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SEPOLTURE ANOMALE
Ecco la mostra che farebbe impazzire Geoge A.
Romero (4 febbraio 1940)
In mostra i risultati
di una lunga campagna di scavi nella zona di
Castelfranco Emilia e dintorni. Con cura sono
stati ricostruiti i resti mortali ritrovati
dagli studiosi della Soprintendenza per i Beni
Archeologici dell’Emilia Romagna e di varie
altre Università e risalenti al terzo-quarto
secolo d. C. Nelle urne si possono vedere le
ossa umane ritrovate e posizionate esattamente
come al momento del ritrovamento. L’inumazione
era un momento carico di valenze religiose ma
anche di credenze ricche di superstizioni e
timori. Infatti, non solo i morti potevano
tornare in vita, ma potevano rappresentare
potenze del bene ed anche del male. L’esito di
questo ritorno era ignoto, incerta la scelta tra
bene o male che avrebbe guidato il passo dei
ri-nati. Per sicurezza, la miglior difesa è la
prevenzione! Qui si può ben vedere a cosa
alludo. Un sistema era quello di tagliare ai
morti i piedi onde rendergli difficoltoso
l’eventuale cammino. Per maggior sicurezza gli
tagliavano anche le mani: mangiare sarebbe stato
assai difficoltoso. |
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Ad altri veniva tagliata la
testa senza la quale risultava molto arduo
ritrovare la via casa. L’aspetto più
interessante, e qui l’interesse per le pellicole
cinematografiche, è l’uso della confissione di
chiodi. Pensate a quanto valevano i chiodi
forgiati manualmente con un uso spropositato di
legna per il fuoco. Un signore ne ha ben tre nel
capo, in un occhio, nell’orecchio e nella
sommità del capo: uno ortogonale all’altro. E
crepi l’avarizia! Chissà mai chi era! Non
semplici paletti conficcati nel petto. Allora
volevano essere sicuri. Altri venivano legati
talmente stretti con lacci di cuoio che ancora
se ne vedono le traccia lasciate sulle ossa..
Visita molto interessante: vi regalerà ricordi
ed emozioni incancellabili. Approfittatene per
far scorta li Lambrusco di Sorbara, vi aiuterà a
meglio dormire!
Museo civico Archeologico, Palazzo Piella
Corso Martiri 204, Castelfranco Emilia (MO)
Fino al 21 febbraio |
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| LA PERFEZIONE NELLE FORME
La mostra fiorentina mette a confronto il
fotografo americano Robert Mapplethorpe e lo
scultore Michelangelo Buonarroti. Si ratta di
un deliri di corpi e di forme che si inseguono e
rimbalzano nel museo. La ricerca dello scultore
è ricerca di bellezza e perfezione. Per l
americano, ossessionato dalle forme
rinascimentali di Michelangelo,la perfezione
porta con sé la personalità del soggetto e dell'
occhio che lo scruta. Uomo e donna sono
analizzati nel loro essere, aldilà della mera
rappresentazione. Robert aveva incominciato il
suo percorso artistico come pittore per poi
passare alle foto polaroid per finire al bianco
e nero, con ritratti esclusivamente in studio. |
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Le sue foto di fiori, sono vere
e proprie nature morte, che trasmettono una
personalità caravaggesca che inquieta. La
natura, nella sua perfezione ritratta, immobile,
in un tempo arrestato, che diventa corruttibile.
Gli occhi dei molti ritratti, fissano, immobili,
i nostri. Ci parlano, ci gridano il loro animo e
i loro desideri più profondi. I corpi, levigati,
rinforzati, aggrovigliati, ignudi, perfetti.
Perfetti? Noi restiamo turbati da questa
ostentazione che ci assale. E ci rincorre per
raccontarci dell' abisso in cui precipitare.
Guardate il "Selfportrait" qui riportato. E l
ultimo che si è fatto. La morte in primo piano.
Dietro anche. C è soddisfazione per quel tragico
destino che lo avvolge. Come il sudario
indossato da Lysa Lion.
Alla Galleria dell' Accademia, Firenze.
Fino al 10 gennaio 20010 |
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TRA TERRA E TEMPERA
PITTURA E SCULTURA A CONFRONTO ATTRAVERSO I
MAESTRI DEL RINASCIMENTO |
Museo della Basilica di Santa Maria delle Grazie
SAN GIOVANNI VALDARNO
24 – ottobre -2009 - 6-gennaio - 2010
Piccola e splendida mostra che dà lustro alla
città di San Giovanni e a tutto il Valdarno. Nel
bel museo, recentemente riallestito sono
presenti opere mirabili del 400 fiorentino.
Innanzitutto ve segnalata la “Annunciazione” del
Beato Angelico, in mostra permanente, tempera su
tavola di finissima fattura, dai colori
abbaglianti e dal movimento leggiadro che
diffonde serenità e religioso raccoglimento.
Stupenda la terracotta della “Madonna col
Bambino detta Madonna della mela” dove è
ritratto il Santo Bambino che , stretto al collo
della Madre si ritrae ma al contempo guarda, con
curiosità e senza timore, da un lato. Maria
invece, che regge per il picciolo una melagrana
simbolo di resurrezione, appare preoccupata:
Ella sa del destino che aspetta la sua creatura. |
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La “madonna con Bambino” di Filippo Brunelleschi,
altra terracotta, è una composizione di rara
armonia. Il Bimbo sembra pensare già alla sua
vita futura ed alla sua missione, mentre la
mamma sua lo conforta e lo protegge col suo velo
stringendolo a sé. Incantevole e commovente.
Un’altra opera del Beato Angelico è presente
alla mostra. Si tratta di uno strappo di
affresco proveniente dal Museo Nazionale di
Piazza Venezia. Ritrae il volto di Cristo che
fissa davanti a sé con tranquillità ma anche con
sicura consapevolezza. Uno sguardo pieno
d’amore! Completano il percorso opere di
Giovanni di ser Giovannino, dello Scheggia, di
Domenico di Michelino, Giovanni da Piamonte,
Mariotto di Cristofano. A completamento della
mostra è curato un percorso tra le Pievi del Valdarno, con visite alle terrecotte invetriate
robbiane ivi custodite. Venite numerosi! Sarà
un’occasione e… gastronomiche! |
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INGANNI AD ARTE
Meraviglie del trompe-l’oeil dall’antichità al
contemporaneo
Nella mostra è ben rappresentata tutta la storia
di questa tecnica pittorica che si prefigge come
base l’inganno, da cui nasce lo stupore e la
sorpresa che attraverso la falsificazione arriva
a darci un valore d’irrealtà. Emozione che oltre
a stupirci, ci turba. Come è possibile? Su una
superficie completamente piatta, figure ed
oggetti si animano e dalla cornice vogliono
evadere. Questo genere ha pervaso tutte le
tecniche artistiche, tarsie, sculture,
porcellana, pietre dure. La più antica opera in
mostra è un frammento di intonaco romano, datato
al terzo secolo a. C. Ci sono opere del Mantegna,
del Tiepolo, Tiziano, Veronese che documentano
la rinascita di questa arte dopo l’oblio nel
medioevo. Oltre ad una miriade di altri autori,
attraverso vari secoli. Sono presenti supporti
tattili ed olfattivi. Per ristabilire i nostri
sensi perturbati, alla fine del percorso c’è un
gabinetto scientifico con vari apparecchi
ottici. Ricco di spiegazioni per aiutarci a
penetrare nel mistero della visione. Ciò che si
vede passa dall’analizzatore visivo ma poi il
cervello deve decodificare le immagini. Non è
facile, alle volte s’imbroglia! Ricordatevelo!
PALAZZO STROZZI, Firenze.
Fino al 10 gennaio 2010..
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QUELL’INSTABILE OGGETTO DEL
DESIDERIO…
L’immaginario del seno femminile nella
fotografia d’autore
Il Museo di Storia della Fotografia presenta
questa rassegna di foto d’autore. Curata dalla
Direzione Scientifica ed il Coordinamento del
Progetto “Europa Donna”. Nato per la lotta alle
malattie del seno e che punta sulla salute
globale e la fiducia nella scienza. In
concomitanza si è svolta la giornata sulle
attualità in senologia.
Sono esposti scatti di Cartier-Bresson, Brandt,
Erwitt, Alvarez Bravo, Doisneau, Scianna, Horvat,
Gibson, Mapplethorp e Francesca Woodman, vedi,
qui sotto la recensione della sua mostra a
Siena. Tutti i generi sono presenti: dal
reportage al ritratto, dalla cronaca al
fotomontaggio. Tutte la foto sono splendide,
intime, colme di tenerezza, alcune sofferte,
alcune esibite. Per riflettere, per capire, con
il cuore e con la mente. Occasione per svelare
particolari ed interezza della magia femminile.
Per noi così lontana ed inafferrabile.. Forse
l’esperienza estetica ci può aiutare.
Al MNAF, Piazza S. M. Novella, Firenze.
Fino al 10 gennaio 2010
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FEDERICO BAROCCI
Nato ad Urbino nel 1535 fu
pittore di grande rilevanza. Ammirato dal
vecchio Michelangelo influenzò l’epoca
contemporanea ed ebbe grande rilevanza in tutta
Europa. Chiamato a Roma, fu incaricato da San
Filippo Neri di lavorare per una sua chiesa.
Dipinse un incontro tra Elisabetta e la Madonna
secondo i dettami dello spirito degli oratoti,
l’istituzione del Santo. E’ una scena di
carattere popolare ed al contempo soffusa di
sospiro divino L’artista aderì alla
Controriforma Cattolica e nelle sue tele ben si
nota questa partecipazione.. Abbandonata Roma fu
chiamato in varie corti. A Perugia dipinge la
straordinaria Deposizione, restaurata per questa
mostra, che lascia stupefatti! La scena è
affollata di persone, ognuna delle quali ha il
proprio sentimento che rifulge tra i colori
Molti sono i personaggi che affollano i suoi
quadri, vedi la splendida ultima cena,
con il lavapiatti in primo piano. |
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| E Federico partecipa commosso
all’evento, con i colori e con le prospettive,
infondendo il carattere spirituale, raggiungendo
effetti visivi impressionanti. Fu anche un gran
ritrattista, abile nell’uso del carboncino e dei
pastelli che usava per i disegni preparatori.
Spesso nei paesaggi compare il Palazzo Ducale
della sua città, segno di appartenenza e di
amore per il luogo natale. Mostra assolutamente
imperdibile, di un maestro poco noto ma di
valore immenso. A Siena, al complesso museale di
Santa Maria della Scala, di fronte al Duomo,
fino al 10 gennaio 2010. Correte, vale
certamente la visita! |
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FRANCESCA WOODMAN
Nata a Denver il 3 aprile
del 1958 in una famiglia di artisti, incominciò
fin da piccolissima a fare fotografie. E’
considerata la fotografa più influente del
ventesimo secolo. Il soggetto è quasi sempre lo
stesso: il suo corpo. Ritratto sempre,
rigorosamente in un bianco e nero mai nitido e
spesso senza abiti. Gli ambienti, interni sono
spogli, sovente squallidi, claustrofobici.. In
questi ambienti freddi ed ostili compaiono
particolari sorprendenti, come approdi per un
salvataggio impossibile da raggiungere. Aumenta
così il senso di solitudine ed abbandono. Ecco
che il suo corpo ci appare di fronte con le sue
emozioni ed angosce… |
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Lontano il mondo degli
altri che rapidamente cambia, trasportando con
sè tutta la realtà per trasformarla. In vita ha
pubblicato un solo libro: “SONE DISORDER
INTERIOR GEOMETRIE”, quasi un epitaffio per se
stessa. Pose, pochi giorni dopo, termine alla
sua vita. Si gettò nel vuoto. Distruggendo quel
corpo, fonte della sua ispirazione poetica. La
mostra è molto bella ed inquietante. A compendio
sono proiettati alcuni suoi video. Il disagio
dell’esposizione di un fragile essere umano ci
rattrista.
A Siena, fino ai primi di
gennaio 2010, al complesso museale Santa Maria
della Scala. |
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IL CIBO IN POSA
Mostra da non perdere! Sono
esposti pochi quadri, diciannove, tutti di
pittori emiliani. Si va da Paolo Antonio
barbieri, di Cento, nato nel 1603 al
conterraneo Giuseppe Artioli del 1739. Tutti tra
‘600 e ‘700, tutte nature morte. Un delirio di
frutta, verdure, carni, pesci, fiori, formaggi e
salumi. Non manca il vin santo co’ cantuccini!
Eppoi, figure femminili, cagnetti e puranco
gatti. Con tanto di paesaggi onirici a far da
contorno a tutto quel ben d’Iddio! La sala della
mostra, l’attuale aula magna dell’Accademia di
belle arti, antica chiesetta, abbraccia la
mostra al centro della quale si aggira il
fortunato visitatore. Si rimane sbalorditi dalla
perfezione degli alimenti, e frastornati! Siamo
all’apice della cultura di questo genere che
vede in Caravaggio il maestro supremo.
Emozionante la ricerca di particolari non sempre
visibili di primo acchito che riservano sorprese
inimmaginate. Ma le cipolle? Il pane?
L’anguria?... La mostra non è dotata di
rilevatori sicchè ci si può avvicinare senza
tema di far scattare l’allarme. Che bel piacere!
Non ultimo, l’ingresso è libero. Conviene
investire i soldini in una trattoria lì vicino:
affettati vari e lambrusco, obvious!
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GIUSTO FIAMMINGO |
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PARLARE CON DIO
Alla restaurata cappella dei Cavalieri di Malta,
denominata ora GALLERIE dei GEROSOLIMITANI, in
via S. Francesco 3, è aperta una mostra
imperdibile. Si tratta di un percorso attraverso
i Vangeli, le predicazioni e la liturgia
cristiana, del rapporto dell’uomo con Dio. Sono
in tutto una ventina di tele, italiane ed
olandesi, dal XIV al XVII secolo. Comprende
anche delle stupende nature morte ed alcuni
fondi oro di maestri del trecento. La tela più
rappresentativa è un’opera di Giusto Fiammingo,
personaggio sconosciuto, di probabile origine
nordica e di passaggio a Roma. L’opera,
descritta per la prima volta da Federico Zeri,
chiamato a catalogare la collezione della
Galleria Pallavicini, alla fine degli anni
cinquanta, rappresenta “ La fuga del giovane
nudo durante la cattura di Cristo”. Narra di un
episodio che è raccontata solo nel Vangelo di
Marco, il Vangelo più breve e messianico degli
altri. Rappresenta la cattura del Cristo nel
Getsemani. |
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Figura centrale un
giovane in fuga a cui viene strappato il
lenzuolo con cui si copriva, rimanendo ignudo.
Molte sono le persone che si sono interrogate
sull’identità del giovane. Gabriele D’Annunzio
sosteneva che il giovane era il terzo apostolo,
quello che avrebbe preso il posto di Giuda.
Altri che si tratta di Giovanni, l’apostolo
prediletto. Ancora, chi sostiene trattarsi del
redivivo Lazzaro oppure, più semplicemente, la
figura significa la paura di coloro i quali si
trovavano vicino al Messia nel momento della
prova ultima. Restando nell’allegoria, si pensa
anche di una profezia circa il popolo d’Israele,
costretto a fuggire, privato di ogni avere. A
noi è cara una interpretazione che ci avvicina a
quel ragazzo. Si tratterebbe del figlio del
padrone della camera dove l’ultima cena ebbe
compimento. Egli seguì con attenzione quel
gruppo di sconosciuti e ne ascoltò le parole.
Intuì la tragedia che stava preparandosi e ne
restò turbato profondamente. Nella notte, non
riuscendo a prendere sonno, si coprì con il
lenzuolo e salì all’oliveta. proprio nel momento
scelto dai gendarmi per la cattura del figlio di
Dio. Si trovò, suo malgrado, nel frastuono delle
grida e nel fragore delle armi. Terrore e
disperazione invadono il ragazzo che cerca di
fuggire. Ci riesce ma avrà sempre negli occhi
l’immagine di quell’uomo mite trascinato con
violenza prigioniero. Tutte le interpretazioni
sono possibili. Possiamo rifletterci anche noi…
alla fine Egli resterà solo! Proprio davanti
alla grande tela una capiente panca in questo ci
aiuta! |
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APHRODISIAC |
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Accorrete numerosi! A Città della Pieve:
grande manifestazione che comprende eros e
piaceri vari.
Avrebbe fatto la felicità di Oscar Wilde, noto
dissipato-dissipatore e di Dante Alighieri, noto
dissacrato-dissicratore. Per esempio: tavola
rotonda sul tema: “ Paolo e Francesca, fu
galeotto il libro o il pan di zenzero?” Forse
era quello con lo zafferano, qui prodotto
industrialmente e con risultati eccellenti. C’è
la possibilità di farsi decorazioni con l’hennè,
in parti nascoste, da svelare, sapientemente,
con calma ed eleganza, al(ai) compagno(i). Cosa
di meglio di una passeggiata nei cupi boschi con
spruzzi di luce, alla ricerca di antiche e
misteriose erbe? Vi guideranno nella ricerca sapienziale discrete vecchine. Esse si
tramandano da generazioni le dirompenti
proprietà di questi prodigi vegetali:
attenzione! Fatene un uso assai misurato. Le
cene sono numerose e varie: quelle a base di
ostriche e champagne, per risvegliare i sensi, e
cene medievali, all’insegna di Lucrezia Borgia!
Voluttà e paura, notoriamente, entrambi,
afrodisiache. Danze in cerchio tra profumi
inebrianti. Tanghi argentini(!) danza del
ventre, Turan Dance. Teatro e cinema, tra cui il
mitico “Mangiare Bere Uomo Donna (vedi la
rubrica cinema). |
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Degustazioni multietniche, la caipirinha
corre a rivoli), vini di ogni dove con annesso
dibattito: è meglio, per accendere i sensi, il
Prosecco dei verdi mammelloni della Marca
Trevigiana, o il Passito delle assolate pianure
di Pantelleria? Una camminatina a scoprire il
vicolo più stretto d’Italia, ottanta centripeti,
detto “BACIADONNE”. Ma attenzione! Non fatevi
scappare la mano! Il paese è bellissimo e merita
una gita. Poi alla sera, stanchi e non solo (!)
fermatevi in una delle tante locande… Ma che
avete capito? Solo per ripensare alle erbe, ai
documentari, alle lezioni dantesche.
All’indomani, freschi e frizzanti compratevi dei
bulbi di zafferano. Adorneranno il vostro
balcone e qualche sera vi aiuteranno in cucina…
Uscita CHIUSI dellA1, a due passi! Buon
divertimento!
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ARTE, GENIO E FOLLIA
Ebbene si! Nel genio spesso alberga la
follia e come in questa mostra è ben
documentata, questa follia genera inquietudine
in chi guarda queste opere. Sconcerta e ammira
questa genialità che nasce dal disagio e
dalla malattia. Oltre ad opere di misconosciuti
artisti che nel manicomio hanno vissuto, sono
esposti strumenti di “lavoro e cura”, mezzi di
contenzione,cinghie e altri apparecchi in uso
nelle strutture di segregazione. Mondi di
sofferenza ed alienazione che hanno |
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trovato nell’espressione artistica il
modo per esprimere profondi sentimenti che ci raggiungono
nel profondo. Il nostro Ligabue, pittore autodidatta, sempre
vissuto isolato nella sua Bassa. Nei
suoi autoritratti ci guarda sconsolato e sconfitto ma nella
“Tigre che balza” sembra dare una zambata violenta a chi lo
deride per i suoi lavori. Ed il grande Van Gogh, ora
presente in tutti i musei e collezioni private che diede i
suoi giorni nel manicomio di Arles. Non manca l’allucinato
Munch con i suoi “Urli” che sembrano assordarci, sordi alle
atrocità del mondo. Kikchner, Max Ernst, Grosz ed il
“Trionfo della morte” di Guttuso. Presente anche il ritratto
di Dino Campana, l’unico esistente, eseguito da Giovanni
Costetti poco prima che il poeta finisse al manicomio di
Firenze. Otto Dix e August Strindberg con lo splendido
“Marina con scogliera”. La creatività ci appare chiara e
manifesta. Fino ad arrivare ai disegni di Henry Michaux,
eseguiti sotto l’influenza della mescalina: l’inconscio che
si manifesta prepotentemente. E’ sicuramente una mostra da
non perdere: ci aiuta a guardare con più rispetto questa
creatività che ghermisce di forza questi artisti. Follia e
arte e creazione. Indissolubilmente legati insieme. Alla
mostra è collegata una visita all’ex complesso manicomiale,
con annessi orti, di San Niccolò.
Vicino a Porta Camollia, a due passi da Piazza del Campo c’è
un ristorantino niente male. Chianti Classico Riserva, mi
raccomando, ne avrete di bisogno!.
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Ligabue |
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Ritratto di
Dino Campana |
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Messerschmidt |
E.
Munch |
O.
Dix |
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M. Ernst |
H. Bosch (
attribuito a ) |
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PAROLE CONTRO
E’ nel 1963 che un gruppo di artisti,
di varie estrazioni e provenienza, pittori, poeti, musicisti
fondano IL GRUPPO 70 a Firenze. Alla base della loro
ricerca, il variegato, vasto, variopinto mondo della parola.
La produzione di parole viene stravolta, non solo alla
lettera, ma diventa presupposto fondamentale per alimentare
illusioni ed emozioni. Per ricordare che chi scrive continua
a considerare la parola come fine. Ogni parola non equivale
ad un’altra uguale ma possiede una propria trascendenza che
riflette i mutamenti, le contraddizioni ed i conflitti del
mutamento. L’immagine produce uno spazio mentale nuovo
confrontandoci con la relazione dell’autore con la sua arte.
E la parola è anche corpo ed il concetto è ben sottolineata
nelle opere di Malquori: figure femminili sul cui corpo
compaiono parole. Ricerca di una libertà dell’artista con
la sua materia partecipando così allo sviluppo della lingua.
Lingua che viene arricchita di nuovi contenuti. Alla mostra
sono presentati anche video e filmati. Collegate delle
serate di musica e canti: Tra cui Paolo Pietrangeli, Ivan
Della Mea. |
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LORENZO BONECHI |
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Della purezza fece scopo della
sua vita. Paesaggi toscani popolati da semplici figure, in
attesa, attesa serafica eppur ieratica. Da questa natura
perfetta ed immutabile nasce un imperativo: sono i nostri
occhi e dunque il nostro cuore a cogliere il rapporto tra le
immobili figure umane ed una natura che ci chiede di essere
rispettata. Ed il sacro si discopre e si rivela
nell’apparente semplicità, quasi controvoglia, così, con
naturalezza, facendoci discoprire il nostro bisogno di
sacro.
E vediamo il bronzo della lotta tra il
bene ed il male: San Michele Arcangelo che lotta contro il
drago malefico, citazione dall’Apocalisse di San Giovanni.
Giona,che, contro la volontà di Dio, non vuole predicare e
gettato in mare dai pescatori, viene inghiottito dalla
balena e riportato a riva. |
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JOSEPH MALLORD WILLIAM TURNER (1775-1851)
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Grande pittore, considerato l’anticipatore dell’impressionismo, ha fatto del
paesaggismo un’arte a sé stante. Maestro ineguagliato della tecnica
dell’acquerello, studiò alla Royal Academy of Arts, dove si dedicò
principalmente allo studio del paesaggio classico. William girò tutta l’Europa,
visitando la Francia e la Svizzera, in particolare per i suoi paesaggi alpini
ben si prestava al suo vedutismo lirico e romantico. Visitò anche Venezia e
l’Italia che ebbe un ruolo fondamentale sia per lo studio del grandi Maestri
italiani, sia per gli scorci dei paesaggi e delle città.In
mostra scenari montani della Gran Bretagna e
della Francia, delle Alpi e dell’Italia. Di
quest’ultima subisce prepotentemente il fascino
dell’architettura e della luce. Ritorna in
Italia una seconda volta visitando Roma e
Napoli. L’emozione è soverchiante e la sua
produzione aumenta, ampliando l’espressioni
delle sue emozioni. Soggiorna per lungo tempo a
Roma, dove crea opere pittoriche sempre più
sognanti dove il vero protagonista, al di là del
soggetto è la luce. Ritorna ancora a Venezia ed è
qui che raggiunge l’assoluta modernità.
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Le
architetture spariscono la sciando il loro posto
ai colori dell’acqua e del cielo che si
mescolano creando immaginifiche visioni. Che
sono il riflesso dell’interiorità dell’artista,
ora completamente preso da un delirio sognante,
uno sguardo che riflette la visione interiore
dell’artista della luce. Luce che diventa
commozione e condizione di un mondo che William
ha saputo aprire a sé e altri. Mostra
imperdibile! Andateci! A mangiare andate in una
piccola enoteca vicino al ghetto: si mangia bene
ed il vino è al bicchiere. Grande Billy! |
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I DELLA
ROBBIA
Modellare l’argilla di
biblica memoria, impastarla, smaltarla,
cuocerla… In molti borghi della Toscana si
trovano queste preziose opere. Il primo, colui
che riscoprì i segreti della terracotta
invetriata fu Luca (1399-1482) che trasmise ai
figlioli i segreti di questa lavorazione. Questa
raffinata tecnica veniva dall’oriente,
attraverso i Romani e i Bizantini, passando
dalla spagna araba. Ora in questa grande mostra
presso il Museo d’arte medievale e moderna di
Arezzo sono esposte ben 140 opere robbiane in
gran parte a carattere religioso. La
spiritualità degli ordini mendicanti, Domenicani
e Francescani era ben rappresentata dalla
sobrietà del bianco e del blù cobalto.
Attorniate da ghirlande di fiori e frutti.
Imperdibile una visita al convento Francescano
della Verna, dove Francesco ricevette le
stimmate..Altra visita consigliata è al convento
di San Marco, a Firenze dove visse il Beato
Angelico ed il gran fustigatore Gerolamo
Savonarola. I Della Robbia lavorarono anche per
l’estero e la loro fama si sparse in tutta
Europa.
Sono anche previste visite
alle varie pievi che conservano opere robbiane
nella provincia di
Arezzo.
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ANTONIO ALLEGRI DETTO IL CORREGGIO
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Nato a Correggio nel 1489 e lì morto
nel 1534. Fu pittore di larga fama, ammirato da tutti i suoi
contemporanei, compreso Michelangelo che ebbe a dire, dopo
aver visto gli affreschi della cupola del duomo di
Parma,1526, che riempirla di denari non sarebbe stato
sufficiente per ricompensarlo per quel capolavoro. Si formò
alla scuola di Andrea Mantegna ma fu sempre aperto ad ogni
influenza: dai pittori ferraresi, a Durer, da Raffaello a
Altdorfer. Qui alla mostra nel suo paese natale sono
presenti il trittico della misericordia, il Cristo, il San
Giovanni Battista e San Bartolomeo Apostolo. Altre sue opere
si trovano all Ermitage di San Pietroburgo, al Louvre, alla
National Gallery di Londra, al Metropolitan Museum di New
York, alla Galleria Borghese, agli Uffizi, al
Kunsthistorische Museum di Vienna, al Prado diMadrid.
Interessante anche la rilettura di un
particolare del Correggio fatta dall’artista
contemporaneo Omar Galliani. Si tratta di un
riferimento di un’opera dell’Allegri: Il
rapimento di ganimede da parte di un aquila,
opera conservata a Vienna. Dopo numerosi disegni
preparatori e alla collaborazione del gruppo
sportivo correggese e delle cave di marmo di
Carrara che ha fornito la granaglia di marmo, è
stata realizzata un’opera commemorativa. |
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Segnati sul prato i punti precisi, l’autore
ha preso il volo grazie ad una mongolfiera e dall’alto ha
diretto i lavori. Il risultato un’opera di land-art, che
ricorda i famosi disegni di Nazca, nel Perù. Per poter ben
vedere il Ganimede bisogna fare un viaggetto in aria! La
mostra vale un viaggio: la cucina è ottima,magari il vino
portatevelo da casa!P.S. Ed il buon Ganimede di cui si
invaghì Giove che fine fece? Divenne coppiere degli dei!
Mica male! Eppoi faceva la cresta sul vino, beh, gli toccava
anche fare qualcos’altro!
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Omar Galliani |
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ARTE, PREZZO E VALORE ALLA STROZZINA, FIRENZE, fino all’ 11/1/2009
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Potere ed
economia, soldi et ignoranza, furbi and aste, Nasdaq und arte.
Alla Fincantieri
di Muggiano (La Spezia) è in stato avanzato di costruzione uno yacht: nome in
codice “Hull 6154”. Beh? Ha sette ponti, due eliporti, piscina, un hangar per l’aereoplano,
un sommergibile, sistema antimissile. Impegnati nil lavoro 350 persone per
almeno 4 anni. Professori, specializzati, Esper Oeino et studio di Pascal
Reymond Longton. Presupposto proprio dello stesso profitto.
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A Milano ha riaperto, finalmente!, dopo
ristrutturazione, il negozio monomarca Patek
Philippe. Per l’occasione in vendita 50 arologi, “Calatrava Reference 5296”.
Costo 175 mila euri. Gran coa: Tutti venduti! Tanti schei! Tutti, tuttini, hanno
soldi! L’arte è un nuovo (nuovo?) paradigma di
(nuovi?) valori.
La crisi generale dell’economia genera un
bisogno di nuovi valori: è all’arte che bisogna
guardare!! L’artista è soggetto libero, di
approccio creativo, è da loro che dobbiamo
trarre la lezione. Il suo lavoro ricorda la
bottega d’arte di antica tradizione! At Firenze
esposta è una tela di D. Hirsch: Lo sfondo,
rigorosamente omogeneo, marron, la han fata i suoi aiutanti! D. ha attaccato delle farfalle
con un spillon! Creazione ed abilità artistica! Bisogna aver innovazione ed
intuizione a sfare! Bisogna adattarsi, l’arte serve a vedere le cose in un modo
altro! Il profitto non coincide co i guattrini ma con tutti quegli elementi
correlati alla valorizzazione di quella persona
in quanto presupposto proprio dello stesso
profitto: LA FELICITA’ E’ IL FINE DELL’ECONOMIA!
Alla mostra di Firenze espone D. Hirst, Murakami, borse per Gigi Vuittone. Cesare Pietralusti
regala dollari artistici, non spendibili, che sennò i poareti facevano la coa e
no va ben! Thomas Lacher riporta, su belle tavole colorate, frasi di Harlo Marss
(Do you rimember?) tratte da un libro, corposo assaje, Das Kapital, par exemplo:
“Il carattere mistico della merce non sorge dal suo valore d’uso”. Come dire che
è molto difficile vangare un campo con una tela di Paolo Picazzo. Proprio un
quadro di egli (L’arlecchino) è stata ritirato da Sotheby’s da un’asta: valutata
almeno 30 dollar million non sarebbe stata data via neanche a gartis! Ni il
yacht vogliano imbarcare un animale morto in the formaldeide. Ci riusciranno?
Sarà difficile! Almeno una volta usavano il alcool puro. Cesare Lombroso, ha
donato la sua testa al museo che ha il suo nome. A GRATISSE! In una boccia di
alcool piena! Segata! Beh, è anche vero che non è un museo di arte. Se avete una
testa segaha sul comodino, non bevetene il alcool! Un domani potrebbe valere
euroni, eurini! Andate alle mostre ma non bevete, di nascosto, dai boccioni:
usano il formaldeide che costa meno! Ma fuori trovate un benefattore, vi darà un
goto di vino dietro compenso altissimo: cari miei la vita di artista è
carissima! Prosit Pronobis! |
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DA COROT A PICASSO DA FATTORI A DE
PISIS |
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A Perugia mostra pubblicizzata alla grande. Collezione Phillips di
Washington e quella di Ricci Oddi, nostrale. C’è un Van Gogh
strepitoso, un Picasso orrendo, but un Cezanne ci rimette in
pace col mondo e con noantri. Il Modigliani, come da foto, è
hello che è. La raccolta di autori italiani, beh, lasciamo
perdere. Un grande De Pisis, con fiori in vaso.
Vu volete ire in Perugia town? Fur cibus, not for art
looking! Vinus bonus? Est difficoultous da rinvenire! Prosit
Pronobis!
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Kandinsky |
Paul Cezanne |
Van Gogh |
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MUSEO DEL VINO
Fondazione Lungarotti, Torgiano PG
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Tutto un delirio! Di boccali, attrezzi di lavoro, stampe,
pressatoi, ex-
libris: ogni hosa di il vino! Tute kamere of stone, i omani
trabajono assaje fur trasformation di uva ni vino. Sed
beverone, nobil dionisiac father gift, fur trabajo far più
soft. All mundo vinum fecit… Why? Sed alcoholic bibit! El xe
bon! In Grek Olimpus Dionysos el gera l’unique Deo qui abla
avec human people, basta que bibat assaje… el Deo el xe là,
sentà und bibe avec moi! In Umbra land, Lungarotti beaucoup
di travail for new vida di i vino! Vini bboni, fati ben e
costen i giust!
Ndè a le kantinen verte da Lungarotti, la xe la mejo festa
der wein! |
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Dans la route di Ruckkehr, in the car a friend por conduire
l’automovil, mi son de là! Noantri drinking a GIUBILANTE,
botegia.
Montepulciano, sangiovese, canaiolo e cabernet. Di il 1991.
Prosit Pronobis! |
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LA MINERVA
Prassitele, scultore ateniese nel
trecento a.C. scolpì una statua di Afrodite. Per
la prima volta una divinità veniva rappresentata
ignuda. Beh, aveva un nastro a trattenere i
capelli ed un braccialetto. Lo sguardo è
trasognato e sereno, la nudità non la imbarazza.
Da questa statua di marmo, quello dell’isola di
Paro, il più bianco e pregiato, simile a quello
che il buon Michelino andava a scegliere
sull’Apuane, nacquero infinite imitazioni.
Arriva ora, dopo otto anni di restauro, la
Minerva di Arezzo, fusione in bronzo. Gli studi
effettuati durante il restauro, fanno risalire
al III° secolo a.C. la creazione di questa meraviglia,
ritrovata nel 1541 nell’area della chiesa di San
Lorenzo e probabilmente copia di un modello di
Prassitele. La statua fu prontamente acquisita
da Cosimo I°, Granduca di Toscana. Mica
bischero! Se la teneva nel suo studiolo sopra il
tavolino! Come per altre statue famose
dell’antichità, le copie non si contano: lei, ieratica e dolce svetta su
tutte. Il culto di Atena venne introdotto dagli
Etruschi che la chiamavano Menrva, poi i Romani
trasformarono il nome. I Greci la chiamavano
Atena a cui avevano dedicato il Partenone al cui
interno si trovava una statua enorme della dea
in oro e avorio attribuita a Fidia. Era venerata
come dea della medicina, della poesia, della
saggezza e delle arti. |
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Ora risplende, nei suoi
due metri e mezzo di statura nella Sala Vasari
in piazza del Praticino. Il drappeggio delle
vesti, il piede e l’anca destra
leggermente avanzati, il capo
lievemente inclinato, lo sguardo
sicuro… una Dea che chiede
ammirazione e dona l’appagamento
della nostra tensione al bello. E
come succedeva con l’Afrodite di Prassitele, irresistibile, tanto che
innumerevoli erano le persone che, nottetempo,
cercavano di accoppiarsi con lei! Anche da
questa visita si esce, nuovamente, innamorati!
Ci beviamo un brunello delle terre etrusche e
brindiamo alla "nostra" Dea! Prosit Pronobis!
L'Afrodite Cnidia
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L’evento Immobilee INCANTAMENTI |
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Alla “Casa Masaccio” altro evento
storico-culturale che pone questo spazio al
centro dell’interesse artistico di livello.
La mostra si pone come obbiettivo l’indagine tra le
varie forme creative che ruotano attorno a
quella linea, evanescente, tra le varie
espressioni artistiche: pittoriche, materiche,
cinematografiche ed anche acustiche. Quest’ultima
è ben rappresentata nel video di Kan Xuan, 100
Times. Stoviglie in terracotta, bicchieri e
brocche cadono dall’alto. Si ammucchiano in un
caos-storico del proprio uso, frantumandosi col
caratteristico scroscio: attimi del percorrere
inesorabile del tempo. Nel film di Sophie
Whettnall, accompagnamo due gambe di donna,
velate di nero, i cui tacchi a spillo risuonano
all’orecchio… Dopo aver attraversato villaggi e
brughiere finiamo di fronte ad una scogliera ove
il mare s’infrange, ultima meta emblematica che
carica-scarica il tempo. Ci troviamo ora in un
campo innevato, si erge la Kleine Kappel di
Christiane Lohr. |
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Nell’infinita distesa di
neve pochi rami disposti a cerchio, in cui le
cime si sfiorano, simboleggiano un rifugio,
caduco, che ci sospinge in dimensioni
dello spirito che tra-valicano il nostro viaggio
interiore. Notevole il video di Mark Lewis. Un tipico non-luogo delle
odierne periferie: un palazzone in stato di
abbandono. All’interno figure umane si muovono
senza apparente scopo. Un uccellino su un blocco
di cemento ci riporta ad una umanità in cui
sperare-disperare. Nostro compito una riflessione: adottare uno sguardo
incantato-disincantato. Niente è immobile. I
confini per essere attraversati. HIC SUNT LEONES,
anche loro felini proprio come il mio gatto che
sale sulle gambe per essere coccolato. Poi
esigerà di uscire per s-confinare dal nostro
incanto- disincanto. Lasciamo impronte sulla
neve e presto saranno cancellate.
Chi ci segue cambierà percorso-discorso… La
borraccia è piena di grappa alla pera, obiuvsly!
Prosit-Pronobis! |
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GABRIELLA SCARPI A VENEZIA |
Grande mostra! Irrinunciabile! A
Palazzo Mocenigo sede del Centro
Studi del Tessuto e del Costume si è
aperta una mostra di Gabriella
Scarpi, nostra amica nonché
collaboratrice (!!!).
Qui è ben rappresentato il
percorso storico ed artistico
dell’artista. Tessuti lavorati a
mano con la consueta poetica:
assemblaggi violentemente cromatici
tesi alla creazione di costumi che
lei chiama “Abiti da non indossare”.
Nelle grandi tele sa unire una
sensibilità estrema ad uno spiccato
senso dell’armonia dei colori e delle forme. Vi
campeggiano volute di colori insieme
ad inserti di sottilissimi fili ad
impreziosire l’opera, effettuando
sovrapposizioni incessanti anche a
coprire precedenti lavorazioni.
Insomma, è una festa per gli occhi e
soprattutto una festa per l’anima.
Accorrete numerosi: vi accoglierà
con la consueta allegria e
cordialità! |
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LA GENESI |
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A ILLEGIO |
Nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme a
Roma, sarà letta la Bibbia, dalla prima parola
all’ultima. Ci vorranno sette giorni e sei notti
per completare l’impresa, circa 140 ore.
Incomincerà il Santo Padre Papa Benedetto XVI°
Joseph Alois Ratzinger alle ore 19 di domani 5
ottobre 2008. Il secondo lettore è il
metropolita Hilarion, patriarca ortodosso di
Mosca. Terzo il presidente delle Chiese
evangeliche in Italia, il pastore Domenico
Maselli. Poi niente popodimeno che Roberto
Benigni. Seguiranno, in ordine sparso: Andreotti,
Ciampi, Scalfaro, Boccelli, Carlucci, Mennea,
Cucinotta, Bondi, Placido. Sarà trasmessa in diretta su rai
1. Si alterneranno 1250 persone, preti e suore,
ebrei ed ortodossi, luterani e laici. Insomma
un grande evento. Proprio sul mistero dell’inizio è dedicata la
mostra di quest’anno di Illegio, di cui in
queste pagine abbiamo parlato di
quella sull’Apocalisse, l’anno
scorso e di quella su San Martino
l’anno precedente.
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Del principio
delle Rivelazione divina nella scrittura tratta
la Genesi. Protagonista l’uomo in quanto tale,
in ebraico ha- ‘adam. Le opere esposte sono una
sessantina. Ci introduce lo splendido acquarello
di William Dio Padre allontana il caos e
le tenebre con un compasso di luce. La formella
con la creazione di Adamo, opera di Andrea
Pisano, realizzata per il campanile di Santa
Maria del Fiore a Firenze, ci stupisce e
teneramente ci mostra l’armonia del paradiso
terrestre. Poi l’inquietante incisione di
Albrect Durer dove attorno alle figure di Adamo
ed Eva, lussureggia una natura piena di docili
animali. Al centro, però, il serpente malefico e
nella mano sinistra la prima donna cela un
frutto. La Genesi ci spinge ad interrogarci
sulla presenza del Male ma anche ci dice che
l’inizio dell’uomo è l’attesa dell’Uomo Nuovo.
Corriamo giù a Tolmezzo, ci aspetta frico e
polenta fritta. E bottiglione di Cabernet del
Collio friulano. Prosit Pronobis!
Illegio, Udine, Casa delle Esposizioni. Visitare
il sito
www.illegio.it
P.S. Per la ricetta del frico e polenta andare
alla sezione CUCINA.
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LA MEMORIA DENTRO IL FUTURO |
MARCO BOLOGNESI
Grande mostra a San
Giovanni Valdarno, protagonista assoluto il
volto femminile, nella sua intangibilità e nel
suo mistero. Marco Bolognesi segue un percorso
artistico per decifrare il segno-significante. E
segue la via più
difficile: non per sottrazione ma per accumulo.
Così da svelare l’
aspetto alchemico della profondità di questi
visi che beffardi ci osservano e si fanno
osservare. Allora il feticismo estremizzato ci
riporta all’arte africana delle maschere (
pensiamo a quando, per primo, Picasso le scoprì)
dove i colori e le forme concorrono alla magia
del non detto, del non compreso. Del nostro
incessante bisogno di conoscere-riconoscere.
Entriamo in questo viaggio con grande curiosità
e desiderio: forse qualcosa dell’universo
femminile ci verrà svelato! |
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Kakushiaji
- il gusto
nascosto
Alla Galleria Navona 42
(Roma) grande
mostra: KAKUSHIAJ, in giapponese,
che
tradotto in italiano significa: il
gusto nascosto. In Giappone riescono
a trasformare semplici atti di vita
quotidiana in forme d’arte. La
calligrafia, la composizione dei fiori, i
bonsai, i giardini con i
sassi… Riuscendo sempre a stupire e rendendo
queste forme d’arte una
necessaria poesia quotidiana. Reiko Hiramatsu,
l’artista in mostra, si
occupa di fotografia. Dopo aver frequentato vari
corsi di cucina, apre un ristorante,
dove l’allestimento della tavola
è fondamentale. Vuole
andare oltre ed inizia a lavorare in uno studio
fotografico specializzato nella fotografia del cibo. La
cucina giapponese è
completamente diversa da quella occidentale. |
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I sapori non si mescolano mai
e le varie portate vengono presentate tutte insieme per permettere
ai commensali di variare continuamente i sapori.
Ecco allora che la
fotografia trasforma i piatti in autentici
capolavori facendoci entrare
in un mondo sconosciuto: forme e colori,
leggerezza ed eleganza. La
tavola diventa un capolavoro di arte e poesia!
Beh, a questo punto bisognerà anche mangiare,
con sapienza, curiosità e rispetto.
Alla sezione cucina la ricetta delle seppie
mascherate per carnevale. |
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Il pane degli angeli
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Capolavori dai depositi degli Uffizi |
Alla Sala delle Reali Poste, fino al 3
febbraio, è visitabile la mostra "Il
pane degli angeli". Si tratta di un exursus nel quadri della Galleria
degli Uffizi mai esposti prima al
pubblico. Il carattere dei dipinti è
a carattere eucaristico, ci narra
una storia che a tutti è familiare e
proprio per questo così tanto vicina
alla nostra sensibilità. Il
linguaggio del sacro ci corre
incontro ed a noi, così sensibili
all'argomento non resta che restare
ammirati a riflettere su questo alto
tema. In particolare quello del pane
e del vino. Si incomincia con un
dipinto di Fabrizio Boschi del
1594-1597 circa. E' rappresentata la
caduta della manna. Questa manna si trovava ogni
giorno, tranne il sabato, ed aveva il sapore del miele. Anzi aveva il sapore che ognuno desiderava che avesse! Pensate voi! Noi possiamo desiderare sapori ma... PUNTI!
Ora siamo davanti ad un'ultima cena. E'
un dipinto di Bonifacio Dè Pitati del 1550. In primo piano una cesta piena di pane e due fiasche per il vino.
Al centro il nostro Giuda che prende il pane, il Cristo è nell'atteggiamento di porgerglielo. Il pane ed il vino, sempre presenti, sempre evocativi, sempre essenziali!
Ed infine, Cristofano Allori con un dipinto intitolato "La cena di Emmaus". Gesù risorto, incontrati sulla via di Emmaus due ignari discepoli, li invita alla sua mensa. Spezza per loro il pane ed allora loro lo riconoscono. Questa pagnotta è così fragrante che vorremmo assaggiarne un boccone. Bella mostra, accorrete!
Eppoi in piazza San Lorenzo, panino e bicchierone di Chianti. Il vino non sarà quello, il pane non sarà quello, ma proviamo ad immaginarlo! Prosit Pronobis!
La cena di Emmaus
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La caduta della manna |
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L'ultima cena |
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Apocalsse a Illegio
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Anche quest'anno
a Illegio, piccolo borgo nella valle
del But, grande mostra! L'argomento
è "L'Apocalisse". Testo scritto
nella seconda metà del primo secolo
d.C. ed attribuito all'apostolo
Giovanni, da lui scritto mentre era
in esilio nell'isola di Patmos, nel
mare Egeo, La parola in greco
significa RIVELAZIONE ed è l'ultimo
libro ed il solo profetico, del Nuovo
Testamento. Il testo è indirizzato
alle sette chiese dell'Asia Minore,
Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira,
Saro, Filadelfia e Laodicea. Ognuna
di queste chiese rappresenta una
confessione religiosa, ebrei,
musulmani, cristiani... San Giovanni
vede i quattro cavalieri
dell'apocalisse che partono al
galoppo.. Essi sono:
la fame, la guerra, la pestilenza e
la morte. C'è anche un drago a sette
teste. Lotta dura. L'Arcangelo
Michele dà una mano, uccidendo il
drago. I demoni sono ricacciati e
viene annunciata la caduta di
Babilonia, città perversa. Alla fine
c'è il Giudizio Finale e la
Gerusalemme Celeste! Chi di qua e
chi di là: i dannati senza alcuna
pietà finiranno, trascinati da
orrende creature, nella GHEENNA! I
beati saliranno a cospetto del
Salvatore.
Le oltre cento opere esposte,
provenienti da musei di tutto il
mondo, rappresentano i vari aspetti
del racconto giovanneo. Stupendo un
El Greco, la raccolta completa delle
stampe di Albrecht Durer
sull'argomento. Vari giudizi
universali con diavolacci veramente
impressionanti, come quelli di
Ruprecht Euetrer. La mostra merita
una visita. Resterà aperta fino al
30 settembre poi sarà trasferita in
Vaticano. In auto o treno fino ad
Udine, poi verso Tolmezzo, a nord.
Da qui con servizio di autobus fino
a Illegio.
Consiglio di mangiare in qualche
osteria della zona: tutte buone, di
qualità e modico prezzo. Noi ci
beviamo una bottiglia di Picolit con
qualche fetta di prosciutto
affumicato di Sauris. Prosit
Pronobis! |
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Cézanne a Firenze
Fino al 29 luglio a palazzo
Strozzi, in Firenze, mostra su
Paul Cezanne. Assolutamente
imperdibile!
I quadri in mostra, circa un
centinaio, ripercorrono i temi
dell'epoca e ne ricostruiscono i
successi, tardivi e gli epigoni
del grande artista. Di Paul ci
sono una ventina di quadri:
ognuno di essi merita il viaggio
per vederli. Cosa centra Cézanne
con Firenze? Egisto Fabbri e
Charles Loeser, americani di
origine italiana, furono i primi
grandi collezionisti del pittore
francese. Abitavano
prevalentemente a Firenze.
All'epoca Cézanne non era amato
dalla critica e snobbato dai
collezionisti. I due
incominciarono a comprare quadri
affascinati dalla luminosità
delle sue opere. Misero insieme
un bel numero di opere, col
tempo un valore inestimabile e
per loro l'avventura di una
vita. Come è andata a finire?
Vendettero tutto per comprare il
palazzo dove abitavano a
Firenze, palazzo Capponi.
In mostra un solo quadro di
Cézanne è in Italia, fa parte
della collezione Grassi ed è il
meno bello.
Splendido l'autoritratto con il
basco, le due nature morte, i
paesaggi... Buona visita e per
festeggiare un Pernod, liquore
del sud della Francia. Il grande
Paul era nato a Aix-en-Provence
il 19 gennaio 1839. Prosit
Pronobis!

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La mostra prende il nome dal settimo cielo di Dante, i
melanconici. Già ai tempi di Platone si dibatteva dei rapporti tra genio e
follia. L’anima che cerca di afferrare per mezzo dei sensi quanto può della
bellezza e dell’armonia divina, è rapita da una divina frenesia. Anche Seneca
continua nel solco tracciato. “nullum magnum ingenium sine mistura dementiae
fuit”. La mostra si articola in modo assai complesso ed
articolato. Racconta dell’espressione di questo stato, la melanconia, che ha
sempre interessato gli artisti e molti ne ha colpito. Corpi melanconici in
melanconici luoghi. C’è una Maddalena dolente di Caravaggio, un Botticelli, un
Tintoretto. Uno splendido bronzo di Modiglioni, Giorgine, de Chirico… Anche la
famosa stampa di Albrecht Durer che racchiude in sé tutta la riflessione ed il
significato: genio e follia, depressione ed azione è presente Un disegno di
Michelangelo, noto melanconico, come anche Leonardo da Vinci, Borromini e tanti
altri. E’ proprio dei geni essere portati ad una riflessione profonda che confina
con l’angoscia del vivere. L’eccessiva sensibilità porta al male di vivere..
Mostra irrinunciabile! Ci sono anche due Bacchi ridenti e beati, beh, beatini.
Le opere esposte sono duecento! Verona ora è un’esplosione di colori e profumi.
Obbligatoria passeggiata lungo l’Adige e bevuta in una delle tante osterie. Per
tranquilli SOAVE, per tosti AMARONE. Prosit Pronobis |
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DANIEL SPOERRI
NON PER CASO
Retrospettiva
dedicata a Daniel Spoerri dal Centro per l'Arte
Contemporanea Luigi Pecci di Prato.
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Nato a
Galati, porto romeno sul Danubio, il 27
marzo del 1930 da madre svizzera e padre
ebreo, pastore anglicano. All'arrivo del
nazismo riesce a rifugiare in Svizzera: il
padre troverà la morte in un campo di
concentramento. Nel 1949 conosce Max Terpis,
coreografo del corpo di ballo dell'Opera di
Zurigo: diventa ballerino! Nel '52 si
trasferisce a Parigi. Jean Tinguely e Eva
Aeppli vivono nella sua stessa camera
d'albergo. Dal 1954 al 1957 Spoerri è primo
ballerino all'Opera di Berna. Qui incontra
Meret Oppenheim e lavora come direttore
teatrale. Nel suo "Teatro Teller" avviene la
prima mondiale del "Desir attrappè par la
queue" di Picasso. A Parigi incontra Yves
Klein e i suoi monocromi, quello del blù
dipinto di blù! Daniel si butta: la sua
prima opera è un pezzo di muro da appendere
come un quadro. Abita all'albergo Carcasson,
la cui stanza ha riprodotto in bronzo, in
scala 1:1, ed è presente in mostra. Nel 1960
ha l'idea dei "tableaux-piége. Nel 1963 apre
un ristorante a Parigi. Incomincia la EAT
ART, pezzi fatti con cibo. Si trasferisce a
Colonia nel 1977 dove insegna all'Accademia
di Belle Arti.
In questi
anni organizza le "insepolture des
tableaux-piège". Durante una di queste cene,
con 120 persone, il tavolo, così com'è è
sepolto a due metri di profondità. Dal 1992
abita a Seggiano, Grosseto.
Ha
fondato il "giardino di Daniel Spoerri Hic
Terminus Haeret" che ospita numerose
sculture di artisti contemporanei.
I quadri
trappola, quei tavoli di ristoranti, oggetti
quotidiani che ripercorrono e sollecitano i
sensi dell'osservatore, sono i miei
preferiti. Creano un rapporto dinamico con
l'osservatore. Interessanti anche
"les
objets de magie à la noix, oggetti di magia
balorda, che indagano i rapporti tra gli
oggetti e la loro dimensione arcana ed
antica.
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Quindi gita a Prato, ma a
maggior ragione, gita a Seggiano, Castel del Piano,
Arcidosso. Brindiamo al Maestro con un Morellino di
Scansano! Prosit Pronibis |
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APOXYMENOS |
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Ultimi giorni per
poter vedere l' APOXYMENOS, l'atleta della
Croazia a Palazzo Medici-Riccardi.
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Statua di bronzo
raffigurante un atleta nell'atto di detergersi l'olio
dopo una qualche gara: all'epoca tutti gli atleti si
cospargevano di olio il corpo prima di qualsiasi gara.
La statua è stata rinvenuta nel 1999 a 45 metri di
profondità al largo dell'isola di Lussino. Ora, dopo
anni di restauri, è in mostra a Firenze, poi tornerà per
sempre in Croazia. Il bronzo è datato 50-40 a.C. ed è
copia di un originale greco del 360 a.C. forse di Dedalo
di Sicione o Policleto il Giovane. Era comune realizzare
copie di statue famose. La datazione al Carbonio 14 è
stata resa possibile grazie al ritrovamento, all'interno
di una gamba, di un nido di topi: c'erano noccioli di
pesche, di uva e di ciliegie. Questo significa che la
statua, prima del suo ultimo viaggio, era in posizione
orizzontale. |
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Il bronzo è di
straordinaria fattura: il giovane, di circa vent'anni, è alto quasi due metri. La
presenza nei capelli del sudore segna il
passaggio da uno stile classico ad uno più
realistico. L'allestimento in un
bianco diffuso e abbagliante, sottolinea la
perfezione statuaria. Correte, correte!
Brindiamo, in onore dei topolini inquilini
dell'atleta, con un bicchiere di maraschino! Prosit!
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POESIE D'INTERNI |
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Presso la Sala delle Reali Poste fino al 31
gennaio 2007 è possibile visitare una mostra imperdibile!
Tutti quadri mai
visti in deposito della Galleria degli Uffizzi.
Particolarmente a noi gradita in quanto si tratta di scene
di interni, con particolare riguardo alle osterie ed anche
ai postriboli.Sono luoghi teatrali dove la vita sisvolge
nella sua quotidianità esprimendo al pieno la propria
condizione sociale ed umana.Come ci sentiamo vicini e
partecipi all'"Interno con contadini"
di David Teners il Giovane o alla sensualissima "Cortigiana
olandese"
di Frans Van Mieris il Vecchio? Non poteva mancare una scena
da osteria, ma alla grande! E' un olio su tavola di 69 X 112
di Jan Miense Molenaer del 1635 che ci fa rimpiangere di non
poter partecipare alla felice baldoria! Ancora un pittore
olandese per la magia di una degustazione femminile con
tanto di musica, come noi amiamo! Infine il "Convito di
Baldassare" del pittore montevarchino (!) Givanni
Martinelli. Coppe d'oro e d'argento per il re caldeo. Dotta
citazione dal vecchio Testamento.Questi sono solo alcuni dei
quadri esposti.
Accorrette numerosi, ne vale proprio la pena, in più è a
gratis! Con i soldi risparmiati, cena al Cibreo, quello
popolare. Consiglio la ribollita! Prosit Pronobis!
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ANNIBALE CARRACCI |
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Grande Annibale! Più
del famoso anti-romano belligerante a vita.
In quel di Bologna
nasce nel 1560. Talento grande e stupefacente: la sua
mano disegna rapida e senza esitazione.
I
risultati suscitano ammirazione e rispetto. E'
naturalista. Ama la vita, la sua rappresentazione e
tutta l'umanità partecipe. Il Caravaggio lo considera un
VALENTHUOMO, ossia un grande artista a lui vicino. Ad
Oxford è conservata la "Grande macelleria"
che è una
sorte di "pala laica" che celebra le attività umane
degne dell'onore dell'opra e dell'umanità quotidiana: la
vita! Così è "il villan
che mangia fagioli"
sorpreso nell'atto del mangiare, rivela la dignità
dell'atto sublime: il bicchiere innanzi alla brocca, la
mano, cortese, appoggiata al pane, a protezione e
coccola.
Questa
rappresentazione ci racconta della nostra fragilità, la
fame, e la nostra divinità, l'essere umano.
Questa potente mente,
ricca di talento e amor vitale, di ispirazione e
creatività, si scontrò con personaggi aridi e
sprezzanti. Committenza ignorante ed egoista.
Dopo otto anni di
lavoro alla Galleria Farnese a Roma, ebbe un compenso
ridicolo. A chi non sarebbe preso lo scoramento? Si
ritirò più amareggiato che irato. Restò nell'allogio
capitolono, oppresso da depressione e
malinconia. Sul
giaciglio che mai abbandonava, circondato da discepoli
che in amorosa cura lo tenevano, si spegneva il 15 di
luglio del 1609, il pittore che tanto ci aveva amato.
Per lui un brindisi.
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Nella caraffa versiamo un Pignoletto. A lenire il nostro dolore non basterà...
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I Profumi di Cipro |
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Trevi 23 Giugno - 12 Novembre 2006 "Museo
della civiltà dell'ulivo" |
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Mostra sorprendente ed evocativa!
Profumi e porta profumi vecchi di migliaia di anni.
Frutto degli
scavi della dott.ssa Maria Rosaria Belgiorno dell'Istituto per
le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali del CNR: Ricerche
iniziate nel 1997. A Pyrgos, nel sud di Cipro, è stata trovata
la più antica fabbrica: data 4000 anni fà! Miracolosamente
scampata al terremoto del 1990-1850 a.C. che spazzò via la
misteriosa civiltà minoica. In questa fabbrica venivano prodotti
utensili, tessuti, vino, profumi... La fonte energetica era
l'olio, che serviva bruciando, a fornire il calore necessario. Infatti
al centro era posto un grande frantoio. L'olio serviva anche per
macerare le erbe , anice stellato, coriandolo, alloro,
prezzemolo e tante altre, per la preparazione dei profumi. Poi
avveniva la distillazione grazie ad un grande distillatore,
perfettamente conservato e presente nella mostra. Grazie a
tecniche ultra sofisticate quali la cromatografi a gas e
liquidi, spettrometri di massa, strumenti per la risonanza
magnetica nucleare, sequenziatori di DNA, è stato possibile
ricreare molti degli antichi profumi. Metodi già sperimentati da
Patrick E. McGovern per capire il contenuto delle anfore
ritrovate nella tomba di Re Mida. Forse sarà possibile rifare il
CIPERUM famoso in tutta l'antichità e ancora sconosciuto. Nella
mostra sono presentati molti di questi profumi ed è possibile
provarli. Potete ben immaginare gli effluvi che si possono
provare! Ed è possibile anche l'acquisto. Assolutamente da
visitare: esercitate il vostro olfatto! |
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P.S. Alla sezione
libri cercare "L'archeologo
e l'uva" di Patrick E. McGovern |
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San Martino |
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Aprile - Settembre 2006 Illegio (Tolmezzo) |
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Pregevolissima e preziosa mostra a
Illegio, incantevole paesino a qualche chilometro da Tolmezzo,
nell'alta Carnia. Si ripercorre la storia del mito di San
Martino, vescovo di Tours, il più venerato santo francese
dell'antichità e del medioevo. Sono presenti settanta opere
provenienti dai Musei vaticani, Louvre, Rjiksmuseum di Amsterdam
e altri ancora. Tele , reliquiari, statue, codici miniati,
incisioni.
Nato nel 316 a Sabaria, nell'odierna
Ungheria, figlio di un ufficiale romano, si arruola all'età di
15 anni. Sente la vocazione: a 18 anni lascia l'esercito e si
mette a studiare di buzzo buono teologia. L'11 di novembre
l'incontro col vecchierello debole e tremante. Arrestato
prontamente il cavallo, taglia in due il mantello e gliene offre
la metà. Poco dopo le nubi diradano e appare un bel sole caldo:
l'estate di San Martino, per l'appunto! Il 4/7/371 si nasconde
per non essere, a furor di popolo ,eletto vescovo. Ma delle oche
ne svelano il nascondiglio. Predicò incessantemente e dette
impulso al monachesimo. Morì a Candes il l8/11/379. Al
funerale, 2 giorni dopo, erano presenti oltre 2000 monaci oltre
ad una moltitudine di popolo. Protettore dei bottai, dei poveri
e dei... vinattieri! Per S. Martino c'è la tradizione di
mangiare oca e vino nuovo. Fare trasloco e dei contratti
contadini. Essendo essenzialmente un Santo popolare ci sono
molti proverbi.
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"Se stà
nel canton del fogo coi
maroni atorno atorno e
con un bon bozzon de vin
farghe viva a San Martin".
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" E
che odori da pignatta se
magna ben pro ti faccia
se
sarà bon el vin
canteremo Sa. Martin!".
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"San
Martin castagne e vin"
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"San
Martin nespole e vin"*
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"Chi
no magna oca a San Martin
no
fa al beco de un quatrin!". |
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"A San Martin el mosto el se vin"
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*Per saperne di più circa nespole e
vino vai alla sezione "libri da leggere" e leggere "Il mistero
del menù francese". Prosit pronobis! |
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In
copertina: Kantarus a figure nere configurato a doppio volto
femminile, 480 a.C. Firenze,
Museo Archeologico Nazionale
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Firenze, Museo Archeologico
Nazionale
18 marzo 2005 - 15 maggio 2006
La mostra inizia dal
neolitico.. Cosa mangiavano i nostri progenitori del
neolitico? Erano popolazioni nomadi: cacciavano,
pescavano e raccoglievano frutti, erbe e radici. La
cottura delle carni avveniva direttamente sulle
braci o nella cenere. Esisteva anche un metodo
indiretto. In contenitori di legno venivano inserite
pietre scaldate a più riprese fino a mantenere
l'ebollizione a lungo. Attorno agli 8000 anni
fa inizia l'agricoltura e l'allevamento. Nasce il
primo pane. L'invenzione della ceramica permette di
mettere direttamente sul fuoco le vivande. Si
preparano zuppe d'orzo e legumi, tutte calorie. Si
produce la birra con malto d'orzo, miele e bacche di
corbezzolo per facilitare la fermentazione. La vite
è stata coltivata fin dal II° millennio a.C. Si
arriva all'alimentazione nell'antico Egitto. Le
attività di coltivazioni dei cereali viene favorita
dalle annuali inondazioni del Nilo. La base
dell'alimentazione: pane e birra. Il vino è
riservato alle classi più abbienti. Usavano miele e
olio, Si passa al simposio (simposion=bere insieme)
greco e romano. A quello etrusco, l'unico che
ammetteva le donne e per questo ritenuto scandaloso
dai romani. Anche in Etruria tanti cereali e fave.
Allevamento di bovini, la famosa mucca chianina,
balzata all'onore della cronaca per via delle
ricerche sul suo DNA effettuata dall'Università di
Piacenza. Le innumerevoli rappresentazioni di pesci
nelle loro sepolture indica l'importanza della
pesca. Del vino e dell'olio, beh, ne sappiamo tutti
e bene! I reperti in mostra sono centinaia:
straordinari, stupefacenti, stupendi!
Nel catalogo ogni
oggetto presente alla mostra è riportato.
Commovente ed esaltante!
Quando uscite dal museo
andate in qualche osteria a S. Lorenzo: rivivrete
cibi e sapori antichi!
Prosit pronobis.
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