum di Amsterdam
e altri ancora. Tele , reliquiari, statue, codici miniati,
incisioni.
Nato nel 316 a Sabaria, nell'odierna
Ungheria, figlio di un ufficiale romano, si arruola all'età di
15 anni. Sente la vocazione: a 18 anni lascia l'esercito e si
mette a studiare di buzzo buono teologia. L'11 di novembre
l'incontro col vecchierello debole e tremante. Arrestato
prontamente il cavallo, taglia in due il mantello e gliene offre
la metà. Poco dopo le nubi diradano e appare un bel sole caldo:
l'estate di San Martino, per l'appunto! Il 4/7/371 si nasconde
per non essere, a furor di popolo ,eletto vescovo. Ma delle oche
ne svelano il nascondiglio. Predicò incessantemente e dette
impulso al monachesimo. Morì a Candes il l8/11/379. Al
funerale, 2 giorni dopo, erano presenti oltre 2000 monaci oltre
ad una moltitudine di popolo. Protettore dei bottai, dei poveri
e dei... vinattieri! Per S. Martino c'è la tradizione di
mangiare oca e vino nuovo. Fare trasloco e dei contratti
contadini. Essendo essenzialmente un Santo popolare ci sono
molti proverbi.
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"Se stà
nel canton del fogo coi
maroni atorno atorno e
con un bon bozzon de vin
farghe viva a San Martin".
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" E
che odori da pignatta se
magna ben pro ti faccia
se
sarà bon el vin
canteremo Sa. Martin!".
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"San
Martin castagne e vin"
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"San
Martin nespole e vin"*
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"Chi
no magna oca a San Martin
no
fa al beco de un quatrin!". |
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"A San Martin el mosto el se vin"
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*Per saperne di più circa nespole e
vino vai alla sezione "libri da leggere" e leggere "Il mistero
del menù francese". Prosit pronobis! |
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In
copertina: Kantarus a figure nere configurato a doppio volto
femminile, 480 a.C. Firenze,
Museo Archeologico Nazionale
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Firenze, Museo Archeologico
Nazionale
18 marzo 2005 - 15 maggio 2006
La mostra inizia dal
neolitico.. Cosa mangiavano i nostri progenitori del
neolitico? Erano popolazioni nomadi: cacciavano,
pescavano e raccoglievano frutti, erbe e radici. La
cottura delle carni avveniva direttamente sulle
braci o nella cenere. Esisteva anche un metodo
indiretto. In contenitori di legno venivano inserite
pietre scaldate a più riprese fino a mantenere
l'ebollizione a lungo. Attorno agli 8000 anni
fa inizia l'agricoltura e l'allevamento. Nasce il
primo pane. L'invenzione della ceramica permette di
mettere direttamente sul fuoco le vivande. Si
preparano zuppe d'orzo e legumi, tutte calorie. Si
produce la birra con malto d'orzo, miele e bacche di
corbezzolo per facilitare la fermentazione. La vite
è stata coltivata fin dal II° millennio a.C. Si
arriva all'alimentazione nell'antico Egitto. Le
attività di coltivazioni dei cereali viene favorita
dalle annuali inondazioni del Nilo. La base
dell'alimentazione: pane e birra. Il vino è
riservato alle classi più abbienti. Usavano miele e
olio, Si passa al simposio (simposion=bere insieme)
greco e romano. A quello etrusco, l'unico che
ammetteva le donne e per questo ritenuto scandaloso
dai romani. Anche in Etruria tanti cereali e fave.
Allevamento di bovini, la famosa mucca chianina,
balzata all'onore della cronaca per via delle
ricerche sul suo DNA effettuata dall'Università di
Piacenza. Le innumerevoli rappresentazioni di pesci
nelle loro sepolture indica l'importanza della
pesca. Del vino e dell'olio, beh, ne sappiamo tutti
e bene! I reperti in mostra sono centinaia:
straordinari, stupefacenti, stupendi!
Nel catalogo ogni
oggetto presente alla mostra è riportato.
Commovente ed esaltante!
Quando uscite dal museo
andate in qualche osteria a S. Lorenzo: rivivrete
cibi e sapori antichi!
Prosit pronobis.
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In
copertina Amore e psiche, II° secolo d. C., Firenze,
Galleria degli Uffizi |
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Firenze,
Palazzo Pitti. Palazzo degli Argenti
2 ottobre 2005 - 15 maggio
2006
Arte ed amore. Connubio indispensabile e
prezioso, compagno nella nostra vita. La mostra ci accompagna
nella storia dell'abbraccio di questi
sentimenti che tanto possono lenire le pene del nostro vivere. Dalle
miniature del Cantici dei Cantici della Bibbia alle Metamorfosi di Ovidio.
Dagli innumerevoli miti degli dei dell'Olimpo agli
affreschi delle case di Pompei. Le tre
grazie, per esempio, che ebbero numerosi imitatori in tutti i tempi. Dalle
tele seicentesche del barocco fiorentino a carattere agreste alle ceramiche
rinascimentali a carattere più" esplicito". Pan e Siringa, Satiri e Ninfe,
Venere e Cupido...
Presente una ricchissima sezione di opere
di arte "minore": cammei, ceralacche. calchi in gesso, miniature, xilografie
e disegni. Non poteva mancare il buon vecchio Bacco. Una statua del I°secolo
d:C. sottolinea la sua colta partecipazione all'azione dell'amore. Il
catalogo (35 euri), è di grandissimo interesse. Riporta, a colori, tutte le
opere in mostra. Abbiamo così una preziosa ed unica raccolta iconografica
sull'argomento: Omnia Amor Vincit!
All'uscita un calice di Chianti classico
ed un panino col lampredotto!
Prosit Pronobis!
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Haus der Kunst
PrinziegantenstraBe 1
Monaco, Germania
dal 13/10/2005 al 13/1/2006.
Info 0049 8921127.
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Dora Maar & Picasso |
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Si è inaugurata a Parigi una
rassegna sul legame umano, artistico e sentimentale tra M.
Picasso e Dora Maar. Con questa mostra iniziamo un
percorso tra eventi d'arte e interessi
vari, momenti che risveglino ansie di nuovo, di
profondo, di bello e di buono.
"Homo sum. humani nihil a me alieno puto." *
Nata a Parigi nel 1907, figlia di un architetto jugoslavo,
si trasferisce da piccina in Argentina.
Rientra in Francia che ha 28 anni M. Picasso di anni ne ha
54. Ha lasciato la moglie Olga Khokhlova, ha avuto una
figlia, Maya, da Marie Thérèse Walter. E' in crisi
nera: non dipinge da mesi.
Dora dipinge e fotografa. Fa parte dell'avanguardia
surrealista.
Realizza reportage fotografici da Barcellona, Parigi e
Londra durante la crisi economica del 1934-35. Attivista di
estrema sinistra, incontra George Bataille in una splendida
giornata di maggio: i due si fidanzano. L'autunno è piovoso
e M. Picasso entra nel bar Les Deux Magots per riscaldarsi
il corpo e non solo. Nota seduta ad un tavolino una signora
che si trastulla amenamente con il gioco della marineria
corsa: rapidamente pianta un coltellino tra le dita aperte
della mano. Poche volte ci riesce.
M. Picasso la fissa affascinato. Ha coraggio da vendere: le
chiede i guanti insanguinati in dono!
E' l'inizio del loro amore-sodalizio. Il pittore riprende,
frenetico l'attività. Dora è l'ispiratrice, la dea, la
folgore che porta a scoprire l'arcaico, il mito, la
classicità. Insieme sperimentano strade nuove tra fotografia
e pittura ed altre tecniche ancora.
Il tempo passa, infuria la guerra. Il bombardamento di
Guernica dilania il pittore che nella donna piangente ritrae
Dora, l'unica che può consolarlo. Ed usa bianco nero e
grigio, linguaggio fotografico. Nel 1943 il rapporto inizia
a declinare. La fine per Dora è tragica: deve ricorrere al
ricovero in un ospizio per alienati. L'antico, grande amico,
Paul Eluard riesce a convincere Jaques Lacan ad occuparsi di
lei.
Lui è un grande: gliela fa! Dora ricomincia a dipingere ed a
fotografare.
Ha quasi novant'anni. Non esce mai da casa.
E' il 16 luglio 1997 sorte di casa per andare a dire addio
alla sua vita.
Grande Dora Maar, ha fatto grande M. Picasso e... calci nel
culo.
Beh, pratica abituale per il pittore.
Il 4 maggio di quest'anno un ritratto di Dora Maar è stato
battuto da Sotheby's per 95,2 milioni di dollari, mica male.
Nel ritratto scelto la musa è ritratta seduta, con una blusa
nera con arzigogolati arabeschi ed una gonna rossa a quadri.
Nella posa e nello sguardo altero ben evidente il carattere
forte ed indipendente.
..-.Grande
Dora Maar.-..
* Sono uomo: non considero nulla di ciò che è umano
come cosa che possa non toccarmi." |
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