ARTE NEL LIBRO

a cura di Marcello Bossini e Giada Batti
Circolo Culturale Pestello
Montevarchi AR

"Ehi, Bossini, e c'è un tizio che chiede della mostra...". Non senza fatica ho trovato il "Circolo Ricreativo". L'enorme edificio ha un aspetto di recente abbandono, forse per l'ora. Mezzogiorno. Dal bar deserto dove ho chiesto informazioni, chiamano il signore che con cura sta spazzando il piazzale. Riposta la ramazza, viene verso di me, si presenta e mi accompagna all'interno del mastodontico edificio. Scale, scalette, sale, vecchi poster sindacali, qualche sedia. Infine arriviamo in una grande sala, ordinata e pulita.  Ampie bacheche, protette da vetri, espongono decine di libri. Ognuno di essi ha una sua storia artistica e culturale ben precisa. Avendo la fortuna di una guida erudita ed esperta, la visita diventa un piacevolissimo viaggio attraverso tutte le varie tecniche di stampa: xilografie, linoleumgrafie, calcografie, litografie, serigrafie.
Gli autori presenti sono circa una quarantina: dalla Abakanowicz a Pietro Parigi, da Venturino Venturi a Godwin Ekhard: una raccolta davvero sorprendente per qualità e vastità. Il mio Virgilio oltre ad illustrare tutti gli aspetti tecnici ed artistici delle opere con passione ed erudizione,mi ha rivelato essere il fortunato proprietario dei libri esposti... Non solo, grande esperto di arte, amico di galleristi ed artisti, nel corso della vita ha riunito ben 15.000 volumi di arte: una collezione più che ragguardevole. Personaggio squisito e schivo, animato da passione e profonda competenza è stata una guida veramente speciale per una mostra al di là di ogni aspettativa. Viva il Sig. Bossini!
 

   
   
   
   
 
AS SOON
AS POSSIBLE
l'accelerazione nella società contemporanea
STROZZINA
Firenze
14 maggio - 18 luglio 2010

Gli artisti non possono indicare la strada da percorrere ad un Paese ma possono segnalare la strada dove l'arte imprime i suoi passi. Ora gli artisti si interrogano sulla comunicazione e sulle tecnologie che la modulano. Il loro compito è testimoniare l'attuale rapidissimo evolversi. Tra sperimentazione, rallentamenti ed inganni. Si va dal tappetto di Marzia Migliore che riporta alcune delle incitazioni al correre rivolte agli eroi del ciclismo, al video di Reynold Reynolds, una natura che rapida si deteriora su di un corpo che nulla può arrestare. Un altro video, del tedesco Mark Francanek. Degli operai aggiornano l'ora. Una gigantesca struttura di travi di legno, segna l'ora, dovrà continuamente essere cambiata. Il lavoro è destinato a non arrivare mai all'ora, non avrà fine. Fiete Stolte inganna il tempo e regola il suo su giorni di 21 ore, ottenendo una settimana di otto giorni, una notte in più da dormire. Le sue foto testimoniano il progressivo scollamento dal tempo degli "altri". Arcangelo Sassolino propone una istallazione nella quale, noi spettatori, siamo partecipi. In una specie di cabina telefonica si erge un bottiglione solitario. In questo viene insufflato, come spiega la didascalia, azoto. Quando la pressione del gas supera la resistenza del vetro, avviene l'esplosione.
 Si attende pazientemente: gli addetti ci assicurano che qualche volta è successo. Non si può sapere quando. Incredibili sono le parole scritte con gocce d'acqua che rapidissime cadono dall'alto formando una cortina, per un infinitesimo momento ci appaiono. Per ultimo vorrei citare Jens Risch. Egli fa i nodi. Uno dopo l'altro, su fili di seta elasticizzati lunghi chilometri.
Titanica perseveranza e sconfinata pazienza, anni di tempo. Il risultato sono dei sorprendenti micro fossili divorati da invisibili organismi invisibili. Noi con ,lui, restiamo fedeli al nostro motto: "FESTINA LENTE"!
 
 
   
   
   
   
  Tesori dalle dimore storiche del veneto
 

 

Nell'ex  convento degli Olivetani di San Bartolomeo in Rovigo, è in corso una straordinaria mostra di ben cento tele, tutte provenienti da antiche dimore del Veneto. Vanno dal seicento al settecento inoltrato.   Oltre a due splendidi Marco Ricci, suo quello della locandina, a Giambattista e Domenico Tiepolo, Jacopo Tintoretto, Giovanni Bellini, Matteo Ghidoni, detto "Matteo dei pitocchi", Giulio Carpioni ed il notevole Gaspare Diziani. Sua la tela della scena dell'osteria, la mia opera preferita! L'esposizione è affascinante e divertente, utile a capire lo spirito del tempo ed i gusti di una aristocrazia colta ed abbiente.     Ci sono anche ritratti e nature morte, una di Brueghel, uno dei pochi artisti non veneti. L'esposizione è ospitata nel Museo dei Grandi Fiumi: si sa, il Polesine è terra di acqua. Merita anche questo una visita.  La mostra si concluderà il 13 giugno. Aperta tutti i giorni, meno il lunedì. Dopo la visita lauto pranzo alla "Tavernetta Dante" con menù di specialità locali  e carta dei vini più che soddisfacente.
 


 
 

 
   
   
   
 
NEL SILENZIO DELLA LUCE
mostra fotografica

Chiesa di San Francesco MONTONE PG
30.04.2010 - 16.05.2010

L'Umbria, si sa, è ben nota per i suoi paesi arroccati, per il suo verde abbagliante, per il suo paesaggio mirabolante. Pochi conoscono il borgo di Montone, In alta Valtiberina, fondato attorno all'anno mille. Straordinario per il panorama che l'avvolge e per gli storici edifici presenti. Nella trecentesca chiesa di San Francesco, con annesso maestoso convento, è ora in corso una sorprendente mostra fotografica. Foto rigorosamente in bianco e nero, che fermano momenti di vita delle religiose che vivono in conventi della zona.  Sono monache dell'ordine delle Clarisse, di stretta clausura.  Il misticismo esaltato dai contrasti dei due colori esaltano il misticismo e l'austerità della scelta di vita e ce ne fa rispettosamente partecipi. Sono momenti di preghiera e di lavoro, attimi quotidiani, in cui la luce pare accecante ed il silenzio assordante. Semplici figure, ambienti essenziali e rigorosi, che per un brevissimo momento ci appaiono davanti. Non vedremo nessuna vita, della vita ci è illuminata un'armonia perfetta. Andate. Ne abbiamo proprio bisogno.
Io sono andato a mangiare alla taverna "Del Verziere". Mangerete bene, vino ottimo, un rosso del Trasimeno, e buoni prezzi.
   
   
   
 
no - where / now - here
CASA MASACCIO

Arte contemporanea
Corso Italia, San Giovanni Valdarno AR
17.04.2010 - 16.05.2010.
 
Riflessione. Ed è il momento di una profonda riflessione che ci propone la mostra: arrestarci per un tempo, per ri-vedere il video di Sigurdur Gudjonsson. Uno spazio-casa, non più umano, con un abitante, non più umano: il tempo trascorre.
L'uomo è divorato dallo spazio ed il tempo, lento, instancabile, beffardo, agisce. Inter-agisce nell'immobilità del sul travolgente divenire incessante. Perfetto equilibrio. Degrado senza fine, parte del nostro esserci. E ci spaventa non per la sua fisica presenza ma per l'angosciante partecipazione che ci ispira. Noi stessi complici nella nostra anima: è esattamente quella.
Questa terra è la nostra terra.
 
Questa vita è la nostra vita. Altre tracce umane nel video di Carl Michael von Hausswolff e Thomas Nordanstad che viaggia verso l'isola che c'è: Hashima. Alla fine dell'ottocento questa isola fu destinata a colonia per i lavoratori che scavavano carbone lì vicino. Divenne, rapidamente il posto più densamente popolato del pianeta. Finito il carbone, l'isola venne totalmente abbandonata.    Il tempo non fugge: resta nell'immobile pietrificazione di un transito ruggente.  E non vogliono consolarci le foto di Paolo Meoni, sottolineano un accerchiamento che ci ha stretto,
 
provvisorio certo. Sapremo aspettare? Riflettere per guardarci. E, forse, vederci.

 

   
   
   
   
 
oSTENSIONE DEL CORPO DI  SANT'ANTONIO

Stracciato ogni record di visitatori!!! I funzionari romani delle Scuderia del Quirinale, ancora si vantano dei loro successi. Cinquemila visitatori in un solo giorno. Ammazzate! A Padova, facendo la coda fin dall'alba, i visitatori, in una settimana, sono stati duecentomila! Stima per difetto!
Era il 13 giugno del 1231 quando il Santo per antonomasia lasciò questa terra per tornare alla casa del Padre. Come da suo desiderio, fu seppellito in una chiesetta vicina al convento francescano allora esistente. La prima ricognizione fu fatta nel 1263 dall'allora generale dei francescani, San Bonaventura da Bagnoregio.
La lingua del Santo era rimasta incorrotta. Bonaventura, fortemente colpito fece risalire il miracolo ai meriti acquistati presso tutti gli uomini grazie alle sue predicazioni. Egli parlava anche agli animali, ma mentre Francesco lo faceva con le creature terrestri, Antonio lo faceva con i pesci. Forse per le sue portoghesi. A Rimini, nella darsena, vi è affissa una lapide che ricorda di quanti pesci era formato il suo auditorio. Recentemente i resti mortali erano stati trasferiti, per permettere i lavori di ristrutturazione della Cappella dell'Arca, dove ora riposano in pace.  Dal 15 settembre al 20 sono esposte in una teca i suoi resti mortali. Andate con devozione e ricordate il responsorio: SI QUAERIS MIRACULA, !!!

 

 

   
   
   
 
Bortoloni, Piazzetta, Tiepolo - il '700 veneto.

Nato lo stesso anno di Tiepolo, il 1696, Mattia Bortoloni, ha in questa esposizione il giusto posto che merita nella storia dell'arte, insieme a Giovanbattista Piazzetta e a Sebastiano Ricci. Interessante notare che il gusto di questa pittura, il cosidetto rococò, si diffonde in tutta Europa, allargando la sua influenza ad ogni espressione artistica: l'arredamento, la scultura, la decorazione, la moda ed anche nella progettazione dei giardini. Le figure sono leggiadre ed eteree, ferma restando l'analisi introspettiva dei personaggi ritratti. Guardando l'autoritratto del pittore rodigino, ritrattosi come "giovane matematico" si intravede l'ironia beffarda ma anche la nostalgia di un tempo che sta cambiando portando con sè i sogni dell'arcadia, lasciandoci, venato di malinconia, un sentimento speranzoso verso una nuova epoca. Epoca che sarà caratterizzata dalla portentosa nascita dei "Lumi", trionfo del pensiero positivo e raziocinante.

Niente più pastorelli e greggi ma profonda ispirazione che trova il suo trionfo nella cupola del santuario di Vicoforte, nei pressi di Mondovì, che celebra Maria Assunta e la gloria dei Savoia: è il più grande cielo affrescato mai realizzato!
Mangiate, specialità venete, presenti nelle tante osterie della città!
 
   
   
   
 
DA REMBRANDT A GAUGIN A PICASSO
L'incanto della pittura
Castello di Sismondo Malatesta, Rimini
Fino al 21 marzo 2010.

Dal Museum of Fine arts di Boston arrivano in Italia 65 opere di pittori europei. L'evento si è reso possibile per i lavori in corso presso il museo americano. Norman Foster ha progettato una nuova sala chediventerà la sededi questa importante collezione. Si va da Tintoretto a Rembrandt, da Monet a Cezanne, da Van Gogh a Picasso. Alcuni quadri sono veramente notevoli, il Van Gogh è strepitoso, così come il Cezanne ed El Greco.
Altri sono meno notevoli. Merita la visita un Legèr che segna una tappa nella storia dell'arte: nonostante l'avvento della fotografia e della sua perfetta riproduzionalità del reale, sottolinea lo sguardo sulla realtà di un artista.
 Dopo la visita un pranzo a base di pesce è obbligatorio. Ma non fermatevi alla città, ma visitate il vecchio quartiere di pescatori, quello amato da Fellini, oltre il Ponte diTiberio

   
   
   
 
SEPOLTURE ANOMALE

Ecco la mostra che farebbe impazzire Geoge A. Romero (4 febbraio 1940)     In mostra i risultati di una lunga campagna di scavi nella zona di Castelfranco Emilia e dintorni. Con cura sono stati ricostruiti i resti mortali ritrovati dagli studiosi della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna e di varie altre Università e risalenti al terzo-quarto secolo d. C. Nelle urne si possono vedere le ossa umane ritrovate e posizionate esattamente come al momento del ritrovamento. L’inumazione era un momento carico di valenze religiose ma anche di credenze ricche di superstizioni e timori. Infatti, non solo i morti potevano tornare in vita, ma potevano rappresentare potenze del bene ed anche del male. L’esito di questo ritorno era ignoto, incerta la scelta tra bene o male che avrebbe guidato il passo dei ri-nati.
Per sicurezza, la miglior difesa è la prevenzione! Qui si può ben vedere a cosa alludo. Un sistema era quello di tagliare ai morti i piedi onde rendergli difficoltoso l’eventuale cammino. Per maggior sicurezza gli tagliavano anche le mani: mangiare sarebbe stato assai difficoltoso.
Ad altri veniva tagliata la testa senza la quale risultava molto arduo ritrovare la via casa. L’aspetto più interessante, e qui l’interesse per le pellicole cinematografiche, è l’uso della confissione di chiodi. Pensate a quanto valevano i chiodi forgiati manualmente con un uso spropositato di legna per il fuoco. Un signore ne ha ben tre nel capo, in un occhio, nell’orecchio e nella sommità del capo: uno ortogonale all’altro. E crepi l’avarizia! Chissà mai chi era! Non semplici paletti conficcati nel petto. Allora volevano essere sicuri. Altri venivano legati talmente stretti con lacci di cuoio che ancora se ne vedono le traccia lasciate sulle ossa..
Visita molto interessante: vi regalerà ricordi ed emozioni incancellabili. Approfittatene per far scorta li Lambrusco di Sorbara, vi aiuterà a meglio dormire!

Museo civico Archeologico, Palazzo Piella
Corso Martiri 204, Castelfranco Emilia (MO)
Fino al 21 febbraio
 
   
   
   
 
LA PERFEZIONE NELLE FORME

La mostra fiorentina mette a confronto il fotografo americano Robert Mapplethorpe e lo scultore Michelangelo Buonarroti.  Si ratta di un deliri di corpi e di forme che si inseguono e rimbalzano nel museo. La ricerca dello scultore è ricerca di bellezza e perfezione. Per l americano, ossessionato dalle forme rinascimentali di Michelangelo,la perfezione porta con sé la personalità del soggetto e dell' occhio che lo scruta. Uomo e donna sono analizzati nel loro essere, aldilà della mera rappresentazione. Robert aveva incominciato il suo percorso artistico come pittore per poi passare alle foto polaroid per finire al bianco e nero, con ritratti esclusivamente in studio.

Le sue foto di fiori, sono vere e proprie nature morte, che trasmettono una personalità caravaggesca che inquieta. La natura, nella sua perfezione ritratta, immobile, in un tempo arrestato, che diventa corruttibile.
Gli occhi dei molti ritratti, fissano, immobili, i nostri. Ci parlano, ci gridano il loro animo e i loro desideri più profondi. I corpi, levigati, rinforzati, aggrovigliati, ignudi, perfetti. Perfetti? Noi restiamo turbati da questa ostentazione che ci assale. E ci rincorre per raccontarci dell' abisso in cui precipitare. Guardate il "Selfportrait" qui riportato.  E l ultimo che si è fatto.
La morte in primo piano. Dietro anche. C è soddisfazione per quel tragico destino che lo avvolge. Come il sudario indossato da Lysa Lion.

Alla Galleria dell' Accademia, Firenze.
Fino al 10 gennaio 20010

   
   
   
   
 
TRA TERRA E TEMPERA
PITTURA E SCULTURA A CONFRONTO ATTRAVERSO I MAESTRI DEL RINASCIMENTO
Museo della Basilica di Santa Maria delle Grazie

SAN GIOVANNI VALDARNO
24 – ottobre -2009 - 6-gennaio - 2010

Piccola e splendida mostra che dà lustro alla città di San Giovanni e a tutto il Valdarno. Nel bel museo, recentemente riallestito sono presenti opere mirabili del 400 fiorentino. Innanzitutto ve segnalata la “Annunciazione” del Beato Angelico, in mostra permanente, tempera su tavola di finissima fattura, dai colori abbaglianti e dal movimento leggiadro che diffonde serenità e religioso raccoglimento. Stupenda la terracotta della “Madonna col Bambino detta Madonna della mela” dove è ritratto il Santo Bambino che , stretto al collo della Madre si ritrae ma al contempo guarda, con curiosità e senza timore, da un lato.  Maria invece, che regge per il picciolo una melagrana simbolo di resurrezione, appare preoccupata: Ella sa del destino che aspetta la sua creatura.
La “madonna con Bambino” di Filippo Brunelleschi, altra terracotta, è una composizione di rara armonia. Il Bimbo sembra pensare già alla sua vita futura ed alla sua missione, mentre la mamma sua lo conforta e lo protegge col suo velo stringendolo a sé. Incantevole e commovente.
Un’altra opera del Beato Angelico è presente alla mostra. Si tratta di uno strappo di affresco proveniente dal Museo Nazionale di Piazza Venezia. Ritrae il volto di Cristo che fissa davanti a sé con tranquillità ma anche con sicura consapevolezza. Uno sguardo pieno d’amore! Completano il percorso opere di Giovanni di ser  Giovannino, dello Scheggia, di Domenico di Michelino, Giovanni da Piamonte, Mariotto di Cristofano. A completamento della mostra è curato un percorso tra le Pievi del Valdarno, con visite alle terrecotte invetriate robbiane ivi custodite. Venite numerosi! Sarà un’occasione e… gastronomiche!

   
   
   
 
INGANNI AD ARTE

Meraviglie del trompe-l’oeil dall’antichità al contemporaneo

Nella mostra è ben rappresentata tutta la storia di questa tecnica pittorica che si prefigge come base l’inganno, da cui nasce lo stupore e la sorpresa che attraverso la falsificazione arriva a darci un valore d’irrealtà. Emozione che oltre a stupirci, ci turba. Come è possibile? Su una superficie completamente piatta, figure ed oggetti si animano e dalla cornice vogliono evadere. Questo genere ha pervaso tutte le tecniche artistiche, tarsie, sculture, porcellana, pietre dure. La più antica opera in mostra è un frammento di intonaco romano, datato al terzo secolo a. C. Ci sono opere del Mantegna, del Tiepolo, Tiziano, Veronese che documentano la rinascita di questa arte dopo l’oblio nel medioevo. Oltre ad una miriade di altri autori, attraverso vari secoli. Sono presenti supporti tattili ed olfattivi. Per ristabilire i nostri sensi perturbati, alla fine del percorso c’è un gabinetto scientifico con vari apparecchi ottici. Ricco di spiegazioni per aiutarci a penetrare nel mistero della visione. Ciò che si vede passa dall’analizzatore visivo ma poi il cervello deve decodificare le immagini. Non è facile, alle volte s’imbroglia! Ricordatevelo!
PALAZZO STROZZI, Firenze.
Fino al 10 gennaio 2010..
 

   
   
   
 
QUELL’INSTABILE OGGETTO DEL DESIDERIO…
L’immaginario del seno femminile nella fotografia d’autore


Il Museo di Storia della Fotografia presenta questa rassegna di foto d’autore. Curata dalla Direzione Scientifica ed il Coordinamento del Progetto “Europa Donna”. Nato per la lotta alle malattie del seno e che punta sulla salute globale e la fiducia nella scienza. In concomitanza si è svolta la giornata sulle attualità in senologia.
Sono esposti scatti di Cartier-Bresson, Brandt, Erwitt, Alvarez Bravo, Doisneau, Scianna, Horvat, Gibson, Mapplethorp e Francesca Woodman, vedi, qui sotto la recensione della sua mostra a Siena. Tutti i generi sono presenti: dal reportage al ritratto, dalla cronaca al fotomontaggio. Tutte la foto sono splendide, intime, colme di tenerezza, alcune sofferte, alcune esibite. Per riflettere, per capire, con il cuore e con la mente. Occasione per svelare particolari ed interezza della magia femminile. Per noi così lontana ed inafferrabile.. Forse l’esperienza estetica ci può aiutare.
Al MNAF, Piazza S. M. Novella, Firenze.
Fino al 10 gennaio 2010
 
   
   
   
 

FEDERICO BAROCCI

Nato ad Urbino nel 1535 fu pittore di grande rilevanza. Ammirato  dal vecchio Michelangelo influenzò l’epoca contemporanea ed ebbe grande rilevanza in tutta Europa. Chiamato a Roma, fu incaricato da San Filippo Neri di lavorare per una sua chiesa. Dipinse un incontro tra Elisabetta e la Madonna secondo i dettami dello spirito degli oratoti, l’istituzione del Santo. E’ una scena di carattere popolare ed al contempo soffusa di sospiro divino L’artista aderì alla Controriforma Cattolica e nelle sue tele ben si nota questa partecipazione.. Abbandonata Roma fu chiamato in varie corti. A Perugia dipinge la straordinaria Deposizione, restaurata per questa mostra, che lascia stupefatti! La scena è affollata di persone, ognuna delle quali ha il proprio sentimento che rifulge tra i colori  Molti sono i personaggi che affollano i suoi quadri, vedi la splendida ultima cena, con il lavapiatti in primo piano.

E Federico partecipa commosso all’evento, con i colori e con le prospettive, infondendo il carattere spirituale, raggiungendo effetti visivi impressionanti. Fu anche un gran ritrattista, abile nell’uso del carboncino e dei pastelli che usava per i disegni preparatori. Spesso nei paesaggi compare il Palazzo Ducale della sua città, segno di appartenenza e di amore per il luogo natale. Mostra assolutamente imperdibile, di un maestro poco noto ma di valore immenso. A Siena, al complesso museale di Santa Maria della Scala, di fronte al Duomo, fino al 10 gennaio 2010. Correte, vale certamente la visita!
 

 

   
   
   
 

  FRANCESCA WOODMAN

Nata a Denver il 3 aprile del 1958 in una famiglia di artisti, incominciò fin da piccolissima a fare fotografie. E’ considerata la fotografa più influente del ventesimo secolo. Il soggetto è quasi sempre lo stesso: il suo corpo. Ritratto sempre, rigorosamente in un bianco e nero mai nitido e spesso senza abiti. Gli ambienti, interni sono spogli, sovente squallidi, claustrofobici.. In questi ambienti freddi ed ostili compaiono particolari sorprendenti, come approdi per un salvataggio impossibile da raggiungere. Aumenta così il senso di solitudine ed abbandono. Ecco che il suo corpo ci appare di fronte con le sue emozioni ed angosce…

  Lontano il mondo degli altri che rapidamente cambia, trasportando con sè tutta la realtà per trasformarla. In vita ha pubblicato un solo libro: “SONE DISORDER INTERIOR GEOMETRIE”, quasi un epitaffio per se stessa. Pose, pochi giorni dopo, termine alla sua vita. Si gettò nel vuoto. Distruggendo quel corpo, fonte della sua ispirazione poetica. La mostra è molto bella ed inquietante. A compendio sono proiettati alcuni suoi video. Il disagio dell’esposizione di un fragile essere umano ci rattrista.

A Siena, fino ai primi di gennaio 2010, al complesso museale Santa Maria della Scala.

 

   
   
 

 

 

IL CIBO IN POSA

Mostra da non perdere! Sono esposti pochi quadri, diciannove, tutti di pittori emiliani. Si va da Paolo Antonio barbieri, di Cento, nato nel 1603  al conterraneo Giuseppe Artioli del 1739. Tutti tra ‘600 e ‘700, tutte nature morte. Un delirio di frutta, verdure, carni, pesci, fiori, formaggi e salumi. Non manca il vin santo co’ cantuccini! Eppoi, figure femminili, cagnetti e puranco gatti. Con tanto di paesaggi onirici a far da contorno a tutto quel ben d’Iddio! La sala della mostra, l’attuale aula magna dell’Accademia di belle arti, antica chiesetta, abbraccia la mostra al centro della quale si aggira il fortunato visitatore. Si rimane sbalorditi dalla perfezione degli alimenti, e frastornati! Siamo all’apice della cultura di questo genere che vede in Caravaggio il maestro supremo. Emozionante la ricerca di particolari non sempre visibili di primo acchito che riservano sorprese inimmaginate. Ma le cipolle? Il pane? L’anguria?... La mostra non è dotata di rilevatori sicchè  ci si può avvicinare senza tema di far scattare l’allarme. Che bel piacere! Non ultimo, l’ingresso è libero. Conviene investire i soldini in una trattoria lì vicino: affettati vari e lambrusco, obvious!

   
   
   
 

GIUSTO FIAMMINGO

 
PARLARE CON DIO

Alla restaurata cappella dei Cavalieri di Malta, denominata ora GALLERIE dei GEROSOLIMITANI, in via S. Francesco 3, è aperta una mostra imperdibile. Si tratta di un percorso attraverso i Vangeli, le predicazioni e la liturgia cristiana, del rapporto dell’uomo con Dio. Sono in tutto una ventina di tele, italiane ed olandesi, dal XIV al XVII secolo. Comprende anche delle stupende nature morte ed alcuni fondi oro di maestri del trecento. La tela più rappresentativa è un’opera di Giusto Fiammingo, personaggio sconosciuto, di probabile origine nordica e di passaggio a Roma. L’opera, descritta per la prima volta da Federico Zeri, chiamato a catalogare la collezione della Galleria Pallavicini, alla fine degli anni cinquanta, rappresenta “ La fuga del giovane nudo durante la cattura di Cristo”. Narra di un episodio che è raccontata solo nel Vangelo di Marco, il Vangelo più breve e messianico degli altri. Rappresenta la cattura del Cristo nel Getsemani.
GIUSTO FIAMMINGO
Figura centrale un giovane in fuga a cui viene strappato il lenzuolo con cui si copriva, rimanendo ignudo. Molte sono le persone che si sono interrogate sull’identità del giovane. Gabriele D’Annunzio sosteneva che il giovane era il terzo apostolo, quello che avrebbe preso il posto di Giuda. Altri che si tratta di Giovanni, l’apostolo prediletto.
Ancora, chi sostiene trattarsi del redivivo Lazzaro oppure, più semplicemente, la figura significa la paura di coloro i quali si trovavano vicino al Messia nel momento della prova ultima. Restando nell’allegoria, si pensa anche di una profezia circa il popolo d’Israele, costretto a fuggire, privato di ogni avere. A noi è cara una interpretazione che ci avvicina a quel ragazzo. Si tratterebbe del figlio del padrone della camera dove l’ultima cena ebbe compimento. Egli seguì con attenzione quel gruppo di sconosciuti e ne ascoltò le parole. Intuì la tragedia che stava preparandosi e ne restò turbato profondamente. Nella notte, non riuscendo a prendere sonno, si coprì con il lenzuolo e salì all’oliveta. proprio nel momento scelto dai gendarmi per la cattura del figlio di Dio. Si trovò, suo malgrado, nel frastuono delle grida e nel fragore delle armi. Terrore e disperazione invadono il ragazzo che cerca di fuggire. Ci riesce ma avrà sempre negli occhi l’immagine di quell’uomo mite trascinato con violenza prigioniero. Tutte le interpretazioni sono possibili. Possiamo rifletterci anche noi… alla fine Egli resterà solo! Proprio davanti alla grande tela una capiente panca in questo ci aiuta!

GIUSTO FIAMMINGO

   
   
   
 

APHRODISIAC

 
aphrodisiac Accorrete numerosi! A Città della Pieve: grande manifestazione che comprende eros e piaceri vari.
Avrebbe fatto la felicità di Oscar Wilde, noto dissipato-dissipatore e di Dante Alighieri, noto dissacrato-dissicratore.   Per esempio: tavola rotonda sul tema:
“ Paolo e Francesca, fu galeotto il libro o il pan di zenzero?” Forse era quello con lo zafferano, qui prodotto industrialmente e con risultati eccellenti. C’è la possibilità di farsi decorazioni con l’hennè, in parti nascoste, da svelare, sapientemente, con calma ed eleganza, al(ai) compagno(i).   Cosa di meglio di una passeggiata nei cupi boschi con spruzzi di luce, alla ricerca di antiche e misteriose erbe? Vi guideranno nella ricerca sapienziale discrete vecchine. Esse si tramandano da generazioni le dirompenti proprietà di questi prodigi vegetali: attenzione! Fatene un uso assai misurato.
Le cene sono numerose e varie: quelle a base di ostriche e champagne, per risvegliare i sensi, e cene medievali, all’insegna di Lucrezia Borgia! Voluttà e paura, notoriamente, entrambi, afrodisiache.
Danze in cerchio tra profumi inebrianti. Tanghi argentini(!)
danza del ventre, Turan Dance. Teatro e cinema, tra cui il mitico “Mangiare Bere Uomo Donna
(vedi la rubrica cinema).
 
Degustazioni multietniche, la caipirinha corre a rivoli), vini di ogni dove con annesso dibattito: è meglio, per accendere i sensi, il Prosecco dei verdi mammelloni della Marca Trevigiana, o il Passito delle assolate pianure di Pantelleria? Una camminatina a scoprire il vicolo più stretto d’Italia, ottanta centripeti, detto “BACIADONNE”. Ma attenzione! Non fatevi scappare la mano! Il paese è bellissimo e merita una gita.
Poi alla sera, stanchi e non solo (!) fermatevi in una delle tante locande… Ma che avete capito? Solo per ripensare alle erbe, ai documentari, alle lezioni dantesche. All’indomani, freschi e frizzanti compratevi dei bulbi di zafferano. Adorneranno il vostro balcone e qualche sera vi aiuteranno in cucina…
Uscita CHIUSI dellA1, a due passi!
Buon divertimento!

 

 

 

 

aphrodisiac
   
   
 

 

 
ARTE, GENIO E FOLLIA

Ebbene si! Nel genio spesso alberga la follia e come in questa mostra è ben documentata, questa follia genera inquietudine in chi guarda queste opere. Sconcerta e ammira questa genialità che nasce dal disagio e  dalla malattia. Oltre ad opere di misconosciuti artisti che nel manicomio hanno vissuto, sono esposti strumenti di “lavoro e cura”, mezzi di contenzione,cinghie e altri apparecchi in uso nelle strutture di segregazione.
Mondi di sofferenza ed alienazione che hanno
ARTE, GENIO E FOLLIA
 

trovato nell’espressione artistica il modo per esprimere profondi sentimenti che ci raggiungono nel profondo. Il nostro Ligabue, pittore autodidatta, sempre vissuto isolato nella sua Bassa. Nei suoi autoritratti ci guarda sconsolato e sconfitto ma nella “Tigre che balza” sembra dare una zambata violenta a chi lo deride per i suoi lavori. Ed il grande Van Gogh, ora presente in tutti i musei e collezioni private che diede i suoi giorni nel manicomio di Arles. Non manca l’allucinato Munch con i suoi “Urli” che sembrano assordarci, sordi alle atrocità del mondo. Kikchner, Max Ernst, Grosz ed il “Trionfo della morte” di Guttuso. Presente anche il ritratto di Dino Campana, l’unico esistente, eseguito da Giovanni Costetti poco prima che il poeta finisse al manicomio di Firenze. Otto Dix e August Strindberg con lo splendido “Marina con scogliera”. La creatività ci appare chiara e manifesta. Fino ad arrivare ai disegni di Henry Michaux, eseguiti sotto l’influenza della mescalina: l’inconscio che si manifesta prepotentemente. E’ sicuramente una mostra da non perdere: ci aiuta a guardare con più rispetto questa creatività che ghermisce di forza questi artisti. Follia e arte e creazione. Indissolubilmente legati insieme. Alla mostra è collegata una visita all’ex complesso manicomiale, con annessi orti, di San Niccolò.

Vicino a Porta Camollia, a due passi da Piazza del Campo c’è un ristorantino niente male. Chianti Classico Riserva, mi raccomando, ne avrete di bisogno!.
 

Ligabue

 

Ritratto di Dino Campana

 

Messerschmidt

E. Munch

O. Dix

M. Ernst

H. Bosch ( attribuito a )

   
   
   
 
PAROLE CONTRO

E’ nel 1963 che un gruppo di artisti, di varie estrazioni e provenienza, pittori, poeti, musicisti fondano IL GRUPPO 70 a Firenze. Alla base della loro ricerca, il variegato, vasto, variopinto mondo della parola. La produzione di parole viene stravolta, non solo alla lettera, ma diventa presupposto fondamentale per alimentare illusioni ed emozioni. Per ricordare che chi scrive continua a considerare la parola come fine. Ogni parola non equivale ad un’altra uguale ma possiede una propria trascendenza che riflette i mutamenti, le contraddizioni ed i conflitti del mutamento. L’immagine produce uno spazio mentale nuovo confrontandoci con la relazione dell’autore con la sua arte. E la parola è anche corpo ed il concetto è ben sottolineata nelle opere di Malquori: figure femminili sul cui corpo compaiono parole.  Ricerca di una libertà dell’artista con la sua materia partecipando così allo sviluppo della lingua. Lingua che viene arricchita di nuovi contenuti. Alla mostra sono presentati anche video e filmati. Collegate delle serate di musica e canti: Tra cui Paolo Pietrangeli, Ivan Della Mea.

   
   
   
 

LORENZO   BONECHI

 

 

 Della purezza fece scopo della sua vita. Paesaggi toscani popolati da semplici figure, in attesa, attesa serafica eppur ieratica. Da questa natura perfetta ed immutabile nasce un imperativo: sono i nostri occhi e dunque il nostro cuore a cogliere il rapporto tra le immobili figure umane ed una natura che ci chiede di essere rispettata. Ed il sacro si discopre e si rivela nell’apparente semplicità, quasi controvoglia, così, con naturalezza, facendoci discoprire il nostro bisogno di sacro.
E vediamo il bronzo della lotta tra il bene ed il male: San Michele Arcangelo che lotta contro il drago malefico, citazione dall’Apocalisse di San Giovanni.
Giona,che, contro la volontà di Dio, non vuole predicare e gettato in mare dai pescatori, viene inghiottito dalla balena e riportato a riva.

 
   
   
   
 

  JOSEPH MALLORD WILLIAM TURNER   (1775-1851)

 

Grande pittore, considerato l’anticipatore dell’impressionismo, ha fatto del paesaggismo un’arte a sé stante. Maestro ineguagliato della tecnica dell’acquerello, studiò alla Royal Academy of Arts, dove si dedicò principalmente allo studio del paesaggio classico. William girò tutta l’Europa, visitando la  Francia e la Svizzera, in particolare per i suoi paesaggi alpini ben si prestava al suo vedutismo lirico e romantico. Visitò anche Venezia e l’Italia che ebbe un ruolo fondamentale sia per lo studio del grandi Maestri italiani, sia per gli scorci dei paesaggi e delle città.

In mostra scenari montani della Gran Bretagna e della Francia, delle Alpi e dell’Italia. Di quest’ultima subisce prepotentemente il fascino dell’architettura e della luce. Ritorna in Italia una seconda volta visitando Roma e Napoli. L’emozione è soverchiante e la sua produzione aumenta, ampliando l’espressioni delle sue emozioni. Soggiorna per lungo tempo a Roma, dove crea opere pittoriche sempre più sognanti dove il vero protagonista, al di là del soggetto è la luce.
Ritorna ancora a Venezia ed è qui che raggiunge l’assoluta modernità.

 Le architetture spariscono la sciando il loro posto ai colori dell’acqua e del cielo che si mescolano creando immaginifiche visioni. Che sono il riflesso dell’interiorità dell’artista, ora completamente preso da un delirio sognante, uno sguardo che riflette la visione interiore dell’artista della luce. Luce che diventa commozione e condizione di un mondo che William ha saputo aprire a sé e altri.
Mostra imperdibile! Andateci! A mangiare andate in una piccola enoteca vicino al ghetto: si mangia bene ed il vino è al bicchiere. Grande Billy!
   
   
   
 

I DELLA ROBBIA

Modellare l’argilla di biblica memoria, impastarla, smaltarla, cuocerla… In molti borghi della Toscana si trovano queste preziose opere. Il primo, colui che riscoprì i segreti della terracotta invetriata fu Luca (1399-1482) che trasmise ai figlioli i segreti di questa lavorazione. Questa raffinata tecnica veniva dall’oriente, attraverso i Romani e i Bizantini, passando dalla spagna araba. Ora in questa grande mostra presso il Museo d’arte medievale e moderna di Arezzo sono esposte ben 140 opere robbiane in gran parte a carattere religioso. La spiritualità degli ordini mendicanti, Domenicani e Francescani era ben rappresentata dalla sobrietà del bianco e del blù cobalto. Attorniate da ghirlande di fiori e frutti. Imperdibile una visita al convento Francescano della Verna, dove Francesco ricevette le stimmate..Altra visita consigliata è al convento di San Marco, a Firenze dove visse il Beato Angelico ed il gran fustigatore Gerolamo Savonarola. I Della Robbia lavorarono anche per l’estero e la loro fama si sparse in tutta Europa.

Sono anche previste visite alle varie pievi che conservano opere robbiane nella provincia di Arezzo.                                        

 

 
   
   
   
 

ANTONIO ALLEGRI DETTO IL CORREGGIO

 

Nato a Correggio nel 1489 e lì morto nel 1534. Fu pittore di larga fama, ammirato da tutti i suoi contemporanei, compreso Michelangelo che ebbe a dire, dopo aver visto gli affreschi della cupola del duomo di Parma,1526, che riempirla di denari non sarebbe stato sufficiente per ricompensarlo per quel capolavoro. Si formò alla scuola di Andrea Mantegna ma fu sempre aperto ad ogni influenza: dai pittori ferraresi, a Durer,  da Raffaello a Altdorfer. Qui alla mostra nel suo paese natale sono presenti il trittico della misericordia, il Cristo, il San Giovanni Battista e San Bartolomeo Apostolo. Altre sue opere si trovano all Ermitage di San Pietroburgo, al Louvre, alla National Gallery di Londra, al Metropolitan Museum di New York, alla Galleria Borghese, agli Uffizi, al Kunsthistorische Museum di Vienna, al Prado diMadrid.
Interessante anche la rilettura di un particolare del Correggio fatta dall’artista contemporaneo Omar Galliani. Si tratta di un riferimento di un’opera dell’Allegri: Il rapimento di ganimede da parte di un aquila, opera conservata a Vienna. Dopo numerosi disegni preparatori e alla collaborazione del gruppo sportivo correggese e delle cave di marmo di Carrara che ha fornito la granaglia di marmo, è stata realizzata un’opera commemorativa.
Segnati sul prato i punti precisi, l’autore ha preso il volo grazie ad una mongolfiera e dall’alto ha diretto i lavori. Il risultato un’opera di land-art, che ricorda i famosi disegni di Nazca, nel Perù. Per poter ben vedere il Ganimede bisogna fare un viaggetto in aria! La mostra vale un viaggio: la cucina è ottima,magari il vino portatevelo da casa!

P.S. Ed il buon Ganimede di cui si invaghì Giove che fine fece? Divenne coppiere degli dei! Mica male! Eppoi faceva la cresta sul vino, beh, gli toccava anche fare qualcos’altro! 

   
   
 
 
    Omar Galliani
   
   
   
 

ARTE, PREZZO E VALORE
ALLA STROZZINA, FIRENZE, fino all’ 11/1/2009

 

Potere ed economia, soldi et ignoranza, furbi and aste, Nasdaq und arte.

Alla Fincantieri di Muggiano (La Spezia) è in stato avanzato di costruzione uno yacht: nome in codice “Hull 6154”.
Beh? Ha sette ponti, due eliporti, piscina, un hangar per l’aereoplano, un sommergibile, sistema antimissile. Impegnati nil lavoro 350 persone per almeno 4 anni. Professori, specializzati, Esper Oeino et studio di Pascal Reymond Longton. Presupposto proprio dello stesso profitto.
 
 

A Milano ha riaperto, finalmente!, dopo ristrutturazione, il negozio monomarca Patek Philippe. Per l’occasione in vendita 50 arologi, “Calatrava Reference 5296”. Costo 175 mila euri. Gran coa: Tutti venduti! Tanti schei! Tutti, tuttini, hanno soldi!
L’arte è un nuovo (nuovo?) paradigma di (nuovi?) valori.

La crisi generale dell’economia genera un bisogno di nuovi valori: è all’arte che bisogna guardare!! L’artista è soggetto libero, di approccio creativo, è da loro che dobbiamo trarre la lezione. Il suo lavoro ricorda la bottega d’arte di antica tradizione! At Firenze esposta è una tela di D. Hirsch: Lo sfondo, rigorosamente omogeneo, marron, la han fata i suoi aiutanti! D. ha attaccato delle farfalle con un spillon! Creazione ed abilità artistica! Bisogna aver innovazione ed intuizione a sfare! Bisogna adattarsi, l’arte serve a vedere le cose in un modo altro! Il profitto non coincide co i guattrini ma con tutti quegli elementi correlati alla valorizzazione di quella persona in quanto presupposto proprio dello stesso profitto:
LA FELICITA’ E’ IL FINE DELL’ECONOMIA! Alla mostra di Firenze espone D. Hirst, Murakami, borse per Gigi Vuittone. Cesare Pietralusti regala dollari artistici, non spendibili, che sennò i poareti facevano la coa e no va ben! Thomas Lacher riporta, su belle tavole colorate, frasi di Harlo Marss (Do you rimember?) tratte da un libro, corposo assaje, Das Kapital, par exemplo: “Il carattere mistico della merce non sorge dal suo valore d’uso”. Come dire che è molto difficile vangare un campo con una tela di Paolo Picazzo. Proprio un quadro di egli (L’arlecchino) è stata ritirato da Sotheby’s da un’asta: valutata almeno 30 dollar million non sarebbe stata data via neanche a gartis! Ni il yacht vogliano imbarcare un animale morto in the formaldeide. Ci riusciranno? Sarà difficile! Almeno una volta usavano il alcool puro. Cesare Lombroso, ha donato la sua testa al museo che ha il suo nome.
A GRATISSE! In una boccia di alcool piena! Segata! Beh, è anche vero che non è un museo di arte. Se avete una testa segaha sul comodino, non bevetene il alcool! Un domani potrebbe valere euroni, eurini! Andate alle mostre ma non bevete, di nascosto, dai boccioni: usano il formaldeide che costa meno! Ma fuori trovate un benefattore, vi darà un goto di vino dietro compenso altissimo: cari miei la vita di artista è carissima! Prosit Pronobis!

 
   
   
 

DA COROT A PICASSO DA FATTORI A DE PISIS

A Perugia mostra pubblicizzata alla grande.
Collezione Phillips di Washington e quella di Ricci Oddi, nostrale. C’è un Van Gogh strepitoso, un Picasso orrendo, but un Cezanne ci rimette in pace col mondo e con noantri.
Il Modigliani, come da foto, è hello che è.
La raccolta di autori italiani, beh, lasciamo perdere. Un grande De Pisis, con fiori in vaso.

Vu volete ire in Perugia town? Fur cibus, not for art looking! Vinus bonus? Est difficoultous da rinvenire! Prosit Pronobis!

 

 

Kandinsky

Paul Cezanne

Van Gogh

   
   
   
 

MUSEO DEL VINO
Fondazione Lungarotti, Torgiano PG

  Tutto un delirio! Di boccali, attrezzi di lavoro, stampe, pressatoi, ex- libris: ogni hosa di il vino! Tute kamere of stone, i omani trabajono assaje fur trasformation di uva ni vino.
Sed beverone, nobil dionisiac father gift, fur trabajo far più soft. All mundo vinum fecit… Why? Sed alcoholic bibit! El xe bon! In Grek Olimpus Dionysos el gera l’unique Deo qui abla avec human people, basta que bibat assaje… el Deo el xe là, sentà und bibe avec moi! In Umbra land, Lungarotti beaucoup di travail for new vida di i vino! Vini bboni, fati ben e costen i giust!
Ndè a le kantinen verte da Lungarotti, la xe la mejo festa der wein!
  Dans la route di Ruckkehr, in the car a friend por conduire l’automovil, mi son de là! Noantri drinking a GIUBILANTE, botegia.
Montepulciano, sangiovese, canaiolo e cabernet. Di il 1991.
Prosit Pronobis!
 

   
   
 

 

 
LA MINERVA

Prassitele, scultore ateniese nel trecento a.C. scolpì una statua di Afrodite. Per la prima volta una divinità veniva rappresentata ignuda. Beh, aveva un nastro a trattenere i capelli ed un braccialetto.
Lo sguardo è trasognato e sereno, la nudità non la imbarazza.
Da questa statua di marmo, quello dell’isola di Paro, il più bianco e pregiato, simile a quello che il buon Michelino andava a scegliere sull’Apuane, nacquero infinite imitazioni.
Arriva ora, dopo otto anni di restauro, la Minerva di Arezzo, fusione in bronzo.
Gli studi effettuati durante il restauro, fanno risalire al III° secolo a.C. la creazione di questa meraviglia, ritrovata nel 1541 nell’area della chiesa di San Lorenzo e probabilmente copia di un modello di Prassitele. La statua fu prontamente acquisita da Cosimo I°, Granduca di Toscana.
Mica bischero! Se la teneva nel suo studiolo sopra il tavolino! Come per altre statue famose dell’antichità, le copie non si contano: lei, ieratica e dolce svetta su tutte. Il culto di Atena venne introdotto dagli Etruschi che la chiamavano Menrva, poi i Romani trasformarono il nome.
I Greci la chiamavano Atena a cui avevano dedicato il Partenone al cui interno si trovava una statua enorme della dea in oro e avorio attribuita a Fidia. Era venerata come dea della medicina, della poesia, della saggezza e delle arti.

Ora risplende, nei suoi due metri e mezzo di statura nella Sala Vasari in piazza del Praticino.  Il drappeggio delle vesti, il piede e l’anca destra leggermente avanzati, il capo lievemente inclinato, lo sguardo sicuro… una Dea che chiede ammirazione e dona l’appagamento della nostra tensione al bello.
E come succedeva con l’Afrodite di Prassitele, irresistibile, tanto che innumerevoli erano le persone che, nottetempo, cercavano di accoppiarsi con lei!
Anche da questa visita si esce, nuovamente, innamorati!

Ci beviamo un brunello delle terre etrusche e brindiamo alla "nostra" Dea!
Prosit Pronobis!

 

 

L'Afrodite Cnidia

 
   
 

 

 

L’evento Immobilee              INCANTAMENTI

 
Alla “Casa Masaccio” altro evento storico-culturale che pone questo spazio al centro dell’interesse artistico di livello.
La mostra si pone come obbiettivo l’indagine tra le varie forme creative che ruotano attorno a quella linea, evanescente, tra le varie espressioni artistiche: pittoriche, materiche, cinematografiche ed anche acustiche.
Quest’ultima è ben rappresentata nel video di Kan Xuan,
100 Times.  
Stoviglie in terracotta, bicchieri e brocche cadono dall’alto.
Si ammucchiano in un caos-storico del proprio uso, frantumandosi col caratteristico scroscio: attimi del percorrere inesorabile del tempo. Nel film di Sophie Whettnall, accompagnamo due gambe di donna, velate di nero, i cui tacchi a spillo risuonano all’orecchio… Dopo aver attraversato villaggi e brughiere finiamo di fronte ad una scogliera ove il mare s’infrange, ultima meta emblematica che carica-scarica il tempo. Ci troviamo ora in un campo innevato, si erge la Kleine Kappel di Christiane Lohr.
Nell’infinita distesa di neve pochi rami disposti a cerchio, in cui le cime si sfiorano, simboleggiano un rifugio, caduco, che ci sospinge in dimensioni dello spirito che tra-valicano il nostro viaggio interiore. Notevole il video di Mark Lewis.  Un tipico non-luogo delle odierne periferie: un palazzone in stato di abbandono. All’interno figure umane si muovono senza apparente scopo. Un uccellino su un blocco di cemento ci riporta ad una umanità in cui sperare-disperare. Nostro compito una riflessione: adottare uno sguardo incantato-disincantato.
Niente è immobile. I confini per essere attraversati. HIC SUNT LEONES, anche loro felini proprio come il mio gatto che sale sulle gambe per essere coccolato. Poi esigerà di uscire per s-confinare dal nostro incanto- disincanto. Lasciamo impronte sulla neve e presto saranno cancellate.
Chi ci segue cambierà percorso-discorso…
La borraccia è piena di grappa alla pera, obiuvsly!
Prosit-Pronobis!
 

 
 
 

GABRIELLA SCARPI A VENEZIA

Grande mostra! Irrinunciabile! A Palazzo Mocenigo sede del Centro Studi del Tessuto e del Costume si è aperta una mostra di Gabriella Scarpi, nostra amica nonché collaboratrice (!!!).
Qui è ben rappresentato il percorso storico ed artistico dell’artista. Tessuti lavorati a mano con la consueta poetica: assemblaggi violentemente cromatici tesi alla creazione di costumi che lei chiama “Abiti da non indossare”.
Nelle grandi tele sa unire una sensibilità estrema ad uno spiccato senso dell’armonia dei colori e delle forme. Vi campeggiano volute di colori insieme ad inserti di sottilissimi fili ad impreziosire l’opera, effettuando sovrapposizioni incessanti anche a coprire precedenti lavorazioni. Insomma, è una festa per gli occhi e soprattutto una festa per l’anima.
Accorrete numerosi: vi accoglierà con la consueta allegria e cordialità!

 
 
 
 

LA GENESI

A ILLEGIO

Nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma, sarà letta la Bibbia, dalla prima parola all’ultima. Ci vorranno sette giorni e sei notti per completare l’impresa, circa 140 ore. Incomincerà il Santo Padre Papa Benedetto XVI° Joseph Alois Ratzinger alle ore 19 di domani 5 ottobre 2008.
Il secondo lettore è il metropolita Hilarion, patriarca ortodosso di Mosca.
Terzo il presidente delle Chiese evangeliche in Italia, il pastore Domenico Maselli.
Poi niente popodimeno che  Roberto Benigni. Seguiranno,  in ordine sparso: Andreotti, Ciampi, Scalfaro, Boccelli, Carlucci, Mennea, Cucinotta, Bondi, Placido. Sarà trasmessa in diretta su rai 1.
Si alterneranno 1250 persone, preti e suore, ebrei ed ortodossi, luterani e laici.
 Insomma un grande evento.
Proprio sul mistero dell’inizio è dedicata la mostra di quest’anno di Illegio, di cui in queste pagine abbiamo parlato di quella sull’Apocalisse, l’anno scorso e di quella su San Martino l’anno precedente.
Del principio delle Rivelazione divina nella scrittura tratta la Genesi. Protagonista l’uomo in quanto tale, in ebraico ha- ‘adam. Le opere esposte sono una sessantina. Ci introduce lo splendido acquarello di William Dio Padre allontana il caos e le tenebre con un compasso di luce. La formella con la creazione di Adamo, opera di Andrea Pisano, realizzata per il campanile di Santa Maria del Fiore a Firenze, ci stupisce e teneramente ci mostra l’armonia del paradiso terrestre. Poi l’inquietante incisione di Albrect Durer dove attorno alle figure di Adamo ed Eva, lussureggia una natura piena di docili animali.
Al centro, però, il serpente malefico e nella mano sinistra la prima donna cela un frutto.
La Genesi ci spinge ad interrogarci sulla presenza del Male ma anche ci dice che l’inizio dell’uomo è l’attesa dell’Uomo Nuovo.
Corriamo giù a Tolmezzo, ci aspetta frico e polenta fritta.
E bottiglione di Cabernet del Collio friulano.
Prosit Pronobis!

Illegio, Udine, Casa delle Esposizioni. Visitare il sito www.illegio.it

P.S. Per la ricetta del frico e polenta andare alla sezione CUCINA.

 

 
 

LA MEMORIA DENTRO IL FUTURO

MARCO BOLOGNESI

Grande mostra a San Giovanni Valdarno, protagonista assoluto il volto femminile, nella sua intangibilità e nel suo mistero.
Marco Bolognesi segue un percorso artistico per decifrare il segno-significante.
E segue la via più difficile: non per sottrazione ma per accumulo. Così da svelare l’ aspetto alchemico della profondità di questi visi che beffardi ci osservano e si fanno osservare. Allora il feticismo estremizzato ci riporta all’arte africana delle maschere ( pensiamo a quando, per primo, Picasso le scoprì)
dove i colori e le forme concorrono alla magia del non detto, del non compreso.
Del nostro incessante bisogno di conoscere-riconoscere. Entriamo in questo viaggio con grande curiosità e desiderio: forse qualcosa dell’universo femminile ci verrà svelato!
 
 
 
Kakushiaji  -  il gusto nascosto

Alla Galleria Navona 42 (Roma) grande mostra: KAKUSHIAJ, in giapponese, che
tradotto in italiano significa: il gusto nascosto.
In Giappone riescono a trasformare semplici atti di vita quotidiana in forme d’arte.
La calligrafia, la composizione dei fiori, i bonsai, i giardini con i sassi… Riuscendo sempre a stupire e rendendo queste forme d’arte una necessaria poesia quotidiana.
Reiko Hiramatsu, l’artista in mostra, si occupa di fotografia. Dopo aver frequentato vari corsi di cucina, apre un ristorante, dove l’allestimento della tavola è fondamentale.
Vuole andare oltre ed inizia a lavorare in uno studio fotografico specializzato nella fotografia del cibo. La cucina giapponese è
completamente diversa da quella occidentale.
I sapori non si mescolano mai
e le varie portate vengono presentate tutte insieme per permettere ai commensali di variare continuamente i sapori.
Ecco allora che la fotografia trasforma i piatti in autentici capolavori facendoci entrare
in un mondo sconosciuto: forme e colori, leggerezza ed eleganza.
La tavola diventa un capolavoro di arte e poesia! Beh, a questo punto bisognerà anche mangiare, con sapienza, curiosità e rispetto.
Alla sezione cucina la ricetta delle seppie mascherate per carnevale.
 
 
 

Il pane degli angeli

Capolavori dai depositi degli Uffizi
Alla Sala delle Reali Poste, fino al 3 febbraio, è visitabile la mostra "Il pane degli angeli". Si tratta di un exursus nel quadri della Galleria degli Uffizi mai esposti prima al pubblico. Il carattere dei dipinti è a carattere eucaristico, ci narra una storia che a tutti è familiare e proprio per questo così tanto vicina alla nostra sensibilità. Il linguaggio del sacro ci corre incontro ed a noi, così sensibili all'argomento non resta che restare ammirati a riflettere su questo alto tema. In particolare quello del pane e del vino. Si incomincia con un dipinto di Fabrizio Boschi del 1594-1597 circa.
E' rappresentata la caduta della manna.
Questa manna si trovava ogni giorno, tranne il sabato, ed aveva il sapore del miele. Anzi aveva il sapore che ognuno desiderava che avesse! Pensate voi! Noi possiamo desiderare sapori ma... PUNTI!
Ora siamo davanti ad un'ultima cena.
E' un dipinto di Bonifacio Dè Pitati del 1550. In primo piano una cesta piena di pane e due fiasche per il vino.
Al centro il nostro Giuda che prende il pane, il Cristo è nell'atteggiamento di porgerglielo. Il pane ed il vino, sempre presenti, sempre evocativi, sempre essenziali!
Ed infine,  Cristofano Allori con un dipinto intitolato 
"La cena di Emmaus". Gesù risorto, incontrati sulla via di Emmaus due ignari discepoli, li invita alla sua mensa. Spezza per loro il pane ed allora loro lo riconoscono. Questa pagnotta è così fragrante che vorremmo assaggiarne un boccone. Bella mostra, accorrete!
Eppoi in piazza San Lorenzo, panino e bicchierone di Chianti. Il vino non sarà quello, il pane non sarà quello, ma proviamo ad immaginarlo!
Prosit Pronobis!

La cena di Emmaus

 
La caduta della manna
 

L'ultima cena

 
 
 

Apocalsse a Illegio

Anche quest'anno a Illegio, piccolo borgo nella valle del But, grande mostra! L'argomento è "L'Apocalisse". Testo scritto nella seconda metà del primo secolo d.C. ed attribuito all'apostolo Giovanni, da lui scritto mentre era in esilio nell'isola di Patmos, nel mare Egeo, La parola in greco significa RIVELAZIONE ed è l'ultimo libro ed il solo profetico, del Nuovo Testamento. Il testo è indirizzato alle sette chiese dell'Asia Minore, Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Saro, Filadelfia e Laodicea. Ognuna di queste chiese rappresenta una confessione religiosa, ebrei, musulmani, cristiani... San Giovanni vede i quattro cavalieri dell'apocalisse che partono al galoppo.. Essi sono:
la fame, la guerra, la pestilenza e la morte. C'è anche un drago a sette teste. Lotta dura. L'Arcangelo Michele dà una mano, uccidendo il drago. I demoni sono ricacciati e viene annunciata la caduta di Babilonia, città perversa. Alla fine c'è il Giudizio Finale e la Gerusalemme Celeste! Chi di qua e chi di là: i dannati senza alcuna pietà finiranno, trascinati da orrende creature, nella GHEENNA! I beati saliranno a cospetto del Salvatore.
Le oltre cento opere esposte,
provenienti da musei di tutto il mondo, rappresentano i vari aspetti del racconto giovanneo. Stupendo un El Greco, la raccolta completa delle stampe di Albrecht Durer sull'argomento. Vari giudizi universali con diavolacci veramente impressionanti, come quelli di Ruprecht Euetrer.
La mostra merita una visita. Resterà aperta fino al 30 settembre poi sarà trasferita in Vaticano. In auto o treno fino ad Udine, poi verso Tolmezzo, a nord. Da qui con servizio di autobus fino a Illegio.
Consiglio di mangiare in qualche osteria della zona: tutte buone, di qualità e modico prezzo. Noi ci beviamo una bottiglia di Picolit con qualche fetta di prosciutto affumicato di Sauris. Prosit Pronobis!

 

 
 
 

Cézanne a Firenze

Fino al 29 luglio a palazzo Strozzi, in Firenze, mostra su Paul Cezanne. Assolutamente imperdibile!
I quadri in mostra, circa un centinaio, ripercorrono i temi dell'epoca e ne ricostruiscono i successi, tardivi e gli epigoni del grande artista. Di Paul ci sono una ventina di quadri: ognuno di essi merita il viaggio per vederli. Cosa centra Cézanne con Firenze? Egisto Fabbri e Charles Loeser, americani di origine italiana, furono i primi grandi collezionisti del pittore francese. Abitavano prevalentemente a Firenze. All'epoca Cézanne non era amato dalla critica e snobbato dai collezionisti. I due incominciarono a comprare quadri affascinati dalla luminosità delle sue opere. Misero insieme un bel numero di opere, col tempo un valore inestimabile e per loro l'avventura di una vita. Come è andata a finire? Vendettero tutto per comprare il palazzo dove abitavano a Firenze, palazzo Capponi.
In mostra un solo quadro di Cézanne è in Italia, fa parte della collezione Grassi ed è il meno bello.
Splendido l'autoritratto con il basco, le due nature morte, i paesaggi... Buona visita e per festeggiare un Pernod, liquore del sud della Francia. Il grande Paul era nato a Aix-en-Provence il 19 gennaio 1839. Prosit Pronobis!

Autoritratto con berretto

Natura morta con bricco del latte

 

Natura morta con ciliege e pesche

 

 

 
   
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La mostra prende il nome dal settimo cielo di Dante, i melanconici. Già ai tempi di Platone si dibatteva dei rapporti tra genio e follia. L’anima che cerca di afferrare per mezzo dei sensi quanto può della bellezza e dell’armonia divina, è rapita da una divina frenesia. Anche Seneca continua nel solco tracciato. “nullum magnum ingenium sine mistura dementiae fuit”.  La mostra si articola in modo assai complesso ed articolato. Racconta dell’espressione di questo stato, la melanconia, che ha sempre interessato gli artisti e molti ne ha colpito.  Corpi melanconici in melanconici luoghi. C’è una Maddalena dolente di Caravaggio, un Botticelli, un Tintoretto. Uno splendido bronzo di Modiglioni, Giorgine, de Chirico… Anche la famosa stampa di Albrecht Durer che racchiude in sé tutta la riflessione ed il significato: genio e follia, depressione ed azione è presente Un disegno di Michelangelo, noto melanconico, come anche Leonardo da Vinci, Borromini e tanti altri.  E’ proprio dei geni essere portati ad una riflessione profonda che confina con l’angoscia del vivere. L’eccessiva sensibilità porta al male di vivere.. Mostra irrinunciabile! Ci sono anche due Bacchi ridenti e beati, beh, beatini.  Le opere esposte sono duecento! Verona ora è un’esplosione di colori e profumi.
Obbligatoria passeggiata lungo l’Adige e bevuta in una delle tante osterie. Per tranquilli SOAVE, per tosti AMARONE.
Prosit Pronobis
   
 
   
 
DANIEL SPOERRI
NON PER CASO
Retrospettiva dedicata a Daniel Spoerri dal Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato.
 
Nato a Galati, porto romeno sul Danubio, il 27 marzo del 1930 da madre svizzera e padre ebreo, pastore anglicano. All'arrivo del nazismo riesce a rifugiare in Svizzera: il padre troverà la morte in un campo di concentramento. Nel 1949 conosce Max Terpis, coreografo del corpo di ballo dell'Opera di Zurigo: diventa ballerino! Nel '52 si trasferisce a Parigi. Jean Tinguely e Eva Aeppli vivono nella sua stessa camera d'albergo. Dal 1954 al 1957 Spoerri è primo ballerino all'Opera di Berna. Qui incontra Meret Oppenheim e lavora come direttore teatrale. Nel suo "Teatro Teller" avviene la prima mondiale del "Desir attrappè par la queue" di Picasso. A Parigi incontra Yves Klein e i suoi monocromi, quello del blù dipinto di blù! Daniel si butta: la sua prima opera è un pezzo di muro da appendere come un quadro. Abita all'albergo Carcasson, la cui stanza ha riprodotto in bronzo, in scala 1:1, ed è presente in mostra. Nel 1960 ha l'idea dei "tableaux-piége. Nel 1963 apre un ristorante a Parigi. Incomincia la EAT ART, pezzi fatti con cibo. Si trasferisce a Colonia nel 1977 dove insegna all'Accademia di Belle Arti.
In questi anni organizza le "insepolture des tableaux-piège". Durante una di queste cene, con 120 persone, il tavolo, così com'è è sepolto a due metri di profondità. Dal 1992 abita a Seggiano, Grosseto.
Ha fondato il "giardino di Daniel Spoerri Hic Terminus Haeret" che ospita numerose sculture di artisti contemporanei.
I quadri trappola, quei tavoli di ristoranti, oggetti quotidiani che ripercorrono e sollecitano i sensi dell'osservatore, sono i miei preferiti. Creano un rapporto dinamico con l'osservatore. Interessanti anche
"les objets de magie à la noix, oggetti di magia balorda, che indagano i rapporti tra gli oggetti e la loro dimensione arcana ed antica.
  Quindi gita a Prato, ma a maggior ragione, gita a Seggiano, Castel del Piano, Arcidosso. Brindiamo al Maestro con un Morellino di Scansano!
Prosit Pronibis
 
 
 

 
   
 
   
 

APOXYMENOS

 
Ultimi giorni per poter vedere l' APOXYMENOS, l'atleta della Croazia a Palazzo Medici-Riccardi.

Statua di bronzo raffigurante un atleta nell'atto di detergersi l'olio dopo una qualche gara: all'epoca tutti gli atleti si cospargevano di olio il corpo prima di qualsiasi gara. La statua è stata rinvenuta nel 1999 a 45 metri di profondità al largo dell'isola di Lussino. Ora, dopo anni di restauri, è in mostra a Firenze, poi tornerà per sempre in Croazia. Il bronzo è datato 50-40 a.C.  ed è copia di un originale greco del 360 a.C. forse di Dedalo di Sicione o Policleto il Giovane. Era comune realizzare copie di statue famose. La datazione al Carbonio 14 è stata resa possibile grazie al ritrovamento, all'interno di una gamba, di un nido di topi: c'erano noccioli di pesche, di uva e di ciliegie. Questo significa che la statua, prima del suo ultimo viaggio, era in posizione orizzontale.
Il bronzo è di straordinaria fattura: il giovane, di circa vent'anni, è alto quasi due metri. La presenza nei capelli del sudore segna il passaggio da uno stile classico ad uno più realistico. L'allestimento in un bianco diffuso e abbagliante, sottolinea la perfezione statuaria. Correte, correte! Brindiamo, in onore dei topolini inquilini dell'atleta, con un bicchiere di maraschino! Prosit!

 

   
 
   
  POESIE D'INTERNI
  Presso la Sala delle Reali Poste fino al 31 gennaio 2007 è possibile visitare una mostra imperdibile! Tutti quadri mai visti in deposito della Galleria degli Uffizzi. Particolarmente a noi gradita in quanto si tratta di scene di interni, con particolare riguardo alle osterie ed anche ai postriboli.Sono luoghi teatrali dove la vita sisvolge nella sua quotidianità esprimendo al pieno la propria condizione sociale ed umana.Come ci sentiamo vicini e partecipi all'"Interno con contadini"
di David Teners il Giovane o alla sensualissima "Cortigiana olandese"
di Frans Van Mieris il Vecchio? Non poteva mancare una scena da osteria, ma alla grande! E' un olio su tavola di 69 X 112 di Jan Miense Molenaer del 1635 che ci fa rimpiangere di non poter partecipare alla felice baldoria! Ancora un pittore olandese per la magia di una degustazione femminile con tanto di musica, come noi amiamo! Infine il "Convito di Baldassare" del pittore montevarchino (!) Givanni Martinelli. Coppe d'oro e d'argento per il re caldeo. Dotta citazione dal vecchio Testamento.Questi sono solo alcuni dei quadri esposti.
Accorrette numerosi, ne vale proprio la pena, in più è a gratis! Con i soldi risparmiati, cena al Cibreo, quello popolare. Consiglio la ribollita! Prosit Pronobis!

 

 
   
 
   
  ANNIBALE CARRACCI
 
Grande Annibale! Più del famoso anti-romano belligerante a vita.
In quel di Bologna nasce nel 1560. Talento grande e stupefacente: la sua mano disegna rapida e senza esitazione. I risultati suscitano ammirazione e rispetto. E' naturalista. Ama la vita, la sua rappresentazione e tutta l'umanità partecipe.
Il Caravaggio lo considera un VALENTHUOMO, ossia un grande artista a lui vicino. Ad Oxford è conservata la "Grande macelleria" che è una sorte di "pala laica" che celebra le attività umane degne dell'onore dell'opra e dell'umanità quotidiana: la vita! Così è "il villan
che mangia fagioli" sorpreso nell'atto del mangiare, rivela la dignità dell'atto sublime: il bicchiere innanzi alla brocca, la mano, cortese, appoggiata al pane, a protezione e coccola.
Questa rappresentazione ci racconta della nostra fragilità, la fame, e la nostra divinità, l'essere umano.
Questa potente mente, ricca di talento e amor vitale, di ispirazione e creatività, si scontrò con personaggi aridi e sprezzanti. Committenza ignorante ed egoista.
Dopo otto anni di lavoro alla Galleria Farnese a Roma, ebbe un compenso ridicolo. A chi non sarebbe preso lo scoramento? Si ritirò più amareggiato che irato. Restò nell'allogio capitolono, oppresso da depressione e malinconia. Sul giaciglio che mai abbandonava, circondato da discepoli che in amorosa cura lo tenevano, si spegneva il 15 di luglio del 1609, il pittore che tanto ci aveva amato. Per lui un brindisi.
Nella caraffa versiamo un Pignoletto. A lenire il nostro dolore non basterà...

 

 

 
 

I Profumi di Cipro

  Trevi  23 Giugno - 12 Novembre 2006 "Museo della civiltà dell'ulivo"
  Mostra sorprendente ed evocativa! Profumi e porta profumi vecchi di migliaia di anni.
Frutto degli scavi della dott.ssa Maria Rosaria Belgiorno dell'Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali del CNR: Ricerche iniziate nel 1997. A Pyrgos, nel sud di Cipro, è stata trovata la più antica fabbrica: data 4000 anni fà! Miracolosamente scampata al terremoto del 1990-1850 a.C. che spazzò via la misteriosa civiltà minoica. In questa fabbrica venivano prodotti utensili, tessuti, vino, profumi... La fonte energetica era l'olio, che serviva bruciando, a fornire il calore necessario. Infatti al centro era posto un grande frantoio.
L'olio serviva anche per macerare le erbe , anice stellato, coriandolo, alloro, prezzemolo e tante altre, per la preparazione dei profumi. Poi avveniva la distillazione grazie ad un grande distillatore, perfettamente conservato e presente nella mostra.  Grazie a tecniche ultra sofisticate quali la cromatografi a gas e liquidi, spettrometri di massa, strumenti per la risonanza magnetica nucleare, sequenziatori di DNA, è stato possibile ricreare molti degli antichi profumi. Metodi già sperimentati da Patrick E. McGovern per capire il contenuto delle anfore ritrovate nella tomba di Re Mida. Forse sarà possibile rifare il CIPERUM famoso in tutta l'antichità e ancora sconosciuto. Nella mostra sono presentati molti di questi profumi ed è possibile provarli. Potete ben immaginare gli effluvi che si possono provare!
Ed è possibile anche l'acquisto. Assolutamente da visitare: esercitate il vostro olfatto!
   
  P.S. Alla sezione libri cercare "L'archeologo e l'uva" di Patrick E. McGovern
 
 

San Martino

  Aprile -  Settembre 2006  Illegio (Tolmezzo)
 
Pregevolissima e preziosa mostra a Illegio, incantevole paesino a qualche chilometro da Tolmezzo, nell'alta Carnia. Si ripercorre la storia del mito di San Martino, vescovo di Tours, il più venerato santo francese dell'antichità e del medioevo. Sono presenti settanta opere provenienti dai Musei vaticani, Louvre, Rjiksmuseum di Amsterdam e altri ancora. Tele , reliquiari, statue, codici miniati, incisioni.
Nato nel 316 a Sabaria, nell'odierna Ungheria, figlio di un ufficiale romano, si arruola all'età di 15 anni. Sente la vocazione: a 18 anni lascia l'esercito e si mette a studiare di buzzo buono teologia.
L'11 di novembre l'incontro col vecchierello debole e tremante. Arrestato prontamente il cavallo, taglia in due il mantello e gliene offre la metà. Poco dopo le nubi diradano e appare un bel sole caldo: l'estate di San Martino, per l'appunto! Il 4/7/371 si nasconde per non essere, a furor di popolo ,eletto vescovo.
Ma delle oche ne svelano il nascondiglio. Predicò incessantemente e dette impulso al monachesimo. Morì a Candes  il l8/11/379. Al funerale, 2 giorni dopo, erano presenti oltre 2000 monaci oltre ad una moltitudine di popolo. Protettore dei bottai, dei poveri e dei... vinattieri! Per S. Martino c'è la tradizione di mangiare oca e vino nuovo. Fare trasloco e dei contratti contadini. Essendo essenzialmente un Santo popolare ci sono molti proverbi.

"Se stà nel canton del fogo
coi maroni atorno atorno
e con un bon bozzon de vin
farghe viva a San Martin".
 

" E che odori da pignatta
se magna ben pro ti faccia
se sarà bon el vin
canteremo Sa. Martin!".
 

"San Martin castagne e vin"
 

"San Martin nespole e vin"*
 

"Chi no magna oca a San Martin
no fa al beco de un quatrin!".

 

"A San Martin el mosto el se vin"

*Per saperne di più circa nespole e vino vai alla sezione "libri da leggere" e leggere "Il mistero del menù francese". Prosit pronobis!

 
   
 

In copertina: Kantarus a figure nere configurato a doppio volto femminile, 480 a.C.
Firenze, Museo Archeologico Nazionale
 

 

Firenze, Museo Archeologico Nazionale
18 marzo 2005  - 15 maggio 2006
 
La mostra inizia dal neolitico.. Cosa mangiavano i nostri progenitori del neolitico? Erano popolazioni nomadi: cacciavano, pescavano e raccoglievano frutti, erbe e radici. La cottura delle carni avveniva direttamente sulle braci o nella cenere. Esisteva anche un metodo indiretto. In contenitori di legno venivano inserite pietre scaldate a più riprese fino a mantenere l'ebollizione a lungo. Attorno agli 8000 anni fa inizia l'agricoltura e l'allevamento. Nasce il primo pane. L'invenzione della ceramica permette di mettere direttamente sul fuoco le vivande. Si preparano zuppe d'orzo e legumi, tutte calorie.  Si produce la birra con malto d'orzo, miele e bacche di corbezzolo per facilitare la fermentazione.      La vite è stata coltivata fin dal II° millennio a.C. Si arriva all'alimentazione nell'antico Egitto. Le attività di coltivazioni dei cereali viene favorita dalle annuali inondazioni del Nilo. La base dell'alimentazione: pane e birra. Il vino è riservato alle classi più abbienti. Usavano miele e olio, Si passa al simposio  (simposion=bere insieme) greco e romano. A quello etrusco, l'unico che ammetteva le donne e per questo ritenuto scandaloso dai romani. Anche in Etruria tanti cereali e fave. Allevamento di bovini, la famosa mucca chianina, balzata all'onore della cronaca per via delle ricerche sul suo DNA effettuata dall'Università di Piacenza. Le innumerevoli rappresentazioni di pesci nelle loro sepolture indica l'importanza della pesca. Del vino e dell'olio, beh, ne sappiamo tutti e bene! I reperti in mostra sono centinaia: straordinari, stupefacenti, stupendi!
Nel catalogo ogni oggetto presente alla mostra è riportato.
Commovente ed esaltante!
Quando uscite dal museo andate in qualche osteria a S. Lorenzo: rivivrete cibi e sapori antichi!
Prosit pronobis. 
 
   
 

In copertina Amore e psiche, II° secolo d. C., Firenze, Galleria degli Uffizi

 

Firenze, Palazzo Pitti. Palazzo degli Argenti
2 ottobre 2005 - 15 maggio 2006

 

Arte ed amore. Connubio indispensabile e prezioso, compagno nella nostra vita.
La mostra ci accompagna
nella storia dell'abbraccio di questi sentimenti che tanto possono lenire le pene del nostro vivere. Dalle miniature del Cantici dei Cantici della Bibbia alle Metamorfosi di Ovidio.
Dagli innumerevoli miti degli dei dell'Olimpo agli affreschi delle case di Pompei.
Le tre grazie, per esempio, che ebbero numerosi imitatori in tutti i tempi. Dalle tele seicentesche del barocco fiorentino a carattere agreste alle ceramiche rinascimentali a carattere più" esplicito". Pan e Siringa, Satiri e Ninfe, Venere e Cupido...
Presente una ricchissima sezione di opere di arte "minore": cammei, ceralacche. calchi in gesso, miniature, xilografie e disegni. Non poteva mancare il buon vecchio Bacco. Una statua del I°secolo d:C. sottolinea la sua colta partecipazione all'azione dell'amore. Il catalogo (35 euri), è di grandissimo interesse. Riporta, a colori, tutte le opere in mostra. Abbiamo così una preziosa ed unica raccolta iconografica sull'argomento: Omnia Amor Vincit!
All'uscita un calice di Chianti classico ed un panino col lampredotto!
Prosit Pronobis!
   
 
DORA MAAR & PICASSO

Haus der Kunst
PrinziegantenstraBe 1
Monaco, Germania
dal 13/10/2005  al  13/1/2006.
Info 0049 8921127.

  Si è inaugurata a Parigi una rassegna sul legame umano, artistico e sentimentale tra M. Picasso e Dora Maar.  Con questa mostra iniziamo un percorso tra eventi d'arte e interessi vari, momenti che risveglino ansie di  nuovo, di profondo, di bello e di buono.
  "Homo sum. humani nihil a me alieno puto." *
Nata a Parigi nel 1907, figlia di un architetto jugoslavo, si trasferisce da piccina in Argentina.
Rientra in Francia che ha 28 anni M. Picasso di anni ne ha 54. Ha lasciato la moglie Olga Khokhlova, ha avuto una figlia, Maya, da Marie Thérèse Walter.  E' in crisi nera: non dipinge da mesi.
Dora dipinge e fotografa. Fa parte dell'avanguardia surrealista.
Realizza reportage fotografici da Barcellona, Parigi e Londra durante la crisi economica del 1934-35. Attivista di estrema sinistra, incontra George Bataille in una splendida giornata di maggio: i due si fidanzano. L'autunno è piovoso e M. Picasso entra nel bar Les Deux Magots per riscaldarsi il corpo e non solo. Nota seduta ad un tavolino una signora che si trastulla amenamente con il gioco della marineria corsa: rapidamente pianta un coltellino tra le dita aperte della mano. Poche volte ci riesce.
M. Picasso la fissa affascinato. Ha coraggio da vendere: le chiede i guanti insanguinati in dono!
E' l'inizio del loro amore-sodalizio. Il pittore riprende, frenetico l'attività. Dora è l'ispiratrice, la dea,  la folgore che porta a scoprire l'arcaico, il mito, la classicità. Insieme sperimentano strade nuove tra fotografia e pittura ed altre tecniche ancora.
Il tempo passa, infuria la guerra. Il bombardamento di Guernica dilania il pittore che nella donna piangente ritrae Dora, l'unica che può consolarlo. Ed usa bianco nero e grigio, linguaggio fotografico. Nel 1943 il rapporto inizia a declinare. La fine per Dora è tragica: deve ricorrere al ricovero in un ospizio per alienati. L'antico, grande amico, Paul Eluard riesce a convincere Jaques Lacan ad occuparsi di lei.
Lui è un grande: gliela fa! Dora ricomincia a dipingere ed a fotografare.
Ha quasi novant'anni.  Non esce mai da casa.
E' il 16 luglio 1997 sorte di casa per andare a dire addio alla sua vita.
Grande Dora Maar, ha fatto grande M. Picasso e... calci nel culo.
Beh, pratica abituale per il pittore.
Il 4 maggio di quest'anno un ritratto di Dora Maar è stato battuto da Sotheby's per 95,2 milioni di dollari, mica male.
Nel ritratto scelto la musa è ritratta seduta, con una blusa nera con arzigogolati arabeschi ed una gonna rossa a quadri. Nella posa e nello sguardo altero ben evidente il carattere forte ed indipendente.
..-.Grande Dora Maar.-..

Sono uomo: non considero nulla di ciò che è umano come cosa che possa non toccarmi."