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Il pane degli angeli

Capolavori dai depositi degli Uffizi
 
Alla Sala delle Reali Poste, fino al 3 febbraio, è visitabile la mostra "Il pane degli angeli". Si tratta di un exursus nel quadri della Galleria degli Uffizi mai esposti prima al pubblico. Il carattere dei dipinti è a carattere eucaristico, ci narra una storia che a tutti è familiare e proprio per questo così tanto vicina alla nostra sensibilità. Il linguaggio del sacro ci corre incontro ed a noi, così sensibili all'argomento non resta che restare ammirati a riflettere su questo alto tema. In particolare quello del pane e del vino. Si incomincia con un dipinto di Fabrizio Boschi del 1594-1597 circa.
E' rappresentata la caduta della manna.
Questa manna si trovava ogni giorno, tranne il sabato, ed aveva il sapore del miele. Anzi aveva il sapore che ognuno desiderava che avesse! Pensate voi! Noi possiamo desiderare sapori ma... PUNTI!
Ora siamo davanti ad un'ultima cena.
E' un dipinto di Bonifacio Dè Pitati del 1550. In primo piano una cesta piena di pane e due fiasche per il vino.
Al centro il nostro Giuda che prende il pane, il Cristo è nell'atteggiamento di porgerglielo. Il pane ed il vino, sempre presenti, sempre evocativi, sempre essenziali!
Ed infine,  Cristofano Allori con un dipinto intitolato 
"La cena di Emmaus". Gesù risorto, incontrati sulla via di Emmaus due ignari discepoli, li invita alla sua mensa. Spezza per loro il pane ed allora loro lo riconoscono. Questa pagnotta è così fragrante che vorremmo assaggiarne un boccone. Bella mostra, accorrete!
Eppoi in piazza San Lorenzo, panino e bicchierone di Chianti. Il vino non sarà quello, il pane non sarà quello, ma proviamo ad immaginarlo!
Prosit Pronobis!

La cena di Emmaus

 
La caduta della manna
 

L'ultima cena

 
 
 

Apiocalsse a Illegio

Anche quest'anno a Illegio, piccolo borgo nella valle del But, grande mostra! L'argomento è "L'Apocalisse". Testo scritto nella seconda metà del primo secolo d.C. ed attribuito all'apostolo Giovanni, da lui scritto mentre era in esilio nell'isola di Patmos, nel mare Egeo, La parola in greco significa RIVELAZIONE ed è l'ultimo libro ed il solo profetico, del Nuovo Testamento. Il testo è indirizzato alle sette chiese dell'Asia Minore, Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Saro, Filadelfia e Laodicea. Ognuna di queste chiese rappresenta una confessione religiosa, ebrei, musulmani, cristiani... San Giovanni vede i quattro cavalieri dell'apocalisse che partono al galoppo.. Essi sono:
la fame, la guerra, la pestilenza e la morte. C'è anche un drago a sette teste. Lotta dura. L'Arcangelo Michele dà una mano, uccidendo il drago. I demoni sono ricacciati e viene annunciata la caduta di Babilonia, città perversa. Alla fine c'è il Giudizio Finale e la Gerusalemme Celeste! Chi di qua e chi di là: i dannati senza alcuna pietà finiranno, trascinati da orrende creature, nella GHEENNA! I beati saliranno a cospetto del Salvatore.
Le oltre cento opere esposte,
provenienti da musei di tutto il mondo, rappresentano i vari aspetti del racconto giovanneo. Stupendo un El Greco, la raccolta completa delle stampe di Albrecht Durer sull'argomento. Vari giudizi universali con diavolacci veramente impressionanti, come quelli di Ruprecht Euetrer.
La mostra merita una visita. Resterà aperta fino al 30 settembre poi sarà trasferita in Vaticano. In auto o treno fino ad Udine, poi verso Tolmezzo, a nord. Da qui con servizio di autobus fino a Illegio.
Consiglio di mangiare in qualche osteria della zona: tutte buone, di qualità e modico prezzo. Noi ci beviamo una bottiglia di Picolit con qualche fetta di prosciutto affumicato di Sauris. Prosit Pronobis!

 

 
 
 

Cézanne a Firenze

Fino al 29 luglio a palazzo Strozzi, in Firenze, mostra su Paul Cezanne. Assolutamente imperdibile!
I quadri in mostra, circa un centinaio, ripercorrono i temi dell'epoca e ne ricostruiscono i successi, tardivi e gli epigoni del grande artista. Di Paul ci sono una ventina di quadri: ognuno di essi merita il viaggio per vederli. Cosa centra Cézanne con Firenze? Egisto Fabbri e Charles Loeser, americani di origine italiana, furono i primi grandi collezionisti del pittore francese. Abitavano prevalentemente a Firenze. All'epoca Cézanne non era amato dalla critica e snobbato dai collezionisti. I due incominciarono a comprare quadri affascinati dalla luminosità delle sue opere. Misero insieme un bel numero di opere, col tempo un valore inestimabile e per loro l'avventura di una vita. Come è andata a finire? Vendettero tutto per comprare il palazzo dove abitavano a Firenze, palazzo Capponi.
In mostra un solo quadro di Cézanne è in Italia, fa parte della collezione Grassi ed è il meno bello.
Splendido l'autoritratto con il basco, le due nature morte, i paesaggi... Buona visita e per festeggiare un Pernod, liquore del sud della Francia. Il grande Paul era nato a Aix-en-Provence il 19 gennaio 1839. Prosit Pronobis!

Autoritratto con berretto

Natura morta con bricco del latte

 

Natura morta con ciliege e pesche

 

 

 
   
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La mostra prende il nome dal settimo cielo di Dante, i melanconici. Già ai tempi di Platone si dibatteva dei rapporti tra genio e follia. L’anima che cerca di afferrare per mezzo dei sensi quanto può della bellezza e dell’armonia divina, è rapita da una divina frenesia. Anche Seneca continua nel solco tracciato. “nullum magnum ingenium sine mistura dementiae fuit”.  La mostra si articola in modo assai complesso ed articolato. Racconta dell’espressione di questo stato, la melanconia, che ha sempre interessato gli artisti e molti ne ha colpito.  Corpi melanconici in melanconici luoghi. C’è una Maddalena dolente di Caravaggio, un Botticelli, un Tintoretto. Uno splendido bronzo di Modiglioni, Giorgine, de Chirico… Anche la famosa stampa di Albrecht Durer che racchiude in sé tutta la riflessione ed il significato: genio e follia, depressione ed azione è presente Un disegno di Michelangelo, noto melanconico, come anche Leonardo da Vinci, Borromini e tanti altri.  E’ proprio dei geni essere portati ad una riflessione profonda che confina con l’angoscia del vivere. L’eccessiva sensibilità porta al male di vivere.. Mostra irrinunciabile! Ci sono anche due Bacchi ridenti e beati, beh, beatini.  Le opere esposte sono duecento! Verona ora è un’esplosione di colori e profumi.
Obbligatoria passeggiata lungo l’Adige e bevuta in una delle tante osterie. Per tranquilli SOAVE, per tosti AMARONE.
Prosit Pronobis
   
 
   
 
DANIEL SPOERRI
NON PER CASO
Retrospettiva dedicata a Daniel Spoerri dal Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato.
 
Nato a Galati, porto romeno sul Danubio, il 27 marzo del 1930 da madre svizzera e padre ebreo, pastore anglicano. All'arrivo del nazismo riesce a rifugiare in Svizzera: il padre troverà la morte in un campo di concentramento. Nel 1949 conosce Max Terpis, coreografo del corpo di ballo dell'Opera di Zurigo: diventa ballerino! Nel '52 si trasferisce a Parigi. Jean Tinguely e Eva Aeppli vivono nella sua stessa camera d'albergo. Dal 1954 al 1957 Spoerri è primo ballerino all'Opera di Berna. Qui incontra Meret Oppenheim e lavora come direttore teatrale. Nel suo "Teatro Teller" avviene la prima mondiale del "Desir attrappè par la queue" di Picasso. A Parigi incontra Yves Klein e i suoi monocromi, quello del blù dipinto di blù! Daniel si butta: la sua prima opera è un pezzo di muro da appendere come un quadro. Abita all'albergo Carcasson, la cui stanza ha riprodotto in bronzo, in scala 1:1, ed è presente in mostra. Nel 1960 ha l'idea dei "tableaux-piége. Nel 1963 apre un ristorante a Parigi. Incomincia la EAT ART, pezzi fatti con cibo. Si trasferisce a Colonia nel 1977 dove insegna all'Accademia di Belle Arti.
In questi anni organizza le "insepolture des tableaux-piège". Durante una di queste cene, con 120 persone, il tavolo, così com'è è sepolto a due metri di profondità. Dal 1992 abita a Seggiano, Grosseto.
Ha fondato il "giardino di Daniel Spoerri Hic Terminus Haeret" che ospita numerose sculture di artisti contemporanei.
I quadri trappola, quei tavoli di ristoranti, oggetti quotidiani che ripercorrono e sollecitano i sensi dell'osservatore, sono i miei preferiti. Creano un rapporto dinamico con l'osservatore. Interessanti anche
"les objets de magie à la noix, oggetti di magia balorda, che indagano i rapporti tra gli oggetti e la loro dimensione arcana ed antica.
  Quindi gita a Prato, ma a maggior ragione, gita a Seggiano, Castel del Piano, Arcidosso. Brindiamo al Maestro con un Morellino di Scansano!
 
Prosit Pronibis
 
 

 
   
 
   
 

APOXYMENOS

 
Ultimi giorni per poter vedere l' APOXYMENOS, l'atleta della Croazia a Palazzo Medici-Riccardi.

Statua di bronzo raffigurante un atleta nell'atto di detergersi l'olio dopo una qualche gara: all'epoca tutti gli atleti si cospargevano di olio il corpo prima di qualsiasi gara. La statua è stata rinvenuta nel 1999 a 45 metri di profondità al largo dell'isola di Lussino. Ora, dopo anni di restauri, è in mostra a Firenze, poi tornerà per sempre in Croazia. Il bronzo è datato 50-40 a.C.  ed è copia di un originale greco del 360 a.C. forse di Dedalo di Sicione o Policleto il Giovane. Era comune realizzare copie di statue famose. La datazione al Carbonio 14 è stata resa possibile grazie al ritrovamento, all'interno di una gamba, di un nido di topi: c'erano noccioli di pesche, di uva e di ciliegie. Questo significa che la statua, prima del suo ultimo viaggio, era in posizione orizzontale.
Il bronzo è di straordinaria fattura: il giovane, di circa vent'anni, è alto quasi due metri. La presenza nei capelli del sudore segna il passaggio da uno stile classico ad uno più realistico. L'allestimento in un bianco diffuso e abbagliante, sottolinea la perfezione statuaria. Correte, correte! Brindiamo, in onore dei topolini inquilini dell'atleta, con un bicchiere di maraschino! Prosit!

 

   
   
 
   
 

Poesie d'interni

  Presso la Sala delle Reali Poste fino al 31 gennaio 2007 è possibile visitare una mostra imperdibile! Tutti quadri mai visti in deposito della Galleria degli Uffizzi. Particolarmente a noi gradita in quanto si tratta di scene di interni, con particolare riguardo alle osterie ed anche ai postriboli.Sono luoghi teatrali dove la vita sisvolge nella sua quotidianità esprimendo al pieno la propria condizione sociale ed umana.Come ci sentiamo vicini e partecipi all'"Interno con contadini"
di David Teners il Giovane o alla sensualissima "Cortigiana olandese"
di Frans Van Mieris il Vecchio? Non poteva mancare una scena da osteria, ma alla grande! E' un olio su tavola di 69 X 112 di Jan Miense Molenaer del 1635 che ci fa rimpiangere di non poter partecipare alla felice baldoria! Ancora un pittore olandese per la magia di una degustazione femminile con tanto di musica, come noi amiamo! Infine il "Convito di Baldassare" del pittore montevarchino (!) Givanni Martinelli. Coppe d'oro e d'argento per il re caldeo. Dotta citazione dal vecchio Testamento.Questi sono solo alcuni dei quadri esposti.
Accorrette numerosi, ne vale proprio la pena, in più è a gratis! Con i soldi risparmiati, cena al Cibreo, quello popolare. Consiglio la ribollita! Prosit Pronobis!

 

 
   
 
   
 

Annibale Carracci

 
 
Grande Annibale! Più del famoso anti-romano belligerante a vita.
In quel di Bologna nasce nel 1560. Talento grande e stupefacente: la sua mano disegna rapida e senza esitazione. I risultati suscitano ammirazione e rispetto. E' naturalista. Ama la vita, la sua rappresentazione e tutta l'umanità partecipe.
Il Caravaggio lo considera un VALENTHUOMO, ossia un grande artista a lui vicino. Ad Oxford è conservata la "Grande macelleria" che è una sorte di "pala laica" che celebra le attività umane degne dell'onore dell'opra e dell'umanità quotidiana: la vita! Così è "il villan
che mangia fagioli" sorpreso nell'atto del mangiare, rivela la dignità dell'atto sublime: il bicchiere innanzi alla brocca, la mano, cortese, appoggiata al pane, a protezione e coccola.
Questa rappresentazione ci racconta della nostra fragilità, la fame, e la nostra divinità, l'essere umano.
Questa potente mente, ricca di talento e amor vitale, di ispirazione e creatività, si scontrò con personaggi aridi e sprezzanti. Committenza ignorante ed egoista.
Dopo otto anni di lavoro alla Galleria Farnese a Roma, ebbe un compenso ridicolo. A chi non sarebbe preso lo scoramento? Si ritirò più amareggiato che irato. Restò nell'allogio capitolono, oppresso da depressione e malinconia. Sul giaciglio che mai abbandonava, circondato da discepoli che in amorosa cura lo tenevano, si spegneva il 15 di luglio del 1609, il pittore che tanto ci aveva amato. Per lui un brindisi.
Nella caraffa versiamo un Pignoletto. A lenire il nostro dolore non basterà...

 

 

 
 

I Profumi di Cipro

  Trevi  23 Giugno - 12 Novembre 2006 "Museo della civiltà dell'ulivo"
  Mostra sorprendente ed evocativa! Profumi e porta profumi vecchi di migliaia di anni.
Frutto degli scavi della dott.ssa Maria Rosaria Belgiorno dell'Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali del CNR: Ricerche iniziate nel 1997. A Pyrgos, nel sud di Cipro, è stata trovata la più antica fabbrica: data 4000 anni fà! Miracolosamente scampata al terremoto del 1990-1850 a.C. che spazzò via la misteriosa civiltà minoica. In questa fabbrica venivano prodotti utensili, tessuti, vino, profumi... La fonte energetica era l'olio, che serviva bruciando, a fornire il calore necessario. Infatti al centro era posto un grande frantoio.
L'olio serviva anche per macerare le erbe , anice stellato, coriandolo, alloro, prezzemolo e tante altre, per la preparazione dei profumi. Poi avveniva la distillazione grazie ad un grande distillatore, perfettamente conservato e presente nella mostra.  Grazie a tecniche ultra sofisticate quali la cromatografi a gas e liquidi, spettrometri di massa, strumenti per la risonanza magnetica nucleare, sequenziatori di DNA, è stato possibile ricreare molti degli antichi profumi. Metodi già sperimentati da Patrick E. McGovern per capire il contenuto delle anfore ritrovate nella tomba di Re Mida. Forse sarà possibile rifare il CIPERUM famoso in tutta l'antichità e ancora sconosciuto. Nella mostra sono presentati molti di questi profumi ed è possibile provarli. Potete ben immaginare gli effluvi che si possono provare!
Ed è possibile anche l'acquisto. Assolutamente da visitare: esercitate il vostro olfatto!
   
  P.S. Alla sezione libri cercare "L'archeologo e l'uva" di Patrick E. McGovern
 
 

San Martino

  Aprile -  Settembre 2006  Illegio (Tolmezzo)
 
Pregevolissima e preziosa mostra a Illegio, incantevole paesino a qualche chilometro da Tolmezzo, nell'alta Carnia. Si ripercorre la storia del mito di San Martino, vescovo di Tours, il più venerato santo francese dell'antichità e del medioevo. Sono presenti settanta opere provenienti dai Musei vaticani, Louvre, Rjiksmuseum di Amsterdam e altri ancora. Tele , reliquiari, statue, codici miniati, incisioni.
Nato nel 316 a Sabaria, nell'odierna Ungheria, figlio di un ufficiale romano, si arruola all'età di 15 anni. Sente la vocazione: a 18 anni lascia l'esercito e si mette a studiare di buzzo buono teologia.
L'11 di novembre l'incontro col vecchierello debole e tremante. Arrestato prontamente il cavallo, taglia in due il mantello e gliene offre la metà. Poco dopo le nubi diradano e appare un bel sole caldo: l'estate di San Martino, per l'appunto! Il 4/7/371 si nasconde per non essere, a furor di popolo ,eletto vescovo.
Ma delle oche ne svelano il nascondiglio. Predicò incessantemente e dette impulso al monachesimo. Morì a Candes  il l8/11/379. Al funerale, 2 giorni dopo, erano presenti oltre 2000 monaci oltre ad una moltitudine di popolo. Protettore dei bottai, dei poveri e dei... vinattieri! Per S. Martino c'è la tradizione di mangiare oca e vino nuovo. Fare trasloco e dei contratti contadini. Essendo essenzialmente un Santo popolare ci sono molti proverbi.

"Se stà nel canton del fogo
coi maroni atorno atorno
e con un bon bozzon de vin
farghe viva a San Martin".
 

" E che odori da pignatta
se magna ben pro ti faccia
se sarà bon el vin
canteremo Sa. Martin!".
 

"San Martin castagne e vin"
 

"San Martin nespole e vin"*
 

"Chi no magna oca a San Martin
no fa al beco de un quatrin!".

 

"A San Martin el mosto el se vin"

*Per saperne di più circa nespole e vino vai alla sezione "libri da leggere" e leggere "Il mistero del menù francese". Prosit pronobis!

 
 

In copertina: Kantarus a figure nere configurato a doppio volto femminile, 480 a.C.
Firenze, Museo Archeologico Nazionale
 

 

Firenze, Museo Archeologico Nazionale
18 marzo 2005  - 15 maggio 2006
 
La mostra inizia dal neolitico.. Cosa mangiavano i nostri progenitori del neolitico? Erano popolazioni nomadi: cacciavano, pescavano e raccoglievano frutti, erbe e radici. La cottura delle carni avveniva direttamente sulle braci o nella cenere. Esisteva anche un metodo indiretto. In contenitori di legno venivano inserite pietre scaldate a più riprese fino a mantenere l'ebollizione a lungo. Attorno agli 8000 anni fa inizia l'agricoltura e l'allevamento. Nasce il primo pane. L'invenzione della ceramica permette di mettere direttamente sul fuoco le vivande. Si preparano zuppe d'orzo e legumi, tutte calorie.  Si produce la birra con malto d'orzo, miele e bacche di corbezzolo per facilitare la fermentazione.      La vite è stata coltivata fin dal II° millennio a.C. Si arriva all'alimentazione nell'antico Egitto. Le attività di coltivazioni dei cereali viene favorita dalle annuali inondazioni del Nilo. La base dell'alimentazione: pane e birra. Il vino è riservato alle classi più abbienti. Usavano miele e olio, Si passa al simposio  (simposion=bere insieme) greco e romano. A quello etrusco, l'unico che ammetteva le donne e per questo ritenuto scandaloso dai romani. Anche in Etruria tanti cereali e fave. Allevamento di bovini, la famosa mucca chianina, balzata all'onore della cronaca per via delle ricerche sul suo DNA effettuata dall'Università di Piacenza. Le innumerevoli rappresentazioni di pesci nelle loro sepolture indica l'importanza della pesca. Del vino e dell'olio, beh, ne sappiamo tutti e bene! I reperti in mostra sono centinaia: straordinari, stupefacenti, stupendi!
Nel catalogo ogni oggetto presente alla mostra è riportato.
Commovente ed esaltante!
Quando uscite dal museo andate in qualche osteria a S. Lorenzo: rivivrete cibi e sapori antichi!
Prosit pronobis. 
 
 

In copertina Amore e psiche, II° secolo d. C., Firenze, Galleria degli Uffizi

 

Firenze, Palazzo Pitti. Palazzo degli Argenti
2 ottobre 2005 - 15 maggio 2006

 

Arte ed amore. Connubio indispensabile e prezioso, compagno nella nostra vita.
La mostra ci accompagna
nella storia dell'abbraccio di questi sentimenti che tanto possono lenire le pene del nostro vivere. Dalle miniature del Cantici dei Cantici della Bibbia alle Metamorfosi di Ovidio.
Dagli innumerevoli miti degli dei dell'Olimpo agli affreschi delle case di Pompei.
Le tre grazie, per esempio, che ebbero numerosi imitatori in tutti i tempi. Dalle tele seicentesche del barocco fiorentino a carattere agreste alle ceramiche rinascimentali a carattere più" esplicito". Pan e Siringa, Satiri e Ninfe, Venere e Cupido...
Presente una ricchissima sezione di opere di arte "minore": cammei, ceralacche. calchi in gesso, miniature, xilografie e disegni. Non poteva mancare il buon vecchio Bacco. Una statua del I°secolo d:C. sottolinea la sua colta partecipazione all'azione dell'amore. Il catalogo (35 euri), è di grandissimo interesse. Riporta, a colori, tutte le opere in mostra. Abbiamo così una preziosa ed unica raccolta iconografica sull'argomento: Omnia Amor Vincit!
All'uscita un calice di Chianti classico ed un panino col lampredotto!
Prosit Pronobis!
   
 

Haus der Kunst
PrinziegantenstraBe 1
Monaco, Germania
dal 13/10/2005  al  13/1/2006.
Info 0049 8921127.

 

Dora Maar & Picasso

  Si è inaugurata a Parigi una rassegna sul legame umano, artistico e sentimentale tra M. Picasso e Dora Maar.  Con questa mostra iniziamo un percorso tra eventi d'arte e interessi vari, momenti che risveglino ansie di  nuovo, di profondo, di bello e di buono.
  "Homo sum. humani nihil a me alieno puto." *
Nata a Parigi nel 1907, figlia di un architetto jugoslavo, si trasferisce da piccina in Argentina.
Rientra in Francia che ha 28 anni M. Picasso di anni ne ha 54. Ha lasciato la moglie Olga Khokhlova, ha avuto una figlia, Maya, da Marie Thérèse Walter.  E' in crisi nera: non dipinge da mesi.
Dora dipinge e fotografa. Fa parte dell'avanguardia surrealista.
Realizza reportage fotografici da Barcellona, Parigi e Londra durante la crisi economica del 1934-35. Attivista di estrema sinistra, incontra George Bataille in una splendida giornata di maggio: i due si fidanzano. L'autunno è piovoso e M. Picasso entra nel bar Les Deux Magots per riscaldarsi il corpo e non solo. Nota seduta ad un tavolino una signora che si trastulla amenamente con il gioco della marineria corsa: rapidamente pianta un coltellino tra le dita aperte della mano. Poche volte ci riesce.
M. Picasso la fissa affascinato. Ha coraggio da vendere: le chiede i guanti insanguinati in dono!
E' l'inizio del loro amore-sodalizio. Il pittore riprende, frenetico l'attività. Dora è l'ispiratrice, la dea,  la folgore che porta a scoprire l'arcaico, il mito, la classicità. Insieme sperimentano strade nuove tra fotografia e pittura ed altre tecniche ancora.
Il tempo passa, infuria la guerra. Il bombardamento di Guernica dilania il pittore che nella donna piangente ritrae Dora, l'unica che può consolarlo. Ed usa bianco nero e grigio, linguaggio fotografico. Nel 1943 il rapporto inizia a declinare. La fine per Dora è tragica: deve ricorrere al ricovero in un ospizio per alienati. L'antico, grande amico, Paul Eluard riesce a convincere Jaques Lacan ad occuparsi di lei.
Lui è un grande: gliela fa! Dora ricomincia a dipingere ed a fotografare.
Ha quasi novant'anni.  Non esce mai da casa.
E' il 16 luglio 1997 sorte di casa per andare a dire addio alla sua vita.
Grande Dora Maar, ha fatto grande M. Picasso e... calci nel culo.
Beh, pratica abituale per il pittore.
Il 4 maggio di quest'anno un ritratto di Dora Maar è stato battuto da Sotheby's per 95,2 milioni di dollari, mica male.
Nel ritratto scelto la musa è ritratta seduta, con una blusa nera con arzigogolati arabeschi ed una gonna rossa a quadri. Nella posa e nello sguardo altero ben evidente il carattere forte ed indipendente.
..-.Grande Dora Maar.-..

Sono uomo: non considero nulla di ciò che è umano come cosa che possa non toccarmi."
 
         
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