ROBERTO CIPRESSO
con Giovanni Negri e Stefano Milioni
IL ROMANZO DEL VINO
presentazione di Robert Parker jr.
Piemme, 2006 pp316
Questo è IL LIBRO DEL VINO!
Appassionato, coinvolgente, profondo, dotto, personale, divertente.
Ricco di aneddoti, di personagg, di cultura e di storia e di storie.
Storie di passioni e di amori. Di ricerche
instancabili, di prove e riprove. Tutto quello che c'è da sapere
sull'enologia, sui territori di elezione, sulle pratiche di cantina, sul vino, sui vitigni. Il tutto esplorato con cura,
ammirazione e sapienza. Un viaggio totale
nel grande nettare, in tutti i continenti. Con affettuosa partecipazione
e vissuta condivisione, ci affascina e ci
commuove. I suoi gusti personali affiorano con pudore e mi sento di
condividere. Non contento dell'esaustività di
questo libro, alla fine aggiunge un glossario a cura di Stefano Milioni,
esaustivo ed essenziale.
Vi prego, leggetelo. E fatelo leggere. Diventerete colti amanti del vino
e persone migliori. Arriverete a condividere
il rispetto delle persone e l'amore per tutto ciò che vi circonda. A
lettura terminata vi sentirete vicini ed amici
di quest'uomo illustre, capace e generoso che tanto ha dato all'enologia
mondiale. Bravo, Roberto!
La partecipazione di Giovanni Negri è facilmente riconoscibile: è
sufficente leggere il suo "Il sangue di Montalcino"
qui sotto riportato. Il prode e mite ed entusiasta Candido, nomen omen,
miseramente assassinato, altri non è che il buon
buon Roberto! LIBRON!
GIOVANNI NEGRI
IL SANGUE DI MONTALCINO
Una indagine del commissario Cosulich
Einaudi stile libero, pp 282, €18,50
Bel libro! Avvincente e ben scritto. I ritratti psicologici sono
approfonditi, credibili, a volte dolenti altre
ironiche e divertite. Un tuffo nel mondo del vino e dei più famosi
personaggi che attorno vi gravitano. E son
tutti personaggi reali, tratteggiati con mano lieve a volte non proprio
pietosa. Tutto parte, come d'obbligo, con
un omicidio. All'indagine è designato il commissario Cosulich.
Personaggio indimenticabile, deciso, sensibile,
acuto, solitario e di profonda umanità. Ci è rimasto nel cuore.
L'indagine si snoda da Montalcino alle Langhe
passando per la Franciacorta. Nel racconto sono narrati aneddoti sul
vino e sulla sua storia, data anche l'origine
del racconto. La trama zoppica un pò e la credibilità ne risente. Ma la
scrittura è piena, rotonda, si direbbe,
e lo scopo viene raggiunto. Tra l'altro viene annunciato un nuovo libro
"Roma caput vini" che proprio in questi
giorni viene dato in uscita. Con presentazione in Franciacorta, forse
quella raccontata nel romanzo? Comunque
tutto si perdona ad uno scrittore sensibile e bravo. Leggetelo, in una
serata come questa, di nebbia e freddo.
Davanti al camino, ovviamente! Bravo Giovanni!
FRANCESCA NEGRI
SEX AND THE WINE,
l'altra metà del cielo.
Curc & Genovese 2011, pp 141 € 12
L'altra metà del cielo, come avrete ben
capito, è quella femminile. Cinque amiche, con molti interessi in
comune, decidono di dar vita ad un club all'insegna della degustazione
di vino. Queste simpatiche trentenni si riuniscono per raccontarsi dei
rispettivi amanti, dell'ultimo shopping in centro, delle proposte della
moda e... assaggiano vino! E dove si incontrano? Barretti di periferia?
Mc Donald? Kebabbi? No. Locali esclusivi! Lusso, lussone! Divanetti
Chesterfield, lampade Foscarini. Scarpe Gucci. Borse Vuitton. Cloe è
l'anima del gruppo. Giornalista free lance; si occupa di economia,
gastronomia, life-style, moda, e altro ancora: Alice, famosa costumista
di famosissime opere teatrali: Cats, Jesus Christ Super... Giulia, non
si sa. Alessandra si occupa di cinema e relative public relations.
Infine Zoe, media relations e uffici stampa di ogni hosa. Benon! Come
vedete, cinque giovani ragazze agguerrite, decise, affascinanti. Bevono
champagne Ruinart Rosé e Laurent-Perrier. Un bel giorno si presenta nel
suo ufficio il suo moroso. Attempato, sofisticato, seduttivo,
bellissimo. Esperto di vino e noto artista. Le porta una bottiglia di
Vina Ijalba selection especial '94. Nella guida è così descritto:
sentori di pino, china, terra, polpa fruttata. Lei assaggia e così ne
parla: Sole e afa, caldo d'estate, brezza tra le foglie di un salice.
Mi
dondolo sotto il portico, di fronte al tramonto. Da questo momento, lei
e le sue amiche descriveranno i vini assaggiati in termini di sensazioni
ed emozioni. Ebbene è questo il nocciolo centrale, il cuore pulsante del
libro. Tutto il resto è una storiellina. Ricordatevi cari amici e
colleghi, è così che si assaggia il vino, ricordatevelo!
PAOLO ROSSI
MANGIARE
Bisogno Desiderio Ossessione
Il Mulino, Intersezioni 2011 pp.156 €14
Agile volumetto che percorre il tema del
titolo in tutti i suoi aspetti. Per
chiarire riporto nella sua interezza
tutto l'indice:
I° Idee
II° Natura
III° Cultura
IV° Il mangiare: fra natura e cultura
V° Il digiuno
VI° Digiuno e santità
VII° La fame
VIII° Scioperi della fame
IX° Cannibali
X° Vampiri
XI° Il cibo come ossessione
XII° Apocalittici della globalizzazione
XIII° Primitivismo
XIV° Un tempo il cibo era genuini?
XV° Il cervello goloso e l'obesità
XVI° Le malattie epocali
XVII° Il culto di Ana
XVIII° Moda e macilenza.
Da questo indice ben si vede il percorso storico
seguito dall'autore, noto professore specialista in
storia della scienza e delle idee. Ogni aspetto è
trattato in modo rapido ed approfonditamente non
tralasciando, ovviamente, un "gusto" divertito ed
appassionato. Qualche volta, è vero, si fa prendere
un poco la mano, specie nel capitolo: "Apocalittici
della globalizzazione", ma non gli si può fare un
torto. Una divertita rivalsa su di un modo di
pensare difficilmente condivisibile. L'indignazione
dell'autore non sa trattenersi sempre e nell'ultimo
capitolo, quello sulla moda, giustamente si fa
dironpente. I temi trattati sono molti e sviscerarli
in maniera completa sarebbe impresa infinita. Si
suggeriscono temi e spunti di approfondimento che la
ricca bibliografia può soddisfare. I dati e le
notizie sono abbondanti e soddisfacenti. Pensate che
l'indice dei nomi ne riporta ben 259! Leggetelo, è
idispensabile per un primo approccio al tema. Buon
divertimento!
P. S. L'Ana di cui si parla è l'anoressia.
GERMANA FABIANO
IN NOME DI
DIO E PER MANO DEL DIAVOLO
Vita del
boia Laurent Deville esecutore delle
alte e basse opere a Saint-Germain sulla
Somme dal 1497 al 1504.
Robin
Edizioni, la biblioteca di domani, 2011,
pp.311 € 14
Interessante romanzo storico che intreccia la vita quotidiana del boia
Laurent Deville, a quella degli abitanti del paesino di Saint-Germain, nella
Somme, nell'estremo nord della Francia. Eventi storici e vicende personali sono
accuratamente descritti, aprendoci ampi squarci nella nostra visione e
conoscenza del medioevo. Per mano ci conduce in quel periodo buio e
difficile. Particolare interesse ci suscita la vicenda del prodigioso cuoco
Marcel, nato sulle panche della cucina di un ricco borghese, l'orafo Guillot.
In questo enorme stanzone il fuoco era acceso dall'alba a notte fonda e ci si
affaccendavano numerosi cuochi e sguatteri, costantemente intenti alle
loro mansioni con precisione e lena inesauribile. La descrizione del lavoro
è accurata e precisa ed a noi è dato di assistere al lavoro in quella prodigiosa
cucina. La cucina seguiva l'alternarsi delle stagioni e si cucinavano: carpe,
lucci e trote. Marmotte, scoiattoli, ermellini, donnole e tassi. Gru, beccacce,
fagiani, cigni e quaglie. Polli, vitelli, maiali, cinghiali, caprioli, camosci,
conigli e lepri. Salsicce, lardo, trippa,frattaglie, uova. Cipolle, aglio, estragone, pepe,
menta, cerfoglio, coriandolo, erba cipollina
condivano questi cibi. Eppoi cavoli, rape, verze, piselli, orzo, farro, avena,
ceci, lenticchie, bietole, lattughe, carote.
Non mancava il miele, le
mandorle, e noci. More, mirtilli, mele, pere,
pesche, ciliegie, albicocche. Si beveva anche, vino,
ovviamente, ma anche birra e idromele. Ogni ben di
Dio. Siamo nella cucina di un riccone, ricordiamolo.
La dieta della povera gente era di tutt'altro tenore
e ben viene descritta nel romanzo. Comunque anche il
prodigioso cuoco Marcel Fleury, disconosciuto
miglior cuoco di Francia, finirà i suoi giorni,
tutti passati nella cucina, come cliente del Deville.
Grave perdita, per il riccone ed i suoi amici. A
tratti ci ha ricordato il film "VATTEL"
la cui recensione è presente nella sezione "I film
da vedere", buona visione e buona lettura!.
HERMAN KOCH
LA CENA
BEAT (Neri Pozza Editore) 2010, pp253 €9
Una giovane, bella ed elegante signora seduta ad un tavolo apparecchiato. Senza
tovaglia. Lo sguardo inquieto ed
indagatore. Denota un carattere poco remissivo. Le braccia allargate ed
appoggiate sulla tavola la predispongono
alla lotta. Un lampadario barocco, sbilenco, le insiste sul capo. La
presenza di altri bicchieri suggerisce lapresenza di altri convitati. Non sarà
una cena conviviale. Questa l'immagine di copertina.
Infatti. Due coppie di amici si ritrovano ad affrontare un destino
comune ai loro figli: hanno saputo che si sonomacchiati di un orrido delitto. Il
ristorante è di gran lusso e di prestigio mondiale, ci si prenota con anticipo
di mesi e mesi: fortunatamente uno di loro è il futuro primo ministro.
Incominciano a chiacchierare. Sono persone per
bene, casa, lavoro, amici, shopping.
Un
poco alla volta si fa strada una vena di
acuta follia, di sentimenti ignobili
ben intrecciati al loro comune sentire.
L'orrore nel quale sofficemente vivono è
cristallino. Bene ci stanno e bene
lo difenderanno, ad ogni costo. I
dialoghi si dipanano e ci raccontano di
vite al limite della legalità e della
pazzia. Abilmente l'autore, lentamente,
sapientemente, ci fa entrare in queste menti malate.
Ma, infine, sono
tutti benpensanti, rispettabili esempi
della ricca borghesia olandese.
L'assoluzione per l'atroce crimine
commesso
dai figli sarà totale ed irremovibile.
Per completare l'opera bisognerà
commettere un altro delitto. Cosa non si
farebbe per i figli!!! Romanzo duro,
durone. Comunque... aggiungo il menù,
forse può alleviare. Aperitivo, champagne rosé
Antipasti, gamberi di fiume con
vinaigrette di dragoncello, cipolline e
gallinacci dei Vosgi
Secondo, filetto di faraona avvolto in
listarelle di pregiata pancetta tedesca
ed uva
Dessert, parfait di cioccolato
artigianale con mandorle, noci
grattugiate e more
Digestivo, grappa bianca giovane, caffè
espresso.
PETER MAYLE IL COLLEZIONISTA DI MARSIGLIA
Garzanti 2011 pp.195 €18
Allora. Danny Roth fa l'avvocato,
avvocatone! A Holliwood! E'
specializzato in attori, attoroni! E'
ricchissimo!
Quadri, gioielli, proprietà... E anche
vini, vinoni! Lafite-Rothschild del '53,
Latour del '61, Margaux dell '83,
Petrus del '70! Bottiglie, bottiglioni!
magnum, jéroboam, Mathusalem,
Nabuchodonosor, abacuqque! Ma,
tranquilli,
sono tutte assicurate: per 3 milioni di
dollari! Purtroppo Egli è triste, a
nessuno gliene frega nulla. Il mondo
dello spettacolo, si sa, è arido.
Bevono, sì, ma uiski, a litri. Che fare,
M. Lenin? Idea! Mi faccio un'intervista,
vado su il giornale! Così fa. Paginone,
fotone, successone! Ora, finalmente,
tutti lo sanno, da tutto il mondo sassi!
Benon! Come si sa, il tempo passa e
arriva il S. Natale. Lì, punta neve!
Fortunatamente, il leguleio, ha una
casuccia ad Aspen, metri tre di neve.
Amici ed amiche, ora Egli è famoso e
l'allegra brigata vuol sapere di il vino
:
E' bbono? Di i' cche sà? Ecc. Egli è finalmente felice! Ma come voi ben sapete,
la felicità dura poco.
Tornato a casa
scopre
che la sua cantina è stata saccheggiata!
Ahimè. Vabbè, pace, tanto è assicurato,
mica per niente fa l'avvocato!
L'assicuratore vuol vederci chiaro. Non
è avvocato ma i quattrini... Pensa e
ripensa, gli viene in mente un nome:
Sam Lewitt. Costui abita al Chateau
Marmont, un alberguccio nei dintorni.
Egli è: Giovane, Bello, Ricco, Erudito.
Amante del bello, del lusso, dell'arte,
delle donne e... DEL VINO! Indagherà
Egli! Da solo? NOOOO, gli si affiancherà
una signora francese esperta in vino.
Vecchia e laida? NOOOO! Strafiha,
giovane, ricca ecc. ecc. A Parigi, primo
lavoro
si fa fare una dozzina di camicie da
CHAVET, in place Vendome, N.28. Poi va a
mangiare a la Coupole e così via.
In due giorni trova il colpevole. E'
ricchissimissimo, possiede giornali e
televisioni, società, villone, barche.
Paga le tasse, vorrebbe entrare in
politica, è un pò bassino, tutti gli
vogliono un bene dell'anima! Giuro, è
proprio così il libro! Comunque, sta a
Marsiglia e gli garba avere una cantina
piena di vino. E' Egli il colpevole! Ma
è tanto buono, lo vogliono come
Presidente, come si può denunciarlo?
Allora glielo rubano e lo ridanno al
Sig. Danny.
Tutti contentoni! Il vino è salvo, il
riccone è ricco, il giovane pure,
l'avvocato anche. Evviva. Presto ne
faranno
un film. Sarebbe il secondo. Ora sapete
tutto. Se volete ve lo presto.
IL CONTO DELL'ULTIMA CENA
Il cibo, lo spirito e l'umorismo ebraico
EINAUDI stile libero, 2010 pp 135 €16.00
Come sempre l'ottimo Moni Ovadia ci
accompagna per mano in un cammino che
attraverso il Vecchio ed il Nuovo
Testamento,
con cultura sapienzale, ci porta in un
mondo ricco di tradizione, insegnamento
ed ironia. Tutto il racconto è permeato
di condivisione e solidarietà,
compassione ed umorismo, vissuto
attraverso i secoli. Consapevolezza di
un destino
di esilio e sofferenza sopportata con
tenacia e senso dell'umorismo. Il libro
è zeppo di storielle, a cominciare da
quella
che dà il titolo al volumetto, che
svelano l'attitudine ebraica
all'autoironia e all'arguzia.
Libro divertente, istruttivo, storico,
profondo. Imperdibile!
Alla fine una ricca appendice di cucina.
Povera ma ricca di sapori e profumi.
Semplice ma ricchissima di tradizioni
millenarie,
che vi darà soddisfazioni a profusione
ed accontenterà i palati più esigenti.
Alla sezione cucina una scelta di
ricette:
le più facili da realizzare.
GEORGES SIMENON
Maigret e il produttore di vino
ADELPHI
Milano, 2010. Pagg. 167 €9.00
Oscar Chabut è stato assassinato!
All'uscita di un bordello di charme.
Quattro pistolettate hanno posto fine
alla sua vita. Giace disteso nella neve.
Uno dei più importanti produttori di
vino della Francia. La sua società, la
Vin des Moines, è presente in tutta la
nazione. Le sue chiatte, autobotti,
cisterne, percorrono il Paese in lungo
ed in largo. L'indagine si presenta
difficile. Il morto ha più nemici che
amici. Era un donnaiolo efferato, un
violento, senza scrupoli e rimorsi. Ha
distrutto concorrenti e famiglie. Donne,
dipendenti, conoscenti. Insomma c'era da
aspettarselo. Anche il vecchio padre,
che gestisce un misero bistrot, il Au
Petite Sancerre, conferma il giudizio
diffuso: il figlio non ha mai guardato
in faccia nessuno. La sua carica
malefica e mortifera era giunta al suo
limite estremo. Maigret, mezzo
influenzato, comincia la sua ricerca. Tra un bicchierino di acquavite ed uno di
rum, incontra l'entourage del commerciante. Umanità varia, sfruttati e
sfruttatori. Poveri diavoli vilipesi e ricchi corruttori. Donne offese e
violentate. Borghesi tronfi ed amorali.Il commissario mal sopporta questi
incontri, complice lo stato di salute precario, e ben lo fa vedere.
Si sa come va il mondo: il
colpevole, un poveraccio ex dipendente
sadicamente maltrattato, si
autodenuncia. Ormai abbruttito dalla
drammatica situazione lo va a trovare in
casa sua. Maigret non può far altro che
ascoltarlo e compatirlo. Beve grog con
l'assassino e si risolleva. Tornerà a
letto per lenire la sua malattia. In
questo breve romanzo, come sempre, il
grande Simenon dà prova di fine
conoscitore dell'animo umano, di
compassione. E dell'ineluttabilità della
trama umana: nelle sue pieghe ristagnano
semi del male e della sofferenza.
Leggetelo, con piacere. Con attenzione:
è un saggio di sociologia. Tenete a
portata di mano un bicchierino di rum!
REDCLIFFE NATHAN SALAMAN
STORIA SOCIALE DELLA PATATA
Alimentazione e carestie dall'America
degli Incas all'Europa del novecento.
Collezione Storica GARZANTI, 1989 pp434
Opera monumentale sulla storia della
patata, coltivazione,uso, diffusione e
della sua influenza nell'ambito del Sud
America, dell'Europa e del resto del
mondo. Opera unica nel suo genere, a
tutt'oggi insuperata per profondità
storica
e scientifica con particolare
approfondimento all'aspetto
socio-economico. La storia della patata
è strettamente
intrecciata alla storia umana. Dalla sua
prima coltivazione ad opera delle
antiche popolazioni che, sospinte dalla
ostilità della giungla amazzonica,
superando le Ande, si stabilirono sugli
altopiani montagnosi delle Ande
atlantiche.
Gli indigeni erano animisti, associavano
uno spirito ad ogni soggetto, vivente o
non vivente. Su tutti il sole, mentre la
foresta era animata di spiriti. Timori, sospetti, crudeltà, mestizia e
rassegnazione sono ritratti dominanti della mentalità dei nativi. Da questo
ambiente ostile, dal terrore che ispirano le foreste, furono costretti ad
allontanarsi compiendo così il completamento del loro viaggio, da mare a mere,
da costa a costa. Arrivati sugli altipiani trovarono condizioni avverse, freddo,
venti gelidi, terreno poco fertile.
E
trovarono la patata: solanum andigenum. Cominciarono
la coltivazione con difficoltà e senza
attrezzi adatti a quel nuovo lavoro.
Mangiano il porcellino d'India (cuy) che
si
sono portato dalla giungla e che hanno
addomesticato. Coltivano il mais, che
anche distillano. scoprono la coca e
sfruttano il lama. La vita si fa meno
dura: L'arrivo delle popolazioni del
Nord prima, gli spagnoli poi, ci
penseranno
a ricacciarli alla dura sopravvivenza
pura e semplice. Gli spagnoli
apprezzarono questo tubero, specialmente
i
missionari che ne intuirono le enormi
possibilità. Presto fu importata in
Europa dove veniva propagata sia a mezzo
dei tuberi sia come pianta, usata come
ornamento, cosa che ha facilitato l'ibridazione. L'uso
alimentare non fu facile
essendo un audace taglio con la
tradizione. Non essendo mai stata
vista era come mangiare il frutto
proibito dell'Eden:
nella Bibbia non è nominata. Così come lo
zucchero ed il tabacco. Tutte queste
piante furono bandite in tutte le russie
e nelle Highlands. Infatti in Europa si
aggirò l'ostacolo seminando le patate il
giovedì Santo, per placare il senso di
colpa sviluppato da quel frutto
misterioso. Ma la patata è buona e non
richiede particolari cure. Questo è il
suo merito
ma anche il suo pericolo mortale. Nei
terreni ricchi di torba si propaga in
modo sorprendente ed estrema facilità, e
trova in Irlanda il suo habitat ideale.
La popolazione vive in uno stato di
miseria e degradazione totale. Dal
XIV al XVIII secolo pestilenze, carestie
e lotte sanguinose hanno flagellato le
genti. In Irlanda ci fu la sfida tra
il Rinascimento inglese e l'oscurantismo
dello spirito medievale dissanguato da
secoli di lotte fratricide. Lotte feroci
tra clan rivali. Il capo clan era
designato dallo stesso clan. Alla morte
del capo, la terra era suddivisa tra i
suoi
figli maschi. Avveniva così una
frammentazione delle proprietà eccessiva
che portava all'insufficienza alimentare
di un clan.
Vi erano poi continue lotte tra i clan
celtici ed i feudatari
Normanno-Irlandesi. Le condizioni di
vita erano arretrate,
abitazioni di un locale unico, in cui
viveva la famiglia e gli animali. Tutti
mangiavano da un unico pentolone.
Le case si riempivano di fuliggine ed il
tetto di paglia veniva bruciato per
concimare. Era in uso il piantatoio,
come gli andini, e non l'aratro. Chi lo
aveva lo legava alla coda dei cavalli.
La lana veniva strappata alla pecora con
mani invece di tosarla. Questo fino al
1845. Il grano veniva bruciato con tutta
la paglia, per poi liberarlo dalla
cenere
e macinarlo. In una condizione agricola
così deteriore, l'arrivo della patata fu
benedetto. Presto divenne l'unica fonte
di sostentamento. Patate, un po' di
latte, farina d'avena. Ben presto l'arte
di vivere era ridotta a livelli
animaleschi
data la sudditanza dal tubero. Una
famiglia di cinque persone abbisognava
di 125 chili di patate a settimana!
Quando il
frutto per ben tre anni consecutivi si
ammalò, fu la catastrofe. Lo spettro
della fame si abbatté furiosamente sulla
gente. Vagavano nelle campagne cercando
radici commestibili. Le poche
manifatture, boicottate dagli inglesi,
fallirono.
In un ambiente esacerbato da gelosie
religiose, conflitti politici, attività
produttive frustrate, ridussero il
tenore
di vita degli Irlandesi ai livelli più
bassi mai raggiunti in Europa.Si
calcolano oggi in oltre un milione di
morti per fame.
Parliamo di centocinquanta anni or sono.
Se per un qualche motivo un gruppo
economico forte ha interesse a svolgere
un'azione coercitiva su una parte meno
forte,
se non ha freni di tipo legale, morale,
politico, il metodo migliore è fargli
adottare come fonte principale di
alimentazione
un alimento semplice ed a basso prezzo.
Il risultato è l'abbassamento del tenore
di vita. Più è basso più si sfrutta la
popolazione
più il loro stato sarà simile alla
schiavitù. Insomma, quando la patata
predomina la società, una parte di essa
corre
dei rischi. Proprio perché è nutriente,
è un'arma insidiosa per sfruttare i
gruppi deboli. Nella Gran Bretagna del
XVIII
secolo, la classe imprenditoriale aveva
bisogno di mano d'opera a buon mercato.
La sussistenza a base di patate riduceva
il costo del lavoro al minimo. La patata
è stata usata deliberatamente con lo
scopo preciso di non alzare i salari.
Quando la patate giunse in Irlanda la
società era disgregata ed in brevissimo
tempo divenne il cibo del popolo. Dopo
aver
dimostrato di essere lo strumento più
idoneo a mantenere le masse in stato di
miseria e degradazione, la patata finì
con il causare la rovina degli sfruttati
e degli sfruttatori. E' l'uomo che con
la saggezza o la follia può decidere di
un
prezioso dono della natura: benedizione
o sciagura. Labile è il confine tra il
bene ed il male.
Libro affascinante, scritto benissimo e
straripante di notizie e dati altrimenti
introvabili. Ricchissima bibliografia.
Insomma, lo leggerete
d'un fiato e mi ringrazierete: ora
vedrete con occhi diversi la storia dei
popoli!
Tristam Stuart SPRECHI
Il cibo che buttiamo, che distruggiamo.
che potremmo utilizzare.
Bruno Mondadori Editore, 2009, pp. 358
€ 22,00
Questo libro apre una finestra, una
finestrona sul mal uso del cibo.
Veramente sul bieco uso di questo bene
necessario, primario, fondamentale. Se
ne produce in quantità abnorme,
enormemente oltre il fabbisogno. Quindi
in gran parte, nel nostro mondo, viene
distrutto. Già al momento
dell'inscatolamento dei prodotti cotti
un buon 10% viene scartato per lievi
imperfezioni estetiche. Aziende
agricole, specializzate nella produzione
di carote, per esempio, usano un sensore
ottico laser che analizza "al volo" la
forma delle carote. Durante il volo le
carote non diritte, vengono colpite
durante il loro volo, e precipitano in
un deposito che le attende: diventeranno
mangime per animali. Fino alla metà
degli ortaggi e della frutta prodotti
per i supermercati, viene respinta per
irregolarità nell'aspetto. L'agricoltura
moderna ha moltiplicato la resa dei
terreni, moltiplicandola resa per
ettaro: gli sprechi sono aumentati in modo uguale. La pesca non sta meglio. La
legislazione europea prevede, per ogni stato membro, un quantitativo di pescato
diverso e diversificato, che tiene conto della quantità, delle specie presenti
nei vari mari.Questo fa sì che il pescato oltre le quote stabilite e di specie
diverse da quelle ammesse, sia rigettato in mare.
Una volta raggiunto il quantitativo per una
determinata specie, quello eccedente nelle reti
ritorna in mare. In totale, circa il 50% del pescato
torna in mare. Secondo uno studio di "Nature" il 90%
dei grossi predatori, merluzzi, salmoni, tonni,
subiscono questo destino. Per la carne è ancora
peggio. Per produrre 1 (uno) chilo di grano servono
tra i 500 ei 4000 litri di acqua. Per un chilo di
carne ce ne vogliono da 5000 a 100.000. Per produrre
100 Kcal di cibo vegetale, mediamente 0,5 metri cubi
di acqua, Per lo stesso quantitativo di origine
animale otto volte di più. Gli americani consumano
123 Kg. di carne pro capite. Gli inglesi 83, i
cinesi 55, gli ugandesi 10 e gli indiani 5. In
Brasile l'esportazione di carne è aumentata negli
ultimi anni del 700%, causando un bisogno sempre
crescente di soia come alimento animale, causando
deforestazioni ed erosione del terreno. Di
conseguenza è aumentato il prezzo della soia e la
deforestazione ha avuto un incremento del 4%.
Insomma la sovrapproduzione di cibo è fondamentale
per i paesi ricchi. Occomemai paesi già ad ampia
sufficienza alimentare producono in eccesso? Ma
perché sono buoni! L'eccedenza, il surplus, viene
donato! Beh, i paesi riceventi svilupperanno una
sincera riconoscenza verso i donatori, che in cambio
proporranno semplici accordi commerciali, iniqui,
che serviranno a stringere un po' di più il nodo
della dipendenza. L'invio in Africa e Asia cibo,
spalanca agli USA nuovi mercati, rendendo i paesi
riceventi dipendenti. Così funzionano i
supermercati: un'infinità di prodotti per aumentare
la clientela ed i consumi. Aggiungete la crescita
delle popolazioni, i cambiamenti climatici, la
scarsità di acqua e l'impoverimento dei suoli... La
riduzione degli sprechi alimentari è l'unica
soluzione al problema della deforestazione, del
riscaldamento globale, della fame...Ridurre la
domanda, drasticamente è una priorità essenziale!
Anche noi in Italia, non siamo da meno. Ogni
famiglia butta mediamente 27 Kg. di cibo nella
spazzatura, con una cifra sprecata di 515 euri
all'anno. In totale, in tutto il mondo, finiscono in
discarica circa 17 MILIONI di tonnellate di cibo.
Naturalmente sono gli americani i più spreconi,
gettano il 40% del cibo acquistato. Il libro è
ricchissimo di dati raccapriccianti. Tabelle e
grafici. Notizie e consigli. Insomma vi toglierà il
sonno ma vi farà riflettere, magari cambiare stile
di vita. Prestare più attenzione alle vostre
abitudini, cambiare dieta e sensibilità: tutto si
può fare!
MARCO
MALVALDI
ODORE DI CHIUSO
Sellerio editore Palermo,2011, pp. 198
€13
Bisogna proprio dirlo: il buon Marco ha
raggiunto un livello di scrittura
ottimo. La trama è molto interessante ed
avvincente. Con un tocco di originalità
che avvince e ci costringe alla lettura
forsennata. Piacevolissimo, divertente,
ben costruito. Eppoi... il grande
Pellegrino Artusi! Che da par suo
attraversa i vetusti saloni dell'avito
castello soffermandosi, naturalmente,
nel salone da pranzo e nella cucina,
dove una provetta cuoca, Parisina,
regna. Tutti i personaggi sono
tratteggiati con acume, ironia e
simpatia. Grande umanità. Compratevelo.
Leggetevelo, di questi tempi rara una
buona lettura! Naturalmente non poteva
mancare una ricetta! Andate alla
sezione
cucina. Provatela, come io ho fatto:
doppio divertimento! Un riverente
ringraziamento a Marco Malvaldi!
Prefazione di Luigi Ciotti
Verdenero inchieste
Edizioni Ambiente - Milano, 2010 pp 180
€14
Il titolo fa riferimento alla cena, alla
vostra cena, magari di questa sera!
Ebbene sì, la criminalità organizzata ha
messo le mani in pasta e non solo su
quella. Anche sugli ortaggi, la carne,
le mozzarelle, il pesce... Gli orti sono
concimati con rifiuti tossici, la
diossina smaltita negli allevamenti di
bufale, il percolato finisce nei
pascoli.. Le bestie destinate al
consumo. infette e gonfiate con ormoni
proibiti, provenienti dalla Corea, le
cozze pescate in acque putride nei
pressi dei collettori fognari. I vari
commerci sono saldamente in pugno alle
varie organizzazioni criminali. Il pane, fatto con farine scadenti e malsane,
viene cotto in circa tremila forni abusivi, usando per il fuoco vecchie bare,
infissi marci e sostanze tossiche.
E' noto il fatto
di una signora, che notando delle fessurazioni nella
tomba di famiglia, ne richiedeva la riapertura. Al
suo interno furono trovate ben sette salme
affastellate. Il burro, venduto in tutta
Europa, costituito da grassi animali e scarti di
macelleria, ossa, interiora, cervelli, strutto e
acidi vari. Una volta metabolizzate dall'organismo
queste sostanze, causano gravi
disfunzioni epatiche. Oltre 22.000 tonnellate
di burro sono state prodotte nelle provincie di
Napoli e Caserta. Fortunatamente esiste e sta
crescendo una nuova realtà. Sono le cooperative di
giovani che, grazie alla legge Rognoni-La Torre,
lavorano le terre sequestrate e confiscate alle
cosche. Queste terre vengono riportate alla loro
naturale vocazione, coltivando e producendo con i
metodi dell'agricoltura biologica ortaggi, frutta,
vino, olio ed il tutto nel pieno rispetto
dell'ambiente e della salute.
Questa è la speranza per tutti noi: un mondo
migliore, onesto ed etico, rispettoso dei lavoratori
e dell'integrità della natura. Compito fondamentale
di tutti è sostenere e promuovere i prodotti di
queste cooperative..
Ed ora, per consolarci, alcune ricette di famosi
cuochi professionisti che hanno ideato,
espressamente per questi prodotti, ricette che
esaltano al massimo la loro qualità. Correte alla
sezione cucina. Buon appetito!
DIEGO DE SILVA
MIA SUOCERA BEVE
Vita, affetti e cause perse di Vincenzo Malinconico,
filosofo involontario.
Einaudi anno 2010
Pag.338 € 18.00
In effetti, andando a trovare la
suocera, l'avvocato Melanconico
Vincenzo, le porta in regalo una
bottiglia di una nota marca di uischi.
In una successiva visita nota che la quantità di liquido è
diminuita. L'anziana ha gradito.
Frizzi e lazzi. Vicenda trascurabile.
QUI XIAOLONG
QUANDO IL ROSSO E' NERO
SuperPocket Marsilio, 2008 pp 285
€ 5,60
L'autore, come il nome suggerisce, è
cinese. Vive negli USA dove insegna...
cinese. Protagonista dei suoi romanzi
gialli è il detective
Chen. Anche costui è un esperto di
letteratura cinese. Il romanzo è
infarcito di proverbi, poesie e
tradizioni cinesi. Non solo, Nel corso
della vicenda
il poliziotto si rivela essere amante
della tavola e di cibo si tratta
piacevolmente e dSo Diffusamente. La
vicenda è ambientata ai nostri giorni e
narra
l'omicidio di una scrittrice, ex guardia
rossa, ex insegnante universitaria, ex
amante di un illustre professore.
Professorone. Ma i tempi cambiano. Muore
il buon Mao, la vedova finisce in
galera, i vecchi ideali vanno a farsi
friggere
Insomma la signora viene cacciata, il
suo passato di militante rimproverato e
gli amici la evitano come la peste.
Si affaccia la proprietà privata,
l'iniziativa personale, il tornaconto. Una specie di
capitalismo dei poveri.
Soldi! Ed è a causa del miraggio di
facili guadagni che la ex intellettuale
viene uccisa. Ella ha scritto un libro sul suo vecchio prof, forse non
politicamente corretto.
Fatto sta che
qualche copia la vende e qualche soldarello lo piglia. Ma vive in un
lurido tugurio,
in un casamento popolare nel senso di
alveare. Chi è colui che la passò nel
mondo dove i più risiedono?
Il compagno ispettore capo Chen, tra una
citazione ed una mangiatona, risolve il
caso: parenti serpenti!
Non ci sono colpi né spari. Ma poesie e
massime di Confucio e Lao Tse. E storia
politica della Cina negli ultimi 50
anni.
Divertente ed istruttivo, ironico e
caustico. Qui alcune massime:Il coniglio
non bruca mai vicino alla tana. Prima di
prendere a calci un cane, bisogna
pensare alla faccia del padrone. Il
sentiero
su cui si incrociano due nemici deve
essere davvero stretto. Un gentiluomo
può cercare la vendette anche dopo 10
anni. Non è lo stendardo che sventola,
né il vento che soffia, ma il tuo cuore.
Ora delle poesie. Le lacrime di una
candela si seccano- soltanto quando si
brucia fino a diventare cenere. LI
SHANGYIN
Non puoi vedere il vero volto dei
montiLu - se ti trovi ancora tra le
montagne. Su Dongpo. Esiste soltanto un
ciclo infinito- di vecchie gioie e nuovi
dolori- un giorno qualcuno- davanti
davanti alla torre gialla di
notte-potrebbe sospirare per me. Su
Dongpo. Ero felicissimo di bere assieme
a te - mentre la luna affondava tra i
salici cantando. Yan Jidao.
Per quanto riguarda la gastronomia
possiamo citare alcuni dei piatti
assaggiati dall'ispettore Chen:
Spaghetti con cavoli verdi sottaceto e
germogli di bambù invernali con maiale
xiao.
Spaghetti ruvidi in brodo rosso di pepe
macinato, fette di cipolla verde, il
tutto condito con trippa stracotta.
Maiale macinato con vino rosso, fette di
cetriolo agro caldo, su fettuccie verdi
di fagioli.
Interiora di passero, dorate e fritte
con teste di anitra private del cranio.
Sauna di gamberi di fiume vivi ma in
acqua calda e un po' di vino. Poi si
immergono in acqua resa bollente dalla
presenza di pietre roventi.
Cozze sgusciate, mescolate a formaggio e
spezie varie e rimesse nella loro
conchiglia.
Gustatevi il tutto: LA CINA E' VICINA!
FRANCINE PROSE
GOLA
Raffaello Cortina Editore, Milano. 2006
pp111 €14
Curioso come nel corso dei secoli la
gola sia sempre stata considerata, non
un piacere, una soddisfazione, un giusto
appagamento di un desiderio, di un
bisogno fondamentale, vitale. Sempre è
stata, e lo è ancora oggi, un vizio,
anzi, un vizio capitale! La religione ne
ha fatto scempio! Osservando il digiuno
e la mortificazione del corpo, fino a
giungere stadi di grave denutrimento.
Pensiamo a santa Caterina da Siena e a
santa Chiara. Eppure, Gesù, per la folla
affamata, compie il miracolo della
moltiplicazione dei pani e dei pesci e
sazia quella folla. Preoccupandosi poi
della raccolta degli avanzi: niente
sprechi! Ancora nel Medioevo, periodo
notoriamente di diffusa dieta generale
ipocalorica, si tuonava contro il cibo.
Per non dire del bere!
Nei suoi "I racconti di
Canterbury" Di Geoffrey Chaucer c'è
questa novella. Ambientata nelle
Fiandre, parla di tre giovani crapuloni
dediti al vizio del bere, del gioco e
delle donne. Giunti in un paesino,
vengono a sapere che lì la morte ha
fatto strage! Essi, coraggiosamente, si
impegnano e giurano che la scoveranno e
la trucideranno! Baldanzosi e
barcollanti, iniziano la ricerca.
Incontrano un vecchio misterioso che gli
indica una quercia enorme sotto la quale
è solita stare. Partono rapidi e
risoluti. Giunti all'albero trovano un
tesoro enorme in monete d'oro malamente
nascosto! Grande giubilo! Grande gioia!
Bisogna festeggiare! Decidono dunque di
aspettare la notte per portar via il
tesoro indisturbati . Ma rimane del
tempo ed è bene impegnarlo in qualche
modo: non sono dei perditempo
fannulloni! Che fare? Essendo assai
affamati ed assetati per le forti
emozioni, decidono di mandare uno di
loro all'osteria a comprare cibo e vino
in abbondanza. I due rimasti,
rimuginando, hanno una brillante idea,
in caso di morte accidentale di uno di
loro, bisognerà dividere per due! Più
soldi! Più bottino! La felicità aumenta.
Arriva finalmente, carico di provviste,
il loro amico. Tosto viene brutalmente
assassinato! La felicità aumenta
vertiginosamente! Ah, Ah, Ah, ben fatto!
E' ora di trangugiare. Ma, ma... Anche
il morto, nel suo piccolo, non era uno
stinco di santo. Aveva avuto la stessa
idea Il tesoro non sarebbe stato diviso,
per nulla! E con questa bella pensata
aveva avvelenato il vino! Tutti marti!
Eh, la gola è un brutto vizio!
Ancora oggi è diffuso un sottile
sentimento di sospetto ed alle volte di
orrore, nei confronti dei grandi
mangiatori. Nel corso del tempo si è
sostituita l'equazione piacere=peccato e
quindi dannazione eterna, alla più
semplice e diretta equazione
piacere=morte. Occomemai? Potete
scegliere, con calma e cura:
vasculopatie, diabete, arteriosclerosi,
ictus, epatopatie, demenze eccetera
eccetera. Il ciccione è guardato come un
disadattato, un incosciente da
commiserare: sarà certamente portatore
di scarsità di mezzi materiali ed
abbondanza di stoltezza. Insomma è
cambiato il metro del giudizio ma resta,
pietracea, la condanna sociale dura ed
inappellabile!
Nel volume sono incluse numerose
riproduzioni di opere di quei Maestri
che nel corso della storia si sono
cimentati su questo malefico vizio. Si
va dal Beato Angelico a Hieronymus
Bosch, Pieter Bruegel, Diego Rivera...
Finita la lettura concedetevi una lauta
cena ed un paio di bottiglie. Brindate a
Dioniso, figlio di Zeus, unico degli dei
dell'Olimpo, che parla direttamente agli
uomini!
AA VV LE NUOVE RICETTE DEL CUORE
a cura di Carla Sacchi Ferrero
BLU' edizioni 2008 pp 159 €10
Progetto editoriale encomiabile e di
notevole portata. Ben venticinque autori
hanno scritto il racconto della loro
vita e la ricetta culinaria che
dall'infanzia è stata presente nel loro
cuore come simbolo della famiglia e
delle tradizioni. Gli autori hanno
partecipato a titolo gratuito,
devolvendo i proventi dai diritti
d'autore alla Fondazione Banco
Alimentare, che grazie all'azione di
centinaia di volontari, raccoglie e
distribuisce tonnellate di cibo,
derivanti dalle eccedenze, in tutta
Italia. Ad esse è collegata la giornata
nazionale della colletta alimentare.
Tutti i racconti sono godibili,
interessanti ed istruttivi. Scritti con
grande passione, per la cucina e per ciò
che ancora fa ricordare. Dall'Algeria di
Khaled Fouad Allam alla Sicilia di
Andrea Camilleri. Dal profondo Piemonte
di Giorgio Faletti alla Ferrara di Folco
Quilici. Dalla Napoli di Raffaele La
Capria alla Roma di Rosetta Loy. Tutte
le storie meritano di essere lette, tutte
le ricette meritano di essere provate.
Io ho scelto quella di Giosetta Fioroni e
di Gianola Nonino. Gisetta è romana,
scrittrice, poetessa ed artista a tutto
campo. Ha esposto in gallerie di tutto
il mondo, la sua pittura è
rappresentazione di sentimento e poesia
a cui è legato indissolubilmente il suo
essere: sua l'opera che campeggia sulla
copertina del volume. Il quadro dei suoi
ricordi famigliari ci mostra un momento
di attesa e di preparazione
dell'incontrarsi attorno alla tavola. Il
momento della creazione di una piccola
replica del Natale colma di calore,
solidarietà, amore. Il suo piatto, la
"sua" minestra: la pasta e fagioli.
Gianola Nonino, friulana, si occupa
dell'omonima distilleria fondata dal
padre. Creatrice delle celebri acquaviti
conosciute in tutto il mondo, è
fondatrice del premio Nonino Risit d'Aur
e dal 1977 il premio di letteratura
Nonino. Ebbene il suo racconto
autobiografico ci narra della permanenza
dello scrittore siciliano Leonardo
Sciascia presso di lei. Periodo in cui
scrisse "Il cavaliere e la morte".
Ebbene, qualche sera l'illustre ospite
si metteva ai fornelli per la cena.
Gianola restò ammaliata dalla caponata,
che rifece infinite volte con sue
modifiche rispetto all'originale: era
stato lanciato un ponte che collegava i
due estremi d'Italia! Richiedete questo
libro: molto più che ricette! Molto più
che racconti!
Alla sezione
CUCINA le due ricette
LA ZUPPA DI KAFKA
Storia della letteratura mondiale dalle
origini ad oggi in sedici ricette
Ponte alle Grazie 2006 pp 113, €10
Il titolo tiene fede a questa raccolta
di racconti. Tutti scritti alla moda
di... Dalla ricetta dell'agnello in
salsa di aneto, scritta alla Raymond
Chandler, ai fornelli un detective, che
fumando e bevendo bourbon, aspetta una
bionda. Ai crostini al formaggio,
elaborati, parodiando Harold Pinter, in
una squallida soffitta. Dalle "moules
marinières" alla Italo Calvino,
colloquiali e confidenziali alla "fenkata"
in cui lo pseudo Omero descrive la
preparazione del cibo da parte del prode
Achille. Ci sono citati anche Thomas
Mann, Jane Austen, Jorge Luis Borges,
Graham Greene, Virginia Wolf, Franz
Kafka,Irvine Welsh, Marcel Proust,
Gabriel Garcia Marquez, John Steinbeck,
Geoffrey Chaucer.
Libro appassionato
e divertente che unisce letteratura e
cucina con umorismo, partecipazione e
lievità. Andrebbe letto ad alta voce, in
una cucina tra fornelli e vapori,
lasciando agli ascoltatori il compito
dello svelamento dell'autore che
descrive il piatto che si apprestano ad
assaggiare! Nella sezione
CUCINA un paio
di ricette, alla moda di J. Steinbeck e
di G. Chaucer.
SERGEJ DOVLATOV
IL PARCO DI PUSKIN
Sellerio Editore 2004
pp197 € 9.00
Straordinario racconto! Resoconto di
alcuni giorni passati dall'autore al
famoso Parco Puskin, come guida
turistica. Appassionato, struggente,
lirico, tenero, ironico. La scrittura
trabocca di umanità, quella di una
grande anima, coraggiosa e dolente,
partecipata e solidale. Il buon etilista
Borja, nomignolo dell'autore, descrive
così un breve momento della sua
giornata: "Mi sedetti appoggiandomi ad
una betulla e mi scolai una bottiglia di
vodka. Il mondo non migliorò
immediatamente. Poi, tutto mutò. Il
bosco si schiuse e mi accolse nei suoi
meandri. Le foglie sopra la mia testa
vibravano appena per il ronzio delle
zanzare. Ero pronto a scoppiare in
lacrima, sebbene fossi ancora in grado
di comprendere che era l'effetto
dell'alcol. Evidentemente l'armonia
universale era nascosta sul fondo della
bottiglia..."
L'umorismo che
pervade ogni pagina, sorregge ed esalta
la sua avventura umana, con la
consapevolezza dell'assurdo. Le
descrizioni dei vari personaggi che
popolano le giornate al Parco Puskin,
sono stupefacenti, profonde ed
affettuose. Siamo immersi in una
confraternita che sentiamo,
irrimediabilmente, di amare oltremisura.
Sono poveri contadini, fattorini, osti,
fannulloni, ognuno con il suo fardello
sulle spalle. Le poche forze le cercano
nel fondo di tasche perennemente vuote,
in letti sfatti, su tavoli consunti. Sergej ha ben chiaro il proprio destino
di scrittore a cui aspira: la
consapevolezza, profonda, che l'essere
umano si affeziona più ai propri
fallimenti che ai propri successi. Ed è
così che il grande talento dell'autore
scava un solco profondo nel nostro
cuore. Nella vita, lo scrittore seguì la
moglie negli USA. Ricomincia una nuova
carriera ed inizia quella notorietà che
in Russia non aveva raggiunto E'
apprezzato e stimato ma gli manca la sua
terra, la sua lingua... Come un
personaggio dei suoi libri, raggiunto un
po' di benessere, muore, non ancora
cinquantenne.
Al volume è acclusa una lunga nota della
traduttrice, Laura Salmon, con note
biografiche, storiche e letterarie, che
impreziosiscono il libro.
Joseph Roth Al bistrot dopo mezzanotte
Adelphi
pp 297, € 19,00
Il grande Joseph, dopo la fuga dalla
Germania, si stabilisce a Parigi. Questo
libro raccoglie i suoi articoli scritti
per la "Frankfurter Zeitung". La prima
parte riporta i reportage scritti dalle
"città bianche", come lui definiva le
città del sud della Francia, per la loro
luce incredibile. Lui è un grande e
queste descrizioni sono affascinanti,
precise nel cogliere lo spirito dei
luoghi e dei suoi abitanti, profonde e
poetiche: molto meglio che andarci di
persona! E la notte ci racconta dei suoi
incontri, delle sue amare riflessioni
sul nazismo e sull'ideologia ottusa e
bieca che lo anima. Lui, ebreo errante,
è un poeta ed il suo spirito,
sanguinante, usa la penna per gridare il
dolore e la pena di quei tempi orrendi.
Gli è di conforto la scrittura ed il
pastis. Con questo strema il corpo, con
quella urla nella notte che tutta
l'Europa sta travolgendo.
Nel suo percorso
si affaccerà anche al
cattolicesimo, come rifugio e culla di
conforto, ben descritto nel romanzo "La
leggenda del santo bevitore". Non posso
non aggiungere un paragrafo dal racconto
che dè il titolo alla raccolta : "Ora
sono seduto davanti alla piazza vuota e
ascolto scorrere le ore. Si perde una
patria dopo l'altra, dico a me stesso.
Siedo qui con il mio bastone accanto. I
piedi sono escoriati, il cuore stanco,
gli occhi asciutti. La miseria si
accovaccia al mio fianco, si fa sempre
più dolce e grande, il dolore si ferma,
diventa forte e benevolo, la paura
avanza cantando con voce tonante e non
può incutere paura. E proprio questo è
lo sconforto...". Per sua buona sorte
morì nel 1939 e non vide l'entrata di
Hitler a Parigi. Aveva 45 anni. Ha
scritto una ventina di romanzi, decine
di racconti e articoli.
ENZO BIANCHI Il pane di ieri
Einaudi,2008, € 16.00
Testo ricco, no, ricchissimo di storia,
tradizioni, spiritualità. Uno dei
protagonisti, ovviamente , è il cibo.
Raccontato attorno alla tavola, luogo
fulcro dello stare insieme, del parlare
e dell'ascoltare. Momento che segna il
passaggio dal trangugiamento del cibo
alla sua condivisione, momento che segna
il passaggio e l'entrata della
preparazione del mangiare, della cucina
e dell'umanità. Qui si sperimentano
tutti i sensi, che si educano secondo le
tradizioni e le storie, fin da bambini
abituati a questo rito collettivo che ci
riunisce. E ciò che mangiamo di per sé è
incontro di civiltà, tra spezie e erbe,
tra radici ed erbe aromatiche. E qui ,
nella sezione CUCINA, è riportata la
ricetta della "Bogna cauda", tipico
intreccio di luoghi e storie.
Ricordatevi sempre che la parola
"sapere", deriva da "sàpere", aver
gusto. Ecco che sapore è sapere. E sul
desco non potrà mancare il vino, con la
sua storia, fatta di sacrifici e duro
lavoro. E qui il
monaco ci ricorda il primo gesto di Noè
quando scese sulla terra ferma: piantò
una vite.
Segno del matrimonio tra
l'uomo e la sua terra, il radicamento.
Ed è il momento fondante di un popolo
non più nomade ma che qui metterà le
proprie radici! I ricordi del giovane
Enzo, sono strettamente legati alla sua
terra, il Monferrato, ed alle sue
tradizioni popolari. Svettano gli
incontri umani, i personaggi che hanno
popolato i suoi giorni e che sono
presenti nelle sue meditazioni. Tutto il
racconto è legato dalla spiritualità che
permea come soffio vitale le pagine del
libro. Sfogliatene qualche pagina ogni
sera, vi darà un caldo conforto di cui
tutti abbiamo bisogno.
ALEX KAPRANOS ROCK RESTAURANT
A cena in tournée con i Franz Ferdinand
Illustrazioni di Andrew Knowles
I libri dell'INTERNAZIONALE, Fusi
Orari,2008, € 12,00
Questo giovane cantante chitarrista è
proprio un grande gourmet! Da ragazzo ha
fatto mille lavori compresi quelli
previste nei ristoranti: sguattero,
lavapiatti, aiutante cuoco e tutto il
resto. Alla fine è un esperto, espertone,
di cottura e servizio di ogni cibo. In
più è appassionatissimo di cucina. Eppoi
via, in tournée con il suo gruppo a
suonare il pop inglese in giro per il
mondo: Curiosissimo ed amante del cibo,
prima o dopo un concerto, eccolo alla
ricerca di ristoranti. Tipici, strani
alternativi, specializzati,
tradizionali. E' stato a mangiare, e ne
ah recensito le tavole, per il "Guardian",
in locali tutto il mondo. E' stato a
Osaka e Beverly Hills, Malibù e Utrecht,
Zagabria e Lisbona, Toronto e
Minneapolis, Colonia e Brooklyn, Rio de
Janeiro e Singapore, Melbourne e San
Sebastian, Hong Kong e Monaco,
Madrid e Parigi, San
Francisco, Austin, New York, Tokio,
Londra... E' stato anche a Milano,
all'Antica Trattoria della Pesa, Viale Pasubio 10. Di tutti i ristoranti
sono riportati gli indirizzi, i numeri
di telefono, i giorni di chiusura e gli
orari. Le recensioni sono gustose,
divertenti, irriverenti, salaci. Punti
professoroni in giacca e cravatta in
salotti sfarzosi, degustanti silenziosi
preziosi manicaretti. Attorno discreto
personale, cortese e distaccato, che
sussurrano gli ingredienti dei piatti.
Alex si diverte e ci fa divertire, e
molto. Ci si sazia e ci si bea con lui.
Con lui si beve e si mangiano curiosità
alimentari e stranezze varie. Bisogna
osare, quando necessita! Il libro ha una
illustrazione a cena: sono bellissime.
Anche Andrew suona nel gruppo! Non è una
guida ai vari locali: è STORIA! E'
CULTURA del mondo! Leggetelo,
mangiucchiando qualsiasi cosa vi passi
per la mente. La colonna sonora? Ma i
Franz Ferdinand a volume antivicino: ne
vale la pena!
JUAN BAS VORACITA'
Ed. Alacran, Milano 2009, pp.208, €
15,00
E' un noir, eccessivo, straripante,
ossessivo, debordante, in tutti i sensi!
Cibo e sesso e potere e perdizione, sono
i protagonisti, E ironia e ferocia.
Ferocia nel descrivere questi tempi cupi
che sta attraversando la Spagna e ironia
per questo popolo bistrattato e
vilipeso. Ma anche sentimenti di
solidarietà e tenerezza per i suoi
miseri personaggi stritolati da una
politica avida e gretta.E la storia di
un giovane che si sveglia
miracolosamente da un lungo coma, frutto
di un perfido avvelenamento generale: è
uno dei pochi fortunati sopravissuti. La
vita ricomincia, peggio che mai. Pacho
Murga è un buongustaio che alterna
momenti di sana ingordigia
enogastronomica a momenti di insana
depravazione cibareccia, passando dalle
ostriche allo zampone precotto e
scaduto, divorato freddo, accompagnato
da tre cartoni di vino da due litri.
Ebbene, così è la vita, come ben sapete!
Altrettanto ferocemente è attratto dal
sesso. Ed il degrado ci viene incontro a
braccia aperte! Beh, sono i tempi che
viviamo, cari bevoni. C'è
anche una trasmissione alla grande
fratello, tra obesi, tentati da cibi
sopraffini e dileggiati cinicamente, con
controlli di peso e conseguenti atti
vomitatori: EVVIVA!
C'è anche un morto, morto di fame. Beh,
vi divertirete a leggerlo, il testo è
infarcito di dotte citazioni letterarie
e cinematografiche. Così è la vita di
oggi. Auguri!
CLAUDE LEVY-STRAUSS LE ORIGINI DELLE BUONE MANIERE A
TAVOLA
Edizioni Il Saggiatore, 1981, 445 pp
Volete sapere qualche cosina sulle
regole da seguire a tavola? Beh, qui non
ci sono. Ci sono però e ben descritti,
centinaia di miti e leggende,
specialmente delle popolazioni native
d’America, che riguardano il mangiare,
il cucinare, l’ospitalità. Durante le
feste per la caccia, le donne erano
vestite di sole pellicce, per essere
pronte ad offrirsi ai cacciatori. Ai
bianchi erano attribuiti poteri
sovrannaturali, quindi a loro le spose
venivano offerte, nella speranza di
ottenere benedizioni. Bisognava
mangiare, però, carne di bisonte
putrefatta, considerata predigerita. A
La digestione infatti ha una funzione
mediatrice simile a quella della cucina. Gli alimenti erano crudi, solo le
verdure, cotti, putridi o affumicati. Il più crudo era il miele, il più cotto il
fumo. Il crudo non era condito e neanche macerato, come fanno oggi i francesi.
E veniamo alla cottura,
arrosto e bollito. L’arrosto non
abbisogna di nulla, il fuoco non è
mediatore, come invece è l’acqua nella
bollitura. Quindi l’arrosto fa parte
della natura e la bollitura fa parte
della cultura. Infatti l’arrosto era
offerto agli ospiti mentre il bollito
era riservato al gruppo, è un
procedimento interno, alla pentola, al
villaggio. Anche nel nostro medioevo, la gallina
bollita era riservata alla famiglia e
l’arrosto ai banchetti. Ancora oggi il
bollito è ad elezione femminile e
l’arrosto maschile. L’affumicatura, non
richiede mediazione, tra la carne ed il
fuoco c’è solo l’aria. Richiede però un
trespolo per tenere sollevata la carne,
quindi è culturale, come la pentola, che
veniva conservata di generazione in
generazione. Anche la masticatura segue
delle regole. A bocca chiusa, semi
aperta, aperta. Tanto che in Europa si
poteva capire da che paese provenisse
una persona dal suo modo di masticare,
tipico della cultura di appartenenza.
Così i bambini non potevano bere il
vino, non per ragioni sanitarie ma
perché essendo loro stessi di natura
vivace abbisognavano di calma . per
frenare le forze interne Mentre i vecchi
avevano bisogno di essere stimolati.
E qui arriviamo alle giovinette. Perché
ci sono regole così rigide
nell’educazione? La ragazza modello è
quella che ben controlla i propri
impulsi e desideri. Quando arrivava il
mestruo le ragazze venivano messe in un
amaca fino a due mesi. Non potevano
toccare nulla, esse erano preda di
violente agitazioni interne. Mangiavano
cibi inerti e stabilizzanti, ora
scatolette e precotti. Noi portiamo il
cappello per farci caldo e per la
pioggia, usiamo la forchetta per non
sporcarci le dita. Per altre culture,
guanti, cappelli, cannucce per bere
servono per contrastare un’infezione
emanata dal corpo. Non proteggono la
purezza interna contro l’impurità
esterna: le buone maniere servono a
proteggere la purezza degli esseri e
delle cose dall’impurità del soggetto.
Ma pensa te! Noi in compenso gli abbiamo
sterminati.
VINO DENTRO
Fabio Marcotto
Edizioni Oppure 2001, pp62, L. 10.000
Bel libriccino del giornalista
altoatesino. Il protagonista è Mariano
Cuttin, insignificante impiegato
bancario. Un bel giorno, invitato dai
colleghi al bar Baccus, assaggia un
calice di vino bianco, sauvignon della
cantina trentina di La Vis, e decreta:
“Profuma di ortica!”. Bene, è il suo
primo assaggio. In breve diventa un
infallibile sommelier, stimatissimo e
richiestissimo in tutto il mondo. Non
solo. Ha delle doti di scrittore, anzi,
sorpassa qualsiasi altro giornalista
enoico: è veramente prodigioso nelle sue
accurate descrizioni dei vini degustati.
Non solo, le sue degustazioni sono
raccontate in modo originale, poetico,
futurista. Diventa popolarissimo ed
i suoi giudizi sono, nel mondo del vino,
considerati Vangelo. La sua nuova carriera è stratosferica! Beh, qualche
problemino comincia ad averlo.
Il fegato tende alla
cirrosi, il cuore si indebolisce e, non
ultimo, ha dei problemi al caro
attributo. No, non di erezione, tutt’altro.
Anzi, da pendaglio innocuo e docile, si
trasforma, poco alla volta, in una scura
e dura bottiglia! Non ci perderà certo
la testa. Continua imperterrito sulla
sua strada. Le sue descrizioni entrano
nella leggenda. Eccone una a proposito
del lugana di Sirmione;” questo vino è
il ricordo alato di un airone che si
posa sull’erba bagnata in riva al fiume
e si alza in volo nella pioggia verso il
mare che è un mare d’inverno nel porto
di Chioggia, vola sopra gli attracchi,
tra i pescherecci, accanto a una giovane
coppia che nell’alba cerca l’aria di
cozze e di nafta, sola e padrona del
giorno; questo è il lugana di Sirmione.”
Al Weine Meeting del millennio a New
York è nella giuria. Assaggia un
Sainte-Julien e così lo descrive:” E’ il
potente salto di un Sergeij Bubka in
menomate condizioni fisiche ai Mondiali
di Atene. Alla fine, al settimo
bicchiere in assaggio, si stiracchia,
muove le mani e la bocca, estrae il
pene-bottiglia ed emette un prolungato
scroscio di barolo! Bel finale. Libro
divertente, ironico e garbato. Scritto
molto bene e da chi se ne intende.
Cercatelo e compratelo: è indispensabile
per voi cultori!
ANDREA CAMILLERI
GOCCE DI SICILIA
Edizioni dell’Altana, 2008, pp94,€8,
Come suo solito, Camilleri non scrive
cose banali. Questi racconti riuniti in
elegante volumetto lo confermano. In
ogni racconto c’è una storia siciliana,
come ambientazione ed anche come
personaggi. Nel racconto: “Piace il vino
a San Calò” c’è la descrizione,
sorridente e precisa, della festa di San
Calogero, patrono di Agrigento. Ho
vissuto quella festa ed ho partecipato a
quella processione, con grande rischi
per la mia incolumità. Veramente il vino
corre a rivoli per le ripide viuzze
della città. I consumatori più accaniti
sono gli stessi devoti preposti a
portare il catafalco. Consegue che,
all’inizio c’è relativa sicurezza, col
passare del tempo e con le vie sempre
più strette, il periglio tangibile è! Vi
divertirete molto e comincerete a
studiare la possibilità di un viaggetto
ad Akragas. Mi raccomando: prima
domenica di settembre! Bon voyage!
Ecco il primo libro
dell’astro nascente della gastronomia.
Autobiografico ma anche ricco di
suggerimenti e “trucchi” per diventare
chef. C’è la sua storia di ragazzino
lombardo, curioso della cucina ed
attento osservatore delle movenze della
madre tra pentole e fuochi. La scelta è
obbligata, la scuola alberghiera! Poi
l’apprendistato presso i numi della
ristorazione mondiale, primo fra tutti
Gualtiero Marchesi. Ma anche Michel Roux
del “Le Gavroche”, eppoi New York,
Tokio, Montecarlo, al-Bahrain… Davide è
un creativo, fare lo chef non gli basta.
Tutto quello che ha imparato lo
soddisfa, anzi no. E allora inventa
stoviglie e posate. Inventa il “D’O”, il
suo ristorante. Si circonda di persone
talentuose e parte per la grande
avventura. Un bel giorno arriva
l’ispirazione ed un assaggiatore di
rango:
Bruno,
buongustaio ed inoltre padre suo! Sarà lui la cavia. Gli
prepara la, ormai ben nota, Cipolla
caramellata con parmigiano caldo e
freddo. Il commento è: “L’è bun”.
E’ fatta! Nel giro di poco il ristorante
il “D’O” diventa luogo di culto. Il
libro è pieno dei ricordi e dei desideri
del giovane Patron, e di amicizie. Per
non smentirsi, nella seconda parte
acclude una lunga serie di ricette
suddivise per stagioni. Nella sezione
cucina ne sono riportate una per ogni
stagioni. Non poteva mancare anche la
preziosa ricetta del risotto alla
milanese, in onore di Gualtiero
Marchesi, che, riverendolo, non aggiunge
la foglia di oro. Per palati curiosi
alla ricerca del nuovo, anzi, del pop! Le ricette si trovano in
CUCINA
Amicizie, amori,
promesse: Una scuola di cucina un po’
speciale. La ricetta segreta della
felicità.
GARZANTI, 2009, pp.212
€ 20
Tutto ruota attorno
a quella parolina del
sottotitolo:”FELICITA’”.
Fin da piccola,
Lillian, si dedica alla cucina. La
mamma, presa completamente dalla
lettura, passando direttamente dalla
lettura delle fiabe ad alta voce, alla
solitaria lettura di romanzoni. Ne è
completamente assorbita: leggere diventa
assillante ed invasivo della vita delle
due. La piccola dapprima sviluppa un
interesse per il suono delle parole. Il
loro senso musicale l’affascina.. La
mamma è ormai preda totale della
lettura, la sua unica ragione di vita.
La bimba rivuole la sua mamma, bisogna
mangiare!
Mentre quella,
indefessa legge, Lillian si dedica alla cucina: è
sicura di recuperarla alla vita. Allora deve usare
tutta la sua capacità e sensibilità
nella preparazione del cibo. Infinite sono le prove ed infiniti sono gli
ingredienti usati e sperimentati per risvegliare la madre dalla sua strana
letargia.
Trova un valido
aiuto in un’anziana messicana, Abuelita, che ha
un chiosco di spezie e specialità
alimentari assai curiose. Le prove si
moltiplicano, la mamma mangia e legge,
non si accorge neppure cosa contiene il
piatto che ha davanti. Uffa! La piccola
non demorde! Continua la sua ricerca di
sapori che la ridestino alla vita reale. Piano, piano,
qualcosa avviene. Alle volte un commento
o una domanda arriva. Sono ricordi che,
vaghi, si vanno risvegliando. Per essere
felice devi sapere chi sei! La
consapevolezza: questo è il segreto. Poi
lo scoprirai negli altri. Diventata
ormai grande, Lillian ha un’abilità
diabolica in cucina, cosa c’è di meglio
che metterla al servizio di tutti? Apre
un ristorante, piccolo, grazioso ed
accogliente. Non si accontenta, vuole
mettere al servizio degli altri l’arte
che lei ben conosce. Risvegliare, con il
cibo, la felicità che ognuno ricerca!
Apre una scuola di cucina, corsi serali
per gruppi di quindici persone alla
volta, e la cucina sarà a loro
indirizzata. Il romanzo è questo
racconto, di sapori, odori, ricordi,
gusti, immagini creati per ognuno degli
“studenti”. Di ognuno la Chef si prende
cura e cura sentimenti e corpi, ne cura
l’anima.
Ogni capitolo è
dedicato ad un allievo, ne racconta la
storia, le vicissitudine, le difficoltà
e gli entusiasmi. Conoscenza e
consapevolezza. Mangiare non solo per
vivere ma per vivere meglio. Certo noi,
meglio degli americani siamo abituati,
niente vassoi surgelati già pronti,
paninacci in piedi al bar. La scrittrice
ha abitato per due anni in Italia e ciò
le ha letteralmente cambiato la vita.
Leggetelo e divertitevi, alla sezione
“cucina” alcune delle preparazioni
proposte agli allievi. Ricordatevi
sempre: CONSAPEVOLEZZA! Mangerete e
vivrete meglio!
CHIARA FRUGONI
DA STELLE A STELLE
Memorie da un paese contadino
Editori Laterza, 2003, pp. 172 €18
Questo è un libro di storia. Storia
delle tradizioni popolari, storia delle
devozioni, storia dell’agricoltura,
storia di una comunità quasi
completamente isolata. Storia di persone
che sono nate, cresciute e morte a Solto,
un piccolo paese a mezza costa, sopra il
lago d’Iseo, dove è nata l’autrice,
insigne medievalista.
Economia di sussistenza, sopravvivenza:
una mucca o due per il latte ed il
formaggio, a volte un maiale. Poca terra
da coltivare, a granoturco e frumento,
castagne da raccogliere. In tutto due o
tre pertiche, una pertica circa 2000
metri, la fienagione. Si mangia polenta
con il latte. Alle volte qualche
pescetto, il pane solo alla domenica, e
fichi secchi e noci. E lavorare,
lavorare: il titolo si riferisce
all’inizio ed alla fine della giornata
lavorativa, sempre col buio. Pagine
struggenti. C’è tenerezza e
partecipazione e incredulità per quella
vita durissima a cui tutti
quotidianamente erano abituati. La Grande Guerra
fu la tragica occasione per questi
montanari di allontanarsi ed incontrare
altre persone ed altre usanze.
E veniamo alla vendemmia: pensate un po',
i padroni volevano che tutti cantassero
durante quel lavoro. Occomemai?
Ma perché
così non potevano mangiare l’uva! I
cesti pieni di uva venivano rovesciati
su di un graticcio, le donne più anziane
controllavano e ripulivano i grappoli. E
cantavano. Poi i mastelli venivano
portati in cantina, ogni giorno il
raccolto era di 7 o 8 quintali, qui
iniziava subito la spremitura. Piedi
scalzi e braghe fatte su. Ci voleva
mezz’ora per ogni tino. Le uve pigiate
venivano messe a fermentare nelle botti
a cui via via si aggiungevano le nuove
uve. Restavano nella botte una decina di
giorni. Le vinacce venivano
ulteriormente strizzate per non lasciare
nulla. Poi il loro succo andava a
mescolarsi con quello della botte dove
rimanevano a fermentare fino a dicembre
quando finalmente si poteva assaggiare
il vino nuovo .Il prodotto finale era un vinellino
a basso tenore alcolico. Sette od otto
gradi, con forte sentore di aceto. Non
si badava alla qualità ma alla quantità
e sulla porta della cantina si metteva
una frasca: segno che c’era il vino! Con
le vinacce si faceva anche la grappa con
pentoloni ed alambicchi molto
artigianali. Alla fine la grappa doveva
essere, per essere buona, profumata,
limpida ed avere una corona di bollicine
sulla superficie. Veniva usata con gran
parsimonia, per scaldarsi e come
medicina, anche per i bambini, e chi
poteva pagare un dottore, che veniva
chiamato solo in caso di prossimo
decesso.
Questi erano i nostri padri, afflitti da
perenne povertà e miseri achea leggere
oggi sembra impossibile. Come
riscaldamento una pecora nella stanza
comune, un paio di sedie e al mattino,
alla cinque, la prima Messa, che quando
c’era la caccia, si anticipava alle
quattro:i il Prevosto gran cacciatore! E
tutti in chiesa, perno della vita
sociale. Beh, si ha un bel dire sui bei
tempi andati, leggere per credere.
Secondo gli storici nel medioevo
l’apporto calorico pro capite era
maggiore! La guerra pensò bene di
sterminare questa meravigliosa umanità
che stava risollevando la testa. In ogni
paese d’Italia, anche nel più piccolo,
leggete le lapidi con i nomi dei caduti
in guerra, sono liste, divise
rigorosamente per grado, interminabili:
una strage mai abbastanza ricordata.
MARINO NIOLA
SI FA PRESTO A DIRE COTTO
Un antropologo in cucina
IL MULINO 2009, pp147 €12
Il primo concetto fondante è che ogni
cucina ha la sua gastronomia. E’
completamente assurdo confondere la
gastronomia, che specialmente in
occidente ha assunto forme di
specialisti assurdi ( fois gras, coulis
di crostacei,sorbetto di carota ed
ostriche…) con la cucina, sempre basata
su di una fisiologia del gusto che nulla
ha ad invidiare ai tavoli coperti di
broccati ed impreziositi da cristalli ed
argenti. Ricordiamo la trasformazione di
umili ingredienti trasformati da mani
sapienti in prelibatezze oggi ricercate:
la minestra di pane, la pappa col
pomodoro, gli spaghetti all’amatriciana,
il baccalà mantecato. La nostra
coscienza culinaria, l’imprinting,
incancellabile, della nostra memoria.
Questa memoria continuerà a rievocare
questi antichi sapori che ci
riporteranno al desco infantile,
saziandoci, deliziandoci e
rallegrandoci,ogni volta come se fosse
la prima. Come diceva il
vecchio Nietzche, prima di rincoglionirsi definitivamente, “il buono della
memoria è dimenticare”
ed il piatto di minestra
di pane è lì proprio per rinnovellarla! Che dire poi del
pane, base della civiltà. I romani
chiamavano “barbari” coloro che non ne
facevano uso. Tutte le culture antiche
celebravano la primavera come rinascita
della “Madre Terra” che avrebbe ridonato
all’uomo i cereali. L’etimo della parola
compagni derivava dal latino “cum panis”
proprio per sottolineare l’importanza
della condivisione di questo basilare
alimento. Via di questo passo,
divertente ed erudito, l’Autore fa una
carrellata sui vari cibi e sulla loro
storia, sociale ed economica. Ed ecco,
nel 1585 l’arrivo dei semi della
cioccolata, usati, data la loro
importanza, come monete. E la cioccolata
cambierà la vita, prima delle corti
europee e poi, fattasi democratica
grazie alla permissione del suo uso nei
periodi di astinenza da Pio V, di larga
diffusione e somma soddisfazione. Dà
energia, fortifica il morale ed è anche
afrodisiaca! Oggi purtroppo, è uno degli
alimenti messi all’indice: fa male!
Sebbene sia piena di flavoinoidi,
antiossidanti e teobromina,
euforizzante. Il buon Linneo, nella sua
classificazione la chiama teobromina
cacao che è esattamente la traduzione
dell’antico nome che i popoli amerindi
gli davano: “cibo degli déi”. Non manca
la storia del sale, anche lui,
poveretto, attualmente all’indice. Ha
accompagnato l’umanità nella sua storia,
per la conservazione ed il consumo dei
cibi, pesci e carni, condimento e
prezioso medicamento Ricco di valenze
religiose e sociali, la parola “salario”
deriva dal sale, poteva essere di buon
auspicio medi cattivo il suo cattivo
uso, versare il sale. Plinio, nella sua
“Historia naturalis” prescrive l’uso
degli antidoto “cum grano salis. Senza
sale non c’è gusto, e bisogna averne
anche nel capo! E serviva per la
salatura e la stagionatura del maiale,
all’indice anche lui! Ma pensate al
Carnevale, alla festa di S. Antonio
abate, protettore del porco, da cui i
monacelli estraevano lo strutto per
l’unguento per curare “il fuoco di S.
Antonio” Salsicce, sanguinaccio,
prosciutti esalami: non si butta niente,
beh, buttava. Si parla di frittura, di
cipolle e carciofi, peperoni e
maccheroni, limoni e cotture varie.
Pieno di dissacrazioni, ricchissimo di
notizie ed aneddoti, di umorismo e
saggezza. Tenere sempre sul comodino e/o
sulla tavola!
IL GUSTO DEL DELITTO
VARI AUTORI
LEONARDO PUBLISHING 2008, pp238 €15
Pubblicato da un’idea e con il sostegno
dell’Assessorato all’agricoltura della
Regione Emilia Romagna. Sono racconti
gastronomici, nel senso che delle varie
prelibatezze regionali ogni autore ne
descrive con cura ed amore le
peculiarità, i gusti, le tradizioni e la
storia. Ogni specialità alimentare è
descritta nel contesto di un racconto
giallo: delitti ed efferatezze
condiscono piadine e mortadelle, l’odore
della cordite degli spari si mescola al
profumo degli sbuffi del lambrusco. Non
manca l’aceto balsamico ed il
parmigiano, sangiovese e salame Felino.
Tutti gli autori. Sono insigni
giallisti, rigorosamente emiliani e con
alle spalle produzioni di tutto
rispetto. Così si imparano a conoscere
specialità alimentari di nicchia, tipo
le patate di Tolé, francamente mai
assaggiate, la cui “morte sua” è la
cottura sotto la brace.
Trattandosi di racconti
di autori molto diversi, non sempre si
raggiunge suspence e brividi ma una gran
voglia di mangiare i veri
protagonisti. Per amore al libro ed ai
prodotti amorosamente raccontati,
riporto i nomi dei partecipanti:
Eraldo Baldini, la piadina.
Danila Comasta Montanari, il parmigiano
Marcello Fois, il formaggio di fossa
Licia Gianquinto, le pesche
Carlo Lucarelli, il salame Felino
Loriano Macchiavelli, l’aceto balsamico
Valerio Massimo Manfredi, l’aceto
balsamico
Gianni Materazzo, le patate di Tolé
Maurizio Matrone, il sangiovese
Giampiero Rigon, la mortadella
Sandro Toni, il pignoletto
Valerio Varesi, il maiale
Grazia Verasani, l’albana
Simona Vinci, i maiali
Francesco Guccini, il lambrusco
ROBERTO CIPRESSO –
GIOVANNI NEGRI
VINOSOFIA
Una dichiarazione d’amore in 38
bicchieri
PIEMME 2008, pp 398 € 19,50
Ebbene, ecco un libro che racconta la
storia del vino, dei vini, dei vigneti.
Delle persone che amorevolmente e
duramente se ne sono occupati ed hanno
trasmesso questo amore, questa passione
a tutti gli uomini, giacché l’uso del
vino è pressoché universale. Ogni
capitolo tratta di un vino diverso e
quindi di una diversa storia, di luoghi
diversi e di persone diverse. Alla base
della VINOSOFIA sta il concetto che il
vino va bevuto non per dimenticare bensì
per ricordare. La terra stessa apre a
noi, curiosi ed attenti la sua grande
diversità, armonia, capacità e
misterioso cambiamento, ricco di
fascino. E’ da questa profondità e dal
rispetto che ne consegue che devotamente
ci accostiamo a questo volume. Ogni capitolo narra di
un vino, della sua storia ed origine,
del lavoro e sacrificio che ha richiesto
il suo nascere nel corso della storia: i
suoi travagli, cambiamenti, sofferenze e
riconoscimenti.
Si comincia con il TEMPRANILLO gustato
da un giovane Hemingway alla festa di
San Firmino. Segue la FALAGHINA che deve
il suo nome alla lunga asta che sorregge
la vite, simile alla “phalanx” dei
soldati romani. Non manca il COGNAC con
il motto di Sir Winston Churchill: “La
mia regola di vita è berne prima,
durante e dopo”! Lo SYRAH, che è alla
base del potente Hermitage, vino
prediletto dagli Zar, ribattezzato in
Australia SHIRAZ. Il BARBARESCO, nome
del paese delle Langhe dove viene
coltivato, da bere in assoluto silenzio.
L’AMARONE con dedica all’amore eterno
come quello narrato da W. Shakespeare
proprio a Verona, quella zonache già i
romani chiamavano Vallis-polis-cellae
per le numerose cantine presenti. Lo
CHAMPAGNE, con il suo consolidato
connubio con l’eros, e la religiosa
attenzione che richiede. Come i vini di
FRANCIACORTA, cresciuti attorno
all’Abbazia cistercense di Rodengo
Saiano, fondata nel 1050. Pensate un
po’: lo champagne è a 4,5 atmosfere,
queste bollicine sono a 6! Il MOSCATO,
da muschio, il vino più esportato
d’Italia. La parte dei vini frizzanti si
chiude con il PROSECCO, vino veneto per
eccellenza. Arriva, dopo lungo viaggio,
lo ZINFANDEL, che deve la sua fortuna
all’enologia americana ma già presente
nel vecchio continente, conosciuto come
PRIMITIVO DI MANDURIA. Il MADERA, amato
da Rossini e Napoleone. Sempre dal mare
arriva il CINQUETERRE, con il suo
prodigio di paesaggio architettonico e
la dura fatica della vendemmia.
L’avventurosa storia del PINOTAGE,
impiantato nelle terre del Sud Africa da
profughi ugonotti, Il MALBEC e la sua
fortuna in Argentina. Il BARBERA, o la
BARBERA? Il LAMBRUSCO, champagne rosso,
amato e bevuto a tutte le tavole,
celebrato da un monumento alto 12 metri
e largo 6, con 240 chicchi di vetro di
murano. Arriviamo al CABERNET SAUVIGNON
che nella terra del bordolese raggiunge
le sue vette più alte. Ed il MERLOT,
proprio lì vicino, con il Chateau Petrus
a 24.000 euri
alla bottiglia
d’annata. Il PORTO spagnolo e la MARSALA
siciliana. Il VIN SANTO toscano
accompagnato dal CHIANTI col suo mitico
fiasco impagliato. Il SAUVIGNON BLANC
che deve alla Nuova Zelanda il luogo
d’elezione grazie al lavoro di Romeo
Bragato da Conegliano. Il TOKAJI,
attenti a come si scrive, ormai solo
ungherese. Il RIESLING, la cui quantità
di zuccheri determina la qualità, il
massimo l’ Eiswein, fatto con grappoli
lasciati ad appassire sulla vite e
vendemmiati d’inverno. AGLIANICO,
prediletto da Federico II di Svevia. Ed
il NERO D’AVOLA, culla tra Avola e Noto.
Il PORTO che va bevuta a tavola.
Garibaldi. E cosa c’entra costui? Ma è
grazie alla presenza dei magazzini
stracolmi di porto a Marsala che gli
inglesi riuscirono a convincere i
Borboni a non cannoneggiare la navi al
porto. Lo CHARDONNAY, prodotto in tutto
il mondo: all’ultimo concorso erano
presenti 953 campioni di 39 nazioni. Il
CABERNET FRANC, ovvero Cheval Blanc,
vedi il film Sideways. Il re dei vini,
il vino dei re: il BAROLO! E il
BRUNELLO, Biondi-Santi, il nume
tutelare. Si finisce con il PINOT NERO,
su tutti la tenuta Romanèe Conti
Qui si concludono
in magnificenza i nostri assaggi. Ma
mille sono gli aneddoti, i racconti, i
personaggi di questo insaziabile tomo, e
noi con lui! Finiamo con una citazione
dai “Carmina” di Orazio: “ Nessun albero
pianterai prima della sacra vite!”
Naturalmente la citazione è tratta dal
libro! Talmud e Sumeri, Bonifacio VIII e
Ippocrate, Fibonacci ed Hammurabi…
AVVENTURE AGRODOLCI
ANTHONY BOURDAIN
Vizi e virtù del sottobosco culinario
Feltrinelli-Traveller 2006, pp 295 €
16,00
E’ uno CHEF! Il Tony! Bravissimo!
Ricercatissimo! Ristoranti di ultra
lusso lo adorano. Eppoi va in TE-VE, ci
ha una rubrica di cibi e di come si
cucinano, che sapete fare anche voi. Ma
iddu fa il fegato della rana pescatrice,
il Pho, il Sushi Edomal, il Teriyaki,
midollo di tonno al caviale, cannelloni
ripieni di tartufo nero, midollo di
vitello ripieno di cervello di coniglio,
pollo tikka, montone mysore! Eh, eh, chi
capace è? Eppoi che cosa sono? Se sa no.
El trabajo è duracino ed isso deve bere
assaje. Vodka, wisky,martini, tequila,
sakè, vermouth… Tutti gli vogliano bene!
Dice le parolacce, cazzo, culo, fregna e
anche delle altre. E’ bello, bravo e
buono, beh, buonino:
La TE-VE lo manda a giro par magnar!
Brasile, Messico, Ecuador, Spagna, G.B.,
Francia, Malesia, Singapore, Cina, New
Orleans, Thailandia, Vietnam. (No, alla
Penna no, per ora…). Tutto bello che pagaho:
albergo, viaggio, cibi, ciboni. Liquori, sigarette, carta igienica, aspirine,
preservativi.
Eh, è una bella vita! Ci
ha una erezione quando mangia ventresca
di tonno e wasabi. Una cena tipo: astice
saltato con cetrioli e tempura di
granchio. Un disco di toro denso come
una purea con sopra una montagnola di
caviale osetra, poi un boniz in germogli
di ravanelli, indi brodo per intingere
fette di fois gras e aragosta. Poi il
resto non se lo ricorda, era bell’e
briaho. Una volta gli pagano una
settimana su una nave per miliardari,
ResidentSea, lunga 196metros. Cabina da
300 metri quadri. Vi è il teatro, 4
ristoranti, bar tantissimi, biblioteca,
centro congressi, casinò. E ci deve
scrivere un articulo! Poi va da Andrià.
Per fare un ovo ci vogliano 65 minuti,
poi va laccato al caramello e poi
rivestito con una foglia di oro, no di fiho. Caro el nostro Tony, ha trovato,
pur essendo una mierda,la sua via! Noi
siamo merdosissimi eppure solo
sentierini fangosi e/o acciottolati
accidentati. Noi hamo bruciori allo
stomaco, steatosi epatica, la capa che
sembra un balon… E abbiamo mangiato una
pizza cartonosa e una birretta tiepida.
Ve la fate portare a casa che così
quando piangete non vi vede nessuno!
Grande paese l’Ammerica, quasi quasi..
Alla voce
cucina c’è qualche ricetta,
prima il mutuo, me raccomando!
Lettura molto
divertente, libro che leggerete,
dall’inizio alla fine, in una di queste
caldissime notti. La trama: Gerald
“Gerry” Samper è uno ghostwriter
inglese. Si guadagna da vivere scrivendo
le autobiografie di famosi sportivi,
ovviamente incapaci a farlo da soli,
forse a scrivere la data, si. In più si
diletta di cucina creativa e/o lenitiva
e demenziale (english tradition?).Per
poter lavorare in tranquillità acquista
un casolare disperso sulle alpi Apuane,
sopra Forte dei Marmi. Ahimè, la
delusione è grande! Scopre che il
casolare accanto è abitato. L’ha
comperato Marta, un essere informe e
larduto, proveniente da un piccolo Paese
dell’ex Unione Sovietica., la Voynovia.
Fa la musicista di mestiere, oltre che a
tracannare il Fernet, ed ha avuto
l’incarico dal famosissimo regista
italiano, tale Pietro Pacini di scrivere
la colonna sonora del prossimo film. Gerry canta a squarcia gola delle arie da
lui ritenute di Puccini: fanno schifo.
Ma la vita riserva
qualche sorpresa: saranno proprio queste
stornellate stonate a dare l’ispirazione
alla strana profuga. Il Pacini è
entusiasta! Vuole che visiti il set, una
villa abbandonata, sulla spiaggia,
risalente ai tempi del duce. Il titolo è
“Arrazzato”, e dopo vi spiego perché. E’
la storia di una comunità di hippies,
ecologisti,che vogliono ritrovare nella
pesca antichi valori di fratellanza,
condivisione e felicità. La vicina
convivenza tra i due strampalati eremiti
è resa possibile solo dal consumo
industriale del Fernet. La vita di Marta si
ammanta di mistero con via vai di
elicotteri, solo di notte, e macchine di
gran lusso. Anche Gerry partecipa alle
riprese del film. Nota, con sagacia, che
la critica sociale all’ambientalismo dei
giovani trattasi in realtà di poter
esplorare, collettivamente, le proprie
zone erogene per poi agire alla grande
E’ un film porno! Durante le riprese
notturne, tra orge e fuochi d’artificio,
succede il disastro. Esplode un deposito
di fuochi in un boato terrificante: le
comparse sono quasi incenerite, il set
distrutto. Al buon Gerry, non resta
altro che il ritorno a casa, ha sempre
la sua vicina balorda armata di fernet!
Al mattino si svegliano insieme. Oddio!
Cosa sarà successo? Chissà… Alla sezione
cucina
alcune ricette del travagliato Gerry,
per decenza ho tralasciato le “Cozze al
cioccolato”, la “Lontra in salsa di
scampi” e la “Torta aliena” a base di
gatto affumicato!Indicazioni circa
la comprensione del titolo del film.
Cito
testualmente:”Le ragazze entrano in uno
stato di esaltazione erotica e si
mettono ad usare i razzi di segnalazione
nei modi più sconci (donde il titolo del
film). Un gabbiano morto trovato per
caso viene messo allo spiedo sul cazzo
eretto di qualcuno, con le ali aperte da
entrambi i lati a simboleggiare il
volo”. Pag. 271..
RUTH REICHL
CONFORTATEMI CON LE MELE Ponte alla Grazie 2005, pp344 € 15
Lettura divertente, irriverente ed
istruttiva. Siamo in una comune della Repubblica
Popolare di Berkeley, California. Mobili accuratamente sfondati,
altri riciclati altri ancora demoliti. Per gli abitanti
due fortune insperate: affitto quasi gratis e la
magnifica Ruth Reichl. Lei si occupa del pranzo e della
cena, del bucato e delle pulizie. Rigoverna e
apparecchia la tavola (?). Il marito, c’è anche lui, fa
lo scultore. Ha diritto al micro garage ma in compenso
fa un macro rumore di seghe. Gli altri fanno lavoretti:
tagliare erbette sul terreno, piantare chiodi, sedere,
stare, bere aiosa calcedonio boccioni di vino velenoso.
Però mangiano solo cibi biologici, macrobiotici,
ayurvedici, vitaminici, mineralici, evacuantici,
tantrici. Per quei quattro smandruppati di bona bontade
cibi prepara. La cara Ruth contenta non è! Jssa è cuoca
di grande valore!
Ma anche gli sfigati ve la possano
far: veglia su lei Padre Poldo. Ma nulla resta impunito! Un
giornale locale, la Literatura Gazeta, ha bisogno di
esperta fur pagina de recension nutrimental, popolar,
proletariat, plebea. Ella accetta el trabajo ma i flore
sons no i vol: sunto borghese t sfruttator che vant a
magnar in trattoria! Ma issa la dixe:”Yesse!” Sunt in
Ammmerika! E la vida cambia! Kompagna Ruth! Guattrini,
trattorie con seggiole e/o tavolini. Ma eppoi? Incontra
un panzone magnone lubrico, critico di cibo e la fa
scrivere su la Pravda!! Angoris plus guattrini e… l’AMOUR
TOUJOUR! Lei ama el vecio marxista-leninista! Et codesto
hosty la porta dinto osteria de LUXO et no fumose e
tossiche usine cum omani all’opra chini: essi si chinino
su cibus de aristocrazia antiqua!.Cambia journal! Ora va
a SVEDA de San Petersburgo Petersburgo! Pagine
platinate! Ma…anche los ricos piangano cumme agnellini
sgozzatiet sanguinosi! L’infido panzone trotskista si
sposa con femmina ripiena de guattrini. Ke dolore al
petto! Et anche giù per el bracio (a pugno chiuso).
Capitalista di mmierda! Chiddu fimmina la continua ad
scrivere di toki de porco in gratella (el mus, i bal, la
coa).E tocheti de can e lucertoloni bolliti, nella sacra
terra di Sigr. Mao! Anche di insalata, rognoni, trippa,
coda alla vaccinara, lampredotto al sugo di pontego. Tuti content, contenton! El successo el xe ni il mundo
nella sua interezza. Dalle stalle allo stallatico!E
todos mundos el vol jssa, anche la TeVe! Felicità tiene
copiosa! En plus tromba come on armadillo cum omo
guattrinosone! Scribe libri et dictionnari e tomi e
biglietti: hogni hosa!
P.S. Il titolo completo del libro è
“confortatemi con le mele, sostenetemi con focacce di
uva passa, confortatemi con le mele, perché io sono
malata d’amore”. E’ una citazione dal CANTICO DEI
CANTICI.
P.P.S. el vecio trippone
ex-leninista che fine fece? Non ci è dato sapere.
Indagherò!
BEPPE SEBASTE
PANCHINE
Come uscire dal mondo senza uscirne
Pp 177 € 9,50 - Editori Laterza 2008.
Di vino non c’è traccia. Di vino ne scorre un fiume! Questa è la panchina, segno
di cultura, di intelligenza, di tenerezza, di ospitalità. Avamposto di civiltà,
cura dell’utopia, viaggio immobile. Riparo all’ingiuria, aiuto devoto,
accoglienza e ristoro. Nel nostro cuore, immancabile, alberga o più. Nel nostro
ricordo panchine punteggiano come stelle, notti. E giorni. Nel ricordo quante
panchina, quanti panini, quanto vino. Quanti giornali, quanti libri. Sedersi
sulle panchine è gratis! E’ una vacanza, è un osservatorio privilegiato sulla
società, così si fa sociologia. Così si poesia. E qui Beppe riporta alcuni versi
dell’”INFINITO” di Leopardi, già il titolo.
Tutti sappiamo dell’arrivo dei barbari ma meglio chiamarli distruttori di
civiltà.
Hanno iniziato la
devastazione a Trieste (Trst), città di antica cultura e di confini. Hanno
segato le panchine!!!
Si è rischiato la sollevazione
popolare! Ragazzi dei centri sociali e
borghesi incravattati hanno
protestato duramente. Anche l’attore Marco Paolini
si è unito alla protesta: “Non credo che sia
un caso che tolgano le panchine dove stare a
gratis e le mettono nei centri commerciali”. Le panchine sono l’unico
posto gratuito delle città: hanno un valore
d’uso per tutti e per ciascuno, dice Beppe e
come contraddirlo? A Roma la sua preferita è
nel Giardino degli Aranci all’Aventino. Poi
all’Orto Botanico ed il cimitero acattolico,
seduto tra John Keats e Gregory Corso. Eppoi: a Parma,
spocchiosi eredi di Maria Luigia non gliene importa.
Meglio Reggio Emilia, consigliate quelle di piazza
Fontanesi, dove c’è il progetto di installare le stufe a
fungo e prese elettriche ad energia solare per i
computer. E quelle lungolago a Como? Frank Nuovo,
responsabile del design dei telefonini Nokia, gli
chiedevano: come nasce la creatività. Lui suggerisce di
lavorare all’aperto, magari seduti su una panchina in
riva ad un lago. Il libro ha formato tascabile, da
leggere seduti su una panchina. Fortunatamente ce ne
sono ancora tante: fotografatele! Aggiungete i vostri
pensieri che lì avete avuto. La compagnia che avevate…
Un abbraccio a Beppe per questa amorosa, partecipata,
brillante, dottissima e un po’ nostalgica guida
spirituale. Andiamo a sederci su una panchina, magari
qualcheduna segnalataci dal grande Beppe. Un panino ed
un fiasco di vino. Chianti. Impagliato si protegge dagli
imprevedibili urti. Eppoi ha la base larga, si appoggia
bene!
Yasuda kan
Venturino Venturi
L'infinito
« Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quïete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare »
Leopardi a tavola Pp 190 € 18
Fausto Lupetti Editore
James Leopardi da il borgo nativo,
Rehanati, ii in Nappule Stad with amiho
suje, Tony Ranieri in tel 1833. Malaho
erat et aire du mar fait bon assez! The
salud por esser bona el gà da magnar: Salumos, jambon, hapihollo,
hasciohavallo, provulon, happeri. Hogni
hosa! El magnava comme on suin! El gera
content! Contenton! Dinto o libro
ricette and istoria di autores and amigo
cuogo. Tuti i magna at facias of James,
qui at house of Vater soje ii when
stabat in seggietta for facere hosa si
faciet kosty! Cibus von Nappule non
bonus pur jss!
At cucinas ricette di I Leopardus, no
stè a provarle, pour vous reientro in
hasa fhater est facile, mais de morto!
Di el bon Leopardo ligè le so mots: fur
corazon el xe life und Leben! Nos somos
ennamorados di Kompagno Jacob! Tuti i dì
Trinkspruch por the big poetry. Cum wein
Lacrima Christi, nous llorar et fur
Giahomino it erat el megio!
Prosit Pronobis! Alla
cucina le
ricette del bon G.L.
Biografia sentimentale dell’ostrica
Neri Pozza Editore 2005 €12 pp127
Siete amanti delle ostriche? Non ve ne
frega nulla delle ostriche?
Ebbene per entrambi questo libro è stato
scritto, è fatto per voi!
Ricette a iosa, anche aneddoti
culturali, sociali, storici, tutti
divertenti assaje. Par example
sapevatovi che una ostrica ingurgita da
5 a 25 litri di liquido acquatico
all’ora!!!! Ma quale FERRARI di merda!
Solo acqua pulita e a 25° gradi, meno
dell’angolo retto. E così mangia. Noi
invece le mangiamo crude o in zupponi,
in brodo. Con pane nero imburrato e una
goccia di limone, come io le preferisco.
Al forno.
Fritte. Sono nutrienti! Sono strapiene
di O, H, N, vitamine, fosforo che fa
bene per quel cerebro che vu vi
ritrovahe! Louis XI, re regnante di
Franchreich suol, obbligava, siamo ni il
anno 1461, che tutti i professori di la
Sorbona magneno almeno 100 ostriche al
dì.
Vanno adagiate su il
ghiaccio e eppoi afrodtitiche son! I Signori professori trombavano emettendo parole
in sanscritto e/o in greco. Voilà!Cicerone
ne era ghiotto, anzi gli facevano
schifo, ma per una orazione una cosa non
si fa!
Ma cosa ci beviamo con codesti frutti di
il mare? Gli Mericani ci bevano la birra.
Noi no. Ci beviamo un cabernet franc d’
Aujou, il rosè più longevo di il mondo,
ma c’è qualcuno che lo sa? Non
credo. Ci beviamo anche una grappa alla
torba, come aperitivo. Et allora dotte
concioni und argute elucubrazioni per
tutta la cena. Arte, filosofia, storia,
metamatematica, cosmologia saranno gli
argomenti di gran lunga più approfonditi
e sezionati. Godel, Gay-Lussac e C.
Lombroso. Il giusto sonno che seguirà ci
colmerà di viaggi e sogni….Che è la
vita? Un’illusione, solo un’ombra, una
finzione… La vita è un sogno e i sogni…
sogni sono.
Pedro Calderon De La Barca (1600-1684)
P.
S. La barca, di il nome, serviva per
andare ad ostriche!
iche son
Gaetano Cappelli Storia controversa dell’inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondo
Marsilio Editore 2007, pp
189 - € 16
Un bel romanzo, scritto
bene.
Eppoi, finalmente, c’è una
storia ed anche bella.
Purtroppo il grande vino Aglianico salta fuori solo
dopo pag. 145.
Il buon Riccardo è
stretto da un paesino
sperduto e da studi
antropologici di cui a
nessuno importa un fico. Da
una moglie presa da
tutt’altro e da ben tre
figlie da accudire. Ma il
destino è in agguato!
Incontra un suo vecchio
compagno di scuola, oramai
diventato multi-miliardario.
Come ha fatto?
Beh, ai tempi
dell’appropriazione
proletaria, lui scassinava
le casse…
Poi investimenti
vari… Mah!Costui lo incarica di far
mettere i vini da lui
prodotti nella empirea lista
dei top wines del fetuso R.
Parker: i cento vini
migliori del mondo! Niente
di più facile: il buon
Riccardo, in età giovanile,
ha avuto una travolgente
storia d’amore con Chatryn
Wally Triny! Di chi trattasi
costei? Ma è Magister
Bibendi del truce R. Parker!
Basta dunque una
telefonatina ed una DS
spider procurata dal riccone
con cui andare all’aereoporto
ed accogliere la bellissima
avvinazzata. Tutto va per il
meglio. La Signora è affetta
da una forma estrema di
ninfomania, ottimo. Ma alla
lunga anche gli eroi Greci
debbono rinfoderare la
spada, per ora. Gite per
cantine a trangugiare e
pellegrinaggi ai luoghi
della giovanil passione. Tra
una rara pausa e una feroce
copula inventa il nome per
il vino del non meno trucido
riccone vinaiolo. Ebbene:
CARATO FEDERICIANO! In onore
del grande imperatore
Federico II°, detto stupor
mundi, che proprio qui in
Basilicata aveva uno dei
suoi numerosi castelli,
quello di Melfi. Ma il
diavolo fa i bottiglioni e
non i tappi: di plastica o
di sughero o a corona o a
vite. Insomma punti tappi!
Cosicchè la fedifraga,
avendo mangiato la foglia di
vite ed un vigneto intero,
mette si l’Aglianico nella
lista dei top 100, ma quelli
della concorrenza. I sogni
di Riccardo vanno a farsi
friggere e l’amico ricco gli
dà nel cul pedata
tremenda.Fine del suo
tentativo di fuga dalla sua
bella, bellina, regione. E
qui tornerà con occhi
diversi e sguardo sognante.
I colli, i castelli, gli
affetti gli appaiono nuovi e
desiderabili, impossibile
rinunciarci. Al supermercato
ci compriamo un cartone di
Aglianico, è buono e non
costa caro. La prima la
sorseggiamo. Pensiamo a
Riccardo.
Infine del mondo sappiamo
qualcosa di più: l’Aglianico
è proprio buono!
Prosit Pronobis!
P.S. Per saperne di più sul
demonio R. P. leggere qui
sotto la recensione a “I
nuovi barbari” di Alessandro
Baricco.
Tra l’altro, l’anno scorso si era
assegnato la vittoria un
Brunello di Montalcino, Cà
de Neri. Quest’anno nei 100
vini punti brunelli…Occomemai???
Eppure sono assaggi alla
cieca…
Maria Angela Rossi Teoria e tecnica della pappa col
pomodoro
Mauro Pagliai Editore
2008, pp61, € 61
Manuale di antropologia
gastronomica toscana. L’autrice si
diverte e ci diverte con i suoi racconti
d’infanzia in una numerosa famiglia
fiorentina. Si diverte e ci diverte con
filastrocche, scenette di vita di
quartiere e pensieri che ruotano attorno
ad un tavolo di marmo con tovaglia
bianco e rossa attorniata da moltitudine
di bocche vocianti presto zittite dalla
pappa che arriva. Naturalmente è
riportata anche la ricetta, quella
canonica ed anche alcune varietà che
bisognerà provare (vedi cucina). Non
poteva mancare il personaggio di Gian
Burrasca, inventato da Vamba. E la
trasposizione televisiva di Lina
Wertmuller con le musiche di Nino Rota. E’ del 1964!! Tutti ricordano l’inno:
Viva la pappa col pomodoro, viva la pappa pappa col pomo, pomo, pomo, pomodoro, viva la
pappa pappa ch’è un capo po po po po po lavoro!
Cantata da
una giovinetta Rita Pavone!La cucina è un luogo di creazioni dove
l’immaginazione deve essere lasciata libera… c’è anche la ricetta della pappa
con le cozze!
Anche noi mettiamoci di buzzo buono,
chissà. Il libro è imperdibile e lo
sguardo che getta in una cucina
fiorentina non può non stimolarci a
nuove incursioni in quelle ricette.
Magari la minestra di pane… L’
abbinamento con il vino non è facile. Io
ci metto un vin rosè, in Toscana non ne
mancano di strepitosi! Prosit Pronobis!
Muriel Barbery Estasi culinarie
Edizioni e/o 2008, pp145 € 15,00
Trattato, per dire,sulla memoria. In particolare quella
olfattiva e gustativa. Veniamo alla
trama. Monsieur Arthens è il critico
gastronomico più famoso ed importante di
il mondo! Ed è anche il più stronzo uomo
mai esistito sul globo terracqueo! Ha
condotto la sua vita senza affetti,
senza donare un sorriso, una carezza a
chicchessia, a parte al suo gatto.
Moglie e figli, amanti e cuochi, sono
solo esseri di contorno. Meno dei veri
contorni che ingurgita. Ormai sul letto
di morte, ripercorre tutti i sapori
della sua gloriosa carriera. Ricorda le
ostriche, le sardine cotte alla griglia
fatte dalla nonna, le torte di mele alla
pasta brisée, gli asparagi al prosciutto
affumicato, il sashimi preparato per lui
da un vecchio cuoco giapponese, in
Giappone, ovviamente. E ancora, ancora.
Disprezza quel povero minchione di Proust con la sua spugnosa madeleine
mangiucchiata in un lugubre pomeriggio,
inzuppata in una tisana "capace di
rievocare un’emozione". Ricerca però spasmodicamente un
sapore a cui non riesce a dare un nome.
Il romanzo, come il successivo e più
fortunato della scrittrice "L’eleganza
del riccio" è costruito a capitoli, in
ognuno di essi è presentato un narratore
diverso: colleghi, famigliari,
conoscenti, servitù, animali di casa. Alla fin fine si scopre che tutti gli
vogliono bene. Occomemai? Non ci è dato
di sapere. Ormai è alla fine,
finalmente. Proprio adesso arriva
l’illuminazione! Il tanto ricercato
gusto è quello dei bignè ricoperti di
glassa collosa che mangiava avidamente
da un sacchetto di plastica quando
usciva da scuola: è stato bambino anche
lui! Altrochè madeleine di merda, sono i
bignè che l’hanno assillato durante
l’agonia, questa ricerca ha fine ed egli
anche: muore felice!
E veniamo al "trattato".
Che l’odore ed il sapore permangano a
lungo a sorreggere lo stupendo edificio
della memoria, si sapeva. Che il potere
evocativo del gusto e dell’olfatto sia
superiore ai sensi, si sapeva. Più
plastico e che l’
atto di richiamarli alla memoria li
modifica, come genialmente aveva intuito
M. Proust nel 1900. Ed è per via che
questi due sensi sono collegati
direttamente con lì ippocampo, struttura
del cervello che controlla il centro
della memoria a lungo termine. Gli altri
sensi sono prima elaborati nel talamo.
Però anche l’udito… (vedi blog "le
patatine) Leggerlo? Non leggerlo? Per un gastroamante forse sì. Se non altro per
pag. 57, sul concetto di "terroir" che demolisce, e su cui non si può
obbiettare, e dove ammette candidamente che il vino non gli è mai piaciuto: ha
amato solo birra e whisky!
Paolo Roversi Taccuino di una sbronza
Kowalski Editore
2008, pp.187 - €11.00
Cominciamo dalla trama. Amici milanesi, due,
volano a Dublino:
hanno a far bisboccia! Uno di loro, Harlo, si
sposerà al più presto! La bisboccia chiama la
boccia, qui Guinnes, quello dei primati.
Trangugia e tracanna e viceversa. L’assunzione
reiterata e massiccia di alcol ha effetti
primari e secondari. UNO, non si capisce più una
mazza ne ove trovasi la propria. Due, brusca
perdita della conoscenza con sfracello sul
pavimento. Anche sull’isola esistono le bulanze.
L’eroico bevitore in una di queste ne prova
l’uso. Trattasi del prode, prodino, Harlo. Ma le
boccie di flebo anche fan miracoli, miracolini.
Al risveglio infatti dimostra una subitanea
trasformazione. Sostiene di non chiamarsi Harlo!
Si chiama Charles Bukowski e lo è davvero,
davverone! Durante l’aereo viaggio del ritorno sul
giornale la feral notizia: lo scrittore americano è tornato alla casa del padre
o di un altro.
All’aereoporto di Milano folla
di amici ad aspettarli. Nefasto esito, non
riconosce nessuno, solo bottiglie amiche al
barr. Bevi e ribevi. Sempre briaco.
Lascia la morosa e il lavoro di custode pimpante
d’argent, e ingolla.
Come andrà a finire? tiremmm innanzzz... Bottiglie
sul capo, frequenta bar balordi e personaggi
equivoci, trova qualcheduna che gliela dà, legge
le sue poesie in pubblico e finisce regolarmente
pestato come tambur, giustamente, giustamentone!
Dorme, barcolla di qui e di qua.
Scrive, scrivino. Ma è proprio come C. B. !!
Proprino. Non risponde al nome di Harlo! Ma di
BUK! Poi dopo mesi in cui il uischi non gli fa
nulla, punta capoccia ripiena di cenci merdosi,
viene assunto alle poste!! postino!! Ma
l’agguato si avvicina! Al suo amico gli viene in
mente una questione da sottoporgli: ma cosa
c’era scritto sul bancone dublinese dove
lasciasti il sen?? Facile risponde Buk:
PROHIBIDO EL JUEGO DE PELOTA. Ma è vero! Tutto
il bevibile bevuto gli ha lasciato memoria d’acciar!
Ma come puote, tuona l’antico amico, C. Bukowski
ricordar di un’oscuro d’Irlanda bar la scritta
al bancon? Egli, C.B.
abita a San Pedro, California, in attesa del
decesso che puntual arriverà dopo pochi
secondi.. L’ex Harlo protesta: sono me, cioè IO!
Il grande C.B.! Alla fine siam giunti. Uno si
sposa con la ricca, riccona, ex di Harlo,
l’altro per la desiata terra parte. Fine.
Alessandro Baricco I BARBARI, SAGGIO SULLA MUTAZIONE
Fandango Libri,
2006, pp. 213, € 12.00
Già uscito a puntate su “Repubblica” arriva ora
in volume il saggio di Baricco sulle
trasformazioni.
Allora, innanzitutto,
chi sono i barbari del titolo? Sono coloro che
arrivano nei vari campi e si impossessano delle
varie culture. Trasformandole, saccheggiandole
inesorabilmente, piegandole hai propri interessi
e benefici. Nel saggio sono analizzati alcuni di
quei campi che sono stati già preda dei barbari.
L’interesse è particolarmente attratto dai due
capitoli sul vino ma bisognerebbe leggerlo tutto
per apprezzare completamente il piano dell’opera
e le tesi sostenute.
Nel campo del vino e della viticoltura in
generale, l’arrivo dei barbari è stato
particolarmente devastante. Tutto ha inizio nella tenuta di
Oakville, California, di proprietà di Robert Mondavi, produttore di vino di chiara origine
italiana. Decide, questo signore, di
convertire gli americani al vino, da consumatori
di cocktails,bibite gassate e super alcoolici.
L’ impresa non è facile: bisogna
creare un prodotto ritagliato sui loro stili di
vita e sulle loro preferenze. Si mette al
lavoro. Il vino deve essere forte, da usare come
aperitivo; privo di asperità al gusto e di
facile beva. Insomma una bevanda di larga
diffusione, un Hollywood wine, come lo chiama
Baricco. Ebbene è proprio questa l’azione dei
nuovi barbari. Il vino viene svuotato della sua
cultura millenaria, del lavoro umile di migliaia
di agricoltori che hanno dedicato passione e
forze alla creazione del vino. Diventa un
liquido anonimo, sempre uguale, comunque
accessibile. Gli americani ora consumano più
vino degli europei, la quantità aumenta a
discapito della qualità. Tutto ciò è reso
possibile dall’innovazione tecnologica: in ogni
parte del globo è possibile permettere la
fermentazione! Ora grazie al raffreddamento
anche nel deserto si può vinificare, si può
controllare sempre la temperatura! Ma la grande
innovazione riguarda il linguaggio: non più
astrusi termini adatti ad un gruppo di
specialisti ma una cosa molto più semplice,
all’americana. Dare i voti! E qui entra in campo
Robert M. Parker, fondatore e direttore della
rivista “Wine Spectator” la più diffusa al
mondo. Numeri, non parole! E’ così semplice
affidarsi ai numeri, per tutti è semplicissimo!
Questo, naturalmente come tutto quello che
arriva dall’America, ci ha invaso. Non c’è
nessuna guida che non riporti questi voti, siano
“bicchieri”, “stelline”, “pallini”, eccetera.
Non solo, l’assalto non è finito! Ora sotto la
spinta di questa diffusa commercializzazione
spinta i nuovi barbari accorrono all’
occupazione delle terre! Del mitico “terroir”,
come dicono i francesi.
E’ del 1995 la prima uscita vinicola della joint
venture tra R. Mondavi e la famiglia
Frescobaldi, aristocrazia toscana vecchia di
oltre sette secoli, nasce il “luce” ed il “luce
della vite”. Beh, direi che il cerchio si è
chiuso! Tristezza a iosa calcedonio! In quarta
di copertina Alessandro Baricco riporta la
seguente frase:
“Perché ciò che
ci salverà non sarà mai quel che abbiamo tenuto
al riparo dai tempi, ma ciò che abbiamo lasciato
mutare, perché ridiventasse se stesso in un
tempo nuovo”.
Allora abbaiamo ancora una speranza!
Avanzi di galera, le
ricette dei poco di buono Guido Tommasi Editore, 2005, pagg. 190, €13.00
Incominciamo da “ILDUE”. Occomemai? E’ che il
carcere di Milano, San Vittore, è in piazza Filangeri al 2.
Un punto fermo è stato messo. Ora
l’altro. Siamo abituati, grazie ai film americani, a
pensare che i detenuti mangino tutti insieme in un
mega self-service. Invece no! Ognuno mangia nella sua cella, con i compagni. Ci
sono celle da quattro, ed è orro, da sei, da otto et
caetera. All’ora dei pasti, orari come negli
ospedali, passa il carrello del vitto. Non è
termico, è malandato e scoperchiato. Al suo interno
la famosa sbobba: sempre uguale, sempre fredda,
sempre immangiabile. L’alternativa è il “pacco”
cioè la possibilità di farsi portare da parenti od
amici cibi dall’esterno. C’è anche la possibilità di
acquistare il necessario in carcere
ma costa di più ed è di qualità
pessima. Allora
si cucina nella cella. Certo bisogna
organizzarsi ed avere una buona
inventiva.
Coltelli fatti con il fondo delle bombolette del
gas, grattugie costruite bucherellando barattoli,
riscaldare l’acqua con i fili della luce (!),
insomma chi più ne ha più ne metta. Si riesce a far
bollire l’
acqua per il caffè con un foglio di giornale:
sapientemente piegato però. Ogni pasto è una
rincorsa al poco che si ha: l’aiuto della fantasia è
essenziale! Insomma il cibo diventa il collante tra
questi reclusi specie ora che i penitenziari
ospitano persone di culture e tradizioni diverse. Un
momento di convivialità in un tempo che si ferma
inesorabile. Alla sezione
cucina alcune ricette di
questi “chef” che certamente vi stupiranno! La popolazione carceraria in Italia raggiunge le
60.000 persone, stipate in 207 carceri. Il livello
di sovraffollamento è di oltre il 50%. Nelle carceri è permesso solo il
vino in cartone. Ci beviamo, alla loro salute un
Amarone della Valpolicella, no, non quello
sequestrato nel porto di Livorno, 40.000 bottiglie
in attesa di partire per gli U:S:A: adulterato. Un
caloroso brindisi ai nostri sfortunati compagni!
Prosit Pronobis! Ma quelli della truffa dell’amarone, ci andranno in galera?
MASSIMO MONGAI Memorie di un cuoco di un bordello spaziale Robin Edizioni s.r.l. 2003, pagg. 297, € 15
Libro di “fantascienza”, per dire. Il nostro autore, dopo il grande successo di
“Memorie di un cuoco di astronave”, ritorna alla narrazione delle imprese di
Rudy “Basilico” Tuturro, ambientate nel XXVI secolo. E’ solo un pretesto per una
chiacchierata a ruota libera tra cucina, poca, e bordelli molti. Si racconta di
prostitute, di cui si vanta di essere profondo conoscitore. Beh,
psicologicamente parlando. Gli uomini, dice, cercano, nell’amore a pagus,
rassicurazione materna. Il protagonista, il cuoco, al contrario, cerca solo
sesso puro! Lui è un MACHO! Vi raccomando la dissertazione sulla capacità, a
comando, di avere erezioni poderose. Il tutto è arricchito da schede
segnaletiche di ristoranti sparsi per il cosmo, vedi esempio. Pensate un po’ il
Tuturro è capace di raccontare della cucina piccante dei LEEMAEJAW di
GUHRBUHTAELLUH. Giuro! E’ proprio scritto così!
Ma sarà possibile? Ebbene sì.
Leggiucchiatelo qua e là se non avete sotto mano un quotidiano vecchio di un
paio di mesi. Sicchè conviene comprarsi un giornale in data odierna. Un euri.
Ci beviamo un single malt: non bisogna farsi sempre del male! Prosit Pronobis!
GARY PAUL NABHAN
A
qualcuno piace piccante Codice Edizioni, Torino 2005
pagg. 161 - € 16,00
Saggio di antropologia
alimentare, indaga i rapporti tra eredità genetica,
la dieta e malattie correlate. Si inizia con la
tolleranza all’alcol che è influenzata da otto geni.
La produzione dell’alcol deidrogenasi e dell’aldeide
deidrogenasi nel fegato, organo in cui l’alcol si
ossida, dipende da individuo a individuo. Chi
produce molti di questi enzimi tollera forti dosi di
alcol. Generalmente si è visto che le popolazioni
che producono in eccesso questi enzimi hanno alle
loro spalle storie di stanzialità agricola.
L’ipotesi è che mandrie di animali causando con le
feci l’inquinamento delle falde acquifere, abbia
spinto le persone, affette da dissenteria cronica,
alla realizzazione e all’utilizzo di bevande
fermentate. Bevi oggi e bevi domani, un po’ alla
volta si selezionano i geni “buoni”.
I nativi
americani, abituati alla caccia ed a mangiare piante
non coltivate, sono molto più sensibili agli effetti
dell’alcol.
Così la relazione tra malaria e l’anemia falciforme.
Quest’ultima protegge dalla malaria ma comporta la
riduzione dei globuli rossi che espone al favismo
Malattia data da una carenza di un enzima. La
malattia è, appunto, diffusa nei territori malarici.
Chi mangia fave rischia un rapido ritorno alla casa
del Padre. Se non le mangia campa più di me… La dieta mediterranea pur essendo
stata selezionata in precise aree geografiche,
riesce a dare benefici a tutte le popolazioni,
principalmente però là dove da secoli è seguita. Il
caso più esemplare è l’isola di Creta i cui abitanti
sono i più longevi del mondo: olio d’oliva, cereali,
verdure, frutta. E veniamo al peperoncino del
titolo. Ebbene è di gran lunga più usato nei paesi
caldi. Insieme ad altre spezie hanno il potere di
uccidere particolari batteri e funghi che causano il
deterioramento della carne e quindi la maggior
tolleranza ai cibi piccanti di queste popolazioni.
Ma veniamo a noi. L’introduzione della macina ad
alta velocità ha portato farine e cereali ad essere
più digeribili e quindi ad assorbimento rapido con
conseguente aumento dello zucchero e dell’insulina
di 2-3 volte. Aggiungete che il cibo industriale ha
introdotto additivi poveri di fibra e sciroppi
zuccherini. La
vita è diventata sempre più sedentaria… Insomma è un
libro che si legge come un romanzo pur avendo
rigorosità scientifica. Leggendolo vi si abbasserà
la glicemia! Brindiamo con Tequila e peperoncino,
chi ci riesce! Prosit Pronobis!
Delizioso libro che abilmente
intreccia autori famosi di gialli e noir con i loro
personaggi. Non solo, per ogni investigatore sono segnalate
le preferenze alimentari e culinarie con relative ricette.
Si va dal crepuscolare Pepe Carvalho del grande Vazquez
Montalban, al sommo Georges Simenon con il commissario
Maigret, per noi italiani l'indimenticabile Gino Cervi. L'ultra depresso Jean-Claude Izzo con il suo marsigliese
Fabio Montale. Dashiel Hammett e Raymon Chandler con il
suo disilluso e mesto Philip Marlowe. E ancora la
mitica P D. James con il suo compassato
Adam Dalgliesh di Scotland Yard. E ancora Ed Mc Bain
del mitico 187° distretto,
Ruth
Rendell, Agatha Christie, come poteva mancare
proprio lei nei cui romanzi non mancano mai tè e
torte. Anche Conan Doyle, con Sherlock Holmes ed il
dottor Watson accuditi dalla signora Hudson. Tanti altri personaggi ed autori affollano queste pagine. La
lettura assicura godimento assai e tanta voglia di provare i
piatti preferiti dei nostri investigatori-gourmand. Alla
sezione cucina alcune di queste ricette.
Buon appetito!
Prima di incominciare a mangiare..... guardatevi alle spalle!
PIERO SORIA Il paese dell’uva nera Edizioni La Stampa 2007
Pagg. 317. € 17,50
Da non crederci!!!!! Non ci
crederete mai!!!!!!! La trama: una suora
bellissima, bionda, occhi azzurri, va in Lousiana. USA.
L’abito non lo veste (chissà perché?). E’ laureata in
cinema, botta di culo! Qui trova un piemontese, come
lei, che le chiede di scrivere una sceneggiatura per un
film thriller!! Alla suora!! Le dà 50.000 dollari di
anticipo! Potrà restaurare il suo convento!! Ma chi
scrive la sceneggiatura? Lei e le altre tre vecchierelle
suore, in divisa, del convento. Ma sarà? Non contenta,
vuole fare il vino per la messa, vino moscato (uve
bianche). C'è anche un prete suo antico amore (!!!!) A
pagina 163 ho ceduto, impossibile continuare con questa
boiata! Nell’ultima pagina una perla:
“ La suora riceve un invito. E’ richiesta la sua
presenza alle 11 esatte In via MERTUZIO 21 Roma .
“tailleur” (ma non fa la suora ??? E l’abito
religioso???) ( Nota di me). Lei ne trova uno. Il resto
è la trascrizione esatta dal libro. “Incontra un signore
attempato vestito completamente di bianco. Le porge la
mano. E le sorride. – Buonciorno Zuor Mozcato… E’ un po’
che dezideravo cognoscerla…” Ditemi voi come si può
scrivere queste s… Per consolarci? Uve nere del
titolo NO. Il moscato poi ci fa schifo. Un bottiglione
di Marsala di Trapani,a morte i piemontesi! Per dire!
Prosit Pronobis!
La faccia dell'autore!
JOSE' MANUEL FAJARDO Il sapore perfetto Guanda Editore 2005 Pagg. 315 16 Euri.
La storia di Omar prende il via da Gijon. porto delle
Asturie. E l'acqua sarà sempre presente, dal paese natale,
al Messico, alla piattaforma petrolifera fino al Jolie
Paname, bateau-mouche sulla Senna. Prima marinaio poi cuoco,
il percorso è d'obbligo. Lo struggente ricordo del padre,
rivoluzionario, buongustaio ed allegro filosofo, occupa la
prima parte del romanzo e ne segna tutto il corso. L'immaginazione ed i sogni fanno parte della realtà, insegna
al figlio. Così per Omar cucinare diventa tangibile realtà
ma anche sognare, immaginare, inventare. Alla fine del suo
viaggiare approda come capo cuoco all'Arc-en-ciel ristorante
night con musica e cucina ispano americana. Si
intrecciano storie d'amore e di cucina.
Nella post-fazione la frase che
riassume lo spirito del romanzo, tratta dal Don
Chisciotte: TUTTO ACCADRA' COME PIU' CI PIACE! Romanzo piacevole e divertente a tratti tragico (la
rievocazione della guerra dei Balcani). Si vive bene anche
senza leggerlo, magari ve lo racconto. In appendice una lista dei ristoranti preferiti dall'autore
tra Francia, Messico, Italia e Spagna. P.S. Alla sezione
cucina la ricetta dei PICADILLOS,
specialità cubana.
Di Nico Orengo Di viola e
liquirizia EINAUDI 2005 pagg. 155
Euro 15,50
Racconto la trama. Un francese esperto di
vino, viene chiamato ad Alba per tenere
un corso di degustazione all'enoteca "tastevin".
Prima serata: ben 20 persone. Amalia,
proprietaria dell'enoteca e single (ma
và?), ha un fratello grullo che si gioca
la sua parte di cascina e terreno con il
vile Barravale. Perde! Come recuperare
l'avita magione? Si propone l'esperto
degustatore con una scommessa: saprà
riconoscere i vini scelti dal perfido
baro. In palio la GINOTTA: la tenuta dei
fratelli sfigati.. Saprà riconoscere i
vini scelti il nostro eroe? Bien sur!
Ecco di seguito la soluzione
dell'arcano:
I°) "Colore granato,
riflessi aranciati, unghia rosata
tendente al bianco. Al profumo è vino
selvaggio, con note di animale, direi
pelli conciate, cuoio, caligine di
vecchio camino, ha goudron, catramato,
che finisce con virgole di pepe e chiodi
di garofano. Questo è un Barolo del 1978
della cantina Beppe Rinaldi.
II°)
Colore granato con riflessi aranciati da
mattone di chiesa. Sentori pieni,
invitanti, note di liquirizia, di menta,
di canfora. Vino caldo, armonico, grande
struttura e tannicità: Barolo 1978 Aldo
Conterno di Bussia Soprana di Monforte.
III°) Sentore di frutta cotta,
ciliegie sotto spirito, muschio, buccia
d'arancia caramellate, cuoio, tisana di
tiglio, fondi di caffè, cacao, lacca,
olive taggiasche in salamoia, candela,
cannella, noce moscata, miele di
corbezzolo, legno d'acacia, zolfanello
spento e tela cerata.
E' un Sorì Tildìn 1989 di Gaja.
IV°) Colore
granato con brillantezza di tramonto,
quando il sole color di arancia da
spremere se ne va a morire tra una
collina e l'altra, come se stesse
ballando un tango con un'allegria
melanconica. "..." C'erano viole e
liquirizia. E' un Barbaresco 1989 Asili
prodotto da Bruno Giacosa.
V°) Colore cupo, mattone molto cotto.
Profumo primaverile: ancora viole, ma
scure, poi ciliegia, le "marada" e poi
rose sfatte e fumo di falò e anche
castagne bianche, quelle che si mangiano
nei giorni dei morti. "..." C'è sabbia e
conchiglie di mari caldi, subtropicali.
"..." E' un Roche d'Ampsej del 1986 di
Matteo Correggia. Tutti
indovinati!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!Non
ho parole. Si va in galera a dire che
Nico Orengo avrebbe dovuto bersi una
tanica di vino dei fratelli Ciaravegna?
O forse lo ha fatto a suo tempo?
Libro noioso oltre ogni limite.
Scontato. Stupido.
Resta un dubbio: e se il vino da indovinare
fosse stato Barbera d'Asti 2005
Francesco Capetta?
L'antropofagia è pratica
naturale quanto antica. Ancora oggi è praticata. Non
solo in remoti ed inaccessibili luoghi ai più
sconosciuti ma anche in sibaritici odierni ristoranti.
Consolami la notoria scarsità cronica di liquidità dei
miei sodali: mai andrebbero in siffatte mense. Dei
cuochi diffidar si dovrebbe. Ben vengano le cucine alla
Vissani. O meglio dire alla Jeremy Bentham: l'operatore
sotto palese ed inclemente sguardo, attiene solo al
consentito..
Il nostro chef, Orlando Crispe,
divinamente cucina. L'attesa per accedere alla sua
mensa e lunga assai. Il premio però sarà ricco assai! E' un racconto che raccontar è
poco.
Inizia lento e banale,
prosegue allucinato poi febbricitante poi terrificante.
Accorate perizie del Dottor Enrico Balletti inviate al
Direttore del carcere di Regina Coeli, si alternano a
resoconti sul piacere della disciplina totale. Nella
piazza di Roma, su un alto terrazzo, delizie
orgiastiche!
Finita la lettura ricominciar
è obbligo. Colpi di scena, ardita ironia, allegra
demenza, simpatia per la gente con le gambe sotto la
tola: per piacere, leggetelo!
Colonna sonora: gli ABBA in
MAMMA MIA, repeat! P.S. Alla sezione
cucina ben tre ricette del sommo chef, attualmente
operante al PLAT D'ARGENT GINEVRA SVIZZERA.
TOM STANDAGE
Una storia del mondo in sei
bicchieri Codice Edizione, Torino 2005
Pagg 220 Euro 22
I sei bicchieri sono pieni di:
Birra, Vino, Distillati, Cafè, Tè, Coca Cola.
Parleremo dei primi tre, ovviamente.
Il primo bicchiere ad essere
bevuto, è quello d'acqua, qui nasce la storia dell'uomo,
presso le fonti, i fiumi ed i laghi. La storia
inesorabile procede. Dalla pietra si arriva alla
lavorazione dei metalli. Così questo dotto manuale segue
passo passo l'archeologia nelle tappe ideali delle sue
scoperte. L'età della birra inizia attorno all'anno
mille a.C. in medio oriente. La culla della civiltà è
esattamente nella Mesopotania, oggi tristemente ridotta
in un inferno. L'uomo diventa stanziale, allevatore e
agricoltore. Nascono i primi villaggi vicino a zone dove
i cereali crescevano spontaneamente. Questi possono
essere stoccati , per soddisfare bisogni alimentari,
senza problemi.
Anzi, qualche problema possono averlo: a contatto dell'acqua
germogliano diventando dolci. Questo pappone, grazie ai
lieviti presenti nell'aria, incominciava a fermentare, gli
zuccheri diventano alcool... il pappone diventa birra! Probabilmente era già stata scoperta la fermentazione di
succhi di frutta, compresa l'uva e l'idromele. Arriviamo
al nostro amico vino. Che storia! Nella Bibbia è nominato
innumerevoli volte. I Greci ne fecero un dio, Dioniso. In
quel caos che dominava il monte Olimpo, questo era l'unico
Dio che parlava direttamente agli uomini senza bisogno di
oracoli ed indovini: bevendo il vino ad ognuno il dio
parlava.La dispersione del sapere greco-romano portò
l'Europa alla barbarie. Grazie agli Arabi sopravvisse e
ritornò a noi dalla Spagna conquistata. La capitale del
sapere è ora Cordoba, nell'Andalusia. Qui nasce la
distillazione. L'ebollizione del vino permette all'alcool di
evaporare a 78°, l'acqua invece a 100° e l'angolo retto a
90°. I vapori si raffreddano e ci ritroviamo con tanto
alcool e poca acqua: il gioco è fatto!
Nasce
l'alambicco, parola che viene dall'arabo al-ampiq che
viene dal greco ambix: e andìì! Nasce l'aqua vitae. Gli
alchimisti si scatenano. Da presidi medico chirurgico,
l'acquavite nel XV secolo diventa bibita popolare. Viene
prodotta ed esportata specialmente nei paesi del Nord
Europa data la penuria di vino. Arriviamo ai moderni
distillati. Tutti figli e fratelli: Rum, Gin, Grappa,
Whisky, Vodka, Calvados, Armagnac, Saké, Tequila,
Sambuca, Cognac, Mezcal, Pisco, Pernod, Raki, Assenzio,
Bourbon,
Cointreau, Genepì, Sliwowitz, Zwack,
Cachaca, Boukha, Okolehao, Barack Palinka... Libro
documentatissimo, notizie curiose, riflessioni sociali ed
antropologiche, concetti profondi come le Marianne. Correre
ad acquistarlo. Leggerlo con bicchiere di acquavite di
frutta in mano:::
JERZY PILCH
Sotto l'ala dell'angelo forte
Fazi Editore 2005, Pagg 212 -
Euro 13,50
Grande ed epico romanzo
etilico! Fantasmagoriche lotte quotidiane di incredibile
difficoltà. Incontri e desideri, mancati appuntamenti e
rincorsi tardivi. Allucinato desiderio di un destino che
mai risponderà alle richieste. Sopra a tutto la bevanda
che tutto può!
Accudire,coccolare, ascoltare,carezzare,assopire... Bevendo non si può vivere a
lungo e felicemente: Ma come è possibile vivere senza
bere? Attraversando ricoveri,
allucinazioni, ricordi, si snoda il racconto su di un fiume
di vodka Attorno una Polonia che segue suo malgrado
Solidarnosch, il muro di Berlino abbattuto, in una società
che non sa trovare una sua salvezza.
Ricordiamo il grande VENEDIKT EVROFEER
ed il suo "La Mosca sulla vodka". La salvezza, qui;
arriva. La salvezza dell'amore! Che si presenta in
camicetta nera e gonna verde. Il nonno, il babbo e
tutti gli antenati da amati e rispettati etilisti
cronici eroici, diventano disgraziati prodotti di
una vita disperata. Esiste la salvezza! Ed ora è
festa. Sorseggiamo un té con calma e gratitudine: del mondo siamo dolcemente
partecipi.
DON CALO'
Venti racconti intorno al vino Ci.Vin. Editore
Società Editrice dell'Associazione Nazionale città del
Vino, Via Massetana Romana 58/B
53100 Siena. Tel. 0577 2715 79 fax 0577 271595 Marzo 2005. Pagg 226
- € 10
La scommessa di riuscire a
parlare di vino e umanità, di uomini e viti, di terra,
aria e sentimenti è sicuramente vinta. Scritto in modo
piano, mai banale, riesce a farci toccare con mano
aspetti legati al vino profondi, sorprendenti ed
insospettati. Nel racconto poi "Il pittore di Chatillon"
si racconta la storia del successo di un disegnatore di
etichette. Da questo successo anche la sua vita acquista
umanità e profondità, scusate l'interesse personale... Ricordo che ad ogni racconto
è associato un bel disegno di Rosario Mazzella. Il volume merita certamente
una diffusione nazionale adeguata al talento dell'autore
ed al profondo godimento che si riceve dalla lettura. Assolutamente impedibile!
Autori Vari Pasta Killer Sottotitolo: Il sapore
giallo-noir della pasta. Morganti Editore Verona 2005
pagg 364 euro 14.00
Dodici racconti di pasta e
morte! Alcuni più gialli, altri virano al nero tenebra.
Alcuni divertenti altri virulenti. Tutti sanno che la
pasta, ricca di carboidrati, è potenzialmente
pericolosa. Qui è qualcosa di molto peggio! Da ora non
sarà innocuo un piatto di lasagne alla bolognese
destinata ad un concorso o la pasta fatta a mano condita
abbondantemente... La triste pasta al burro e parmigiano
descritta da Marco Vichi ed i pici all'anatra che
sanciscono drammaticamente la fine di un'aggrovigliata
storia d'amore. Ci sono anche i bucatini all'amatriciana
(ricetta alla sezione
cucina) e le trenette al pesto di Nino Filastò. Mettete su l'acqua,
abbondante, salate... Assaggiate con cura la pasta con
un pò di condimento... In bocca al lupo. Crepi!
VIL'JAM VASILEVIC POCHELEBKIN Il liquore che viene dal freddo Slow Food Editore 1995 pag 255 - 18
euro
Strabiliante! La parola
"VODKA" deriva da VODA', acqua. Idea di semplicità,
purezza e perfezione. Un balsamo, una medicina in grado
di alleviare le ambasce quotidiane.
Le bevande alcoliche presenti
sui nostri deschi sono numerose assai. La differenza,
assolutamente totale, è che in questo elisir c'è l'acqua
dei purissimi fiumi della sconfinata tundra russa. Ed è
proprio questo il motivo dell'eccellenza di questa
bevanda. Caterina la Grande era solita regalarne una
bottiglia a parenti ed amici: la Regina d'Inghilterra,
l'imperatore di Germania ecc. Tutti parenti erano, anche
se , parenti serpenti!! Prosit.
La vodka russa non è riproducibile. Gli impianti possono essere uguali e lo schema tecnologico idem ma l'acqua dolce dei fiumi delle foreste russe come la Vazuza o il clima ed il terreno della regione di Niznij Novgorod sui cui campi continua a crescere la mitica segale russa. Solo la vodka proveniente dalla Grande Madre Russia è la vera VODKA.
Nel 1986 grazie alla "Perestrojka" avviene la riconversione degli stabilimenti di vodka in produzioni non alcooliche. Disastro! Le condizioni di vita del popolo peggiorano: distillazioni clandestine, sofisticazioni e speculazioni. Nel 1990 viene abolita la legge dell'86. Riprende la produzione statale con standard qualitativi elevati. Attualmente, novembre-dicembre 2006, l'allarme è ancora più alto. Il progressivo inpauperamento della popolazione ha portato alla
diffusione tra pensionati, reduci, invalidi, disoccupati, di alcool di pessima qualità, di origine non alimentare. Si usano prodotti chimici vari: solventi, detergenti, antigelo... Questi beveroni tossici portano alla morte circa 30.000 persone all'anno alle quali vanno aggiunte le "normali" vittime da alcoolismo cronico: cirrosi, incidenti, assideramenti.
Si chiede a gran voce l'intervento dello stato. Boris ryzlov, speaker della Duma, ha sollecitato la completa nazionalizzazione della produzione e vendita della vodka. E' stata anche proposta la riapertura dei locali statali in cui è possibile mangiare e bere vodka con 20 rubli (circa 20 centesimi). Potrà il monopolio salvare queste anime? Mah!?
ENOKILLER
Antologia
Il sapore giallo-noir del
vino.
Morganti editore 2005 - € 12.00 Quattordici racconti di vino,
cantine ed osterie. Rosso vino, rosso sangue.
Inquietanti e dannati. Bicchiere pieno e libro in mano.
Chissà, qualche volta vi andrà di traverso, qualche
altra vi strozzerà. E più bevete e più sentirete alle
vostre spalle rumori sospetti... Provate a leggerli ad
alta voce, ognuno un racconto diverso. Sempre
accompagnato ad un vino diverso... Più leggete e più
bevete e maggiore sarà la soddisfazione. Magari
entrerete direttamente in una storia, magari un bel
splatter che vi coinvolgerà direttamente! Il successo è
assicurato!
P.S. Consiglio di procurarsi
un solido alibi prima della serata di lettura!
Prosit!
IL PROFUMO Sottotitolo: Colui che
domina gli odori, domina il cuore degli uomini.
Longanesi Superpocket 1997 pagg 259 L. 65 00
Ritorna al grande pubblico
Jean-Baptiste Grenouille! Il romanzo da cui il film è
tratto, ebbe un grande successo negli anni '80. Trattandosi della storia di un profumiere, un maledetto
talento dell'olfatto, il romanzo riposava da anni nella
mia libreria. Questo giovane cencioso, nato a Parigi nel
1738, nel luogo più puzzolente che si possa immaginare,
il Cimitière des Innocents, scopre di possedere un
olfatto infinitamente infallibile. Decide dunque quale
sarà la sua missione: creare il profumo
perfetto, in grado di creare
amore in chi lo fiuta! Riuscirà nell'impresa ma a che
costi! Il libro di Süskind è godibilissimo. Straordinaria la ricostruzione dell'epoca e dei suoi
effluvi. Storia sociale, antropologia dell'olfatto e,
non ultimo, l'intreccio noir. Più e più volte hanno
cercato di farne un film ma Süskind aveva sempre
rigettato le offerte.
Forse ha finito i soldi
intascati con il libro...
Il libro, dalla pubblicazione
nel 1985, ha venduto oltre15 milioni di copie. Mi dicono
che il film è mortalmente noioso. Nei panni del primo
maestro profumiere frequentato da Grenouille il grande
Dustin Hoffman.
Patrick E. McGovern L'archeologo e l'uva
Vite e vino dal neolitico alla
Grecia arcaica.
Carocci, 2004 € 24,50 Fondamentale studio sulla
diffusione del vino. Basato sull'archeologia e la
chimica.;'autore dirige il Museum Applied Science Center
for Archaeology dell'Università della Pennsylvania e si
occupa in particolare di archeologia biomolecolare. I
vari recipienti ritrovati, grazie a moderne tecniche di
analisi. che vanno dalla biologia molecolare all'analisi
del DNA, ci possono raccontare molte cose. Dalla
composizione del loro contenuto al luogo di produzione
del manufatto. La lunga strada del vino parte dal vicino
oriente. Forse 500 milioni di anni or sono. Con la
rottura di Pangea e la deriva dei continenti,la pianta
dell'AMPELOPSIS, una pianta rampicante considerata la
progenitrice della "vitis" si distribuisce e si
creano specie diverse. L'archeologia ci fa
conoscere le caratteristiche del vino. Dalla
tomba del Faraone Scorpione I° datata 3150 a.C.
circa, vengono ritrovati circa 360 orci.
Tutti con il sigillo del Faraone e
con l'indicazione del vigneto di
produzione. Nella tomba di Re Mida, a Gordio, l'odiernaYassihöyük presso Ankara,
157 recipienti in bronzo, il più grande servizio da
tavola dell'età del ferro. I vasi di bronzo, una volta
ripuliti, sembrano davvero d'oro!
I residui hanno dimostrato la
presenza di birra e idromele nel vino.
Libro ricco di informazioni,
aneddoti, approfondimenti. Anche le parti più tecniche
sono rese accessibili ed affascinanti: leggetelo,
divertimento assicurato!
Storia di un siciliano che
emigra a Berlino per aprire un ristorante-pizzeria. Il
romanzo è di tipo "noir". Di cibo si parla spesso.
Nell'ultima parte del libro la vicenda si sposta in
Sicilia. Il racconto è un pò confuso ed arrovellata.
Riporta però la ricetta del gelo di mellone: da non
perdere! Da leggere alla sezione
P.S. Nel mese di
giugno, durante un mio girovagare nella Tuscia laziale,
mi sono imbattuto nel ristorente del camping " IL CLUB
DEGLI AMICI" in quel di Pesci Romana. Ho mangiato la
pizza ai crauti, la specialità. Veramente ottima!
Andateci, ne vale la pena! Da bere con un Santa
Maddalena. Prosit pronobis!
Henry Cristopher Bailey Il mistero del menù francese I Bassotti POLILLO EDITORE Pag. 58 Euro 5.50 2005
Un pittore inglese, alquanto
dotato, sparisce misteriosamente. Incaricato della
ricerca è il Signor Reggie Fortuna, abile investigatore
e appassionato gourmet. Nella stanza del pittore
volatilizzato viene trovato il disegno di un volto
satanica. In realtà è il retro di un menu:
"DINER Artichaut à l'Huile Pomme de terre à l'Huile
Porc frais froid aux Cornichons Langouste Mayonnaise
Canard aux Navets Omelette Rognons Filet Garni Fromage à la Crème Fruits,
biscuit"
l commento di Mister Fortune è tassativo: morto d'indigestione!
Carciofi,
patate all'olio, maiale freddo, aragosta, anitra e rape,
omlette di rognoni, arrosto guarnito... Naturalmente l'indagine
arriverà a scoprire le vera ragione della sparizione. P.S. Bevendo una bottiglia di
Mouton-Rothschild, Pauillac, del 1900 consiglia di
accompagnarlo con le nespole, questi inglesi, ne sanno
una più del diavolo! Il romanzo è del 1935, quindi quel
chiaretto era piuttosto anzianotto!
IL DIO DELL'EBBREZZAA
Antologia dei moderni
Dionisiaci, come recita il sottotitolo. va da
Friedrich Nietzsche, il lamento di Arianna, a Federico Garcia
Lorca, il duende. Dal grande Bulgakov, noto
morfinomane, al piccolo D'Annunzio, noto morfinomane.
Dal grande Sigmund Freud, noto cocainomane, al piccolo
Carlos Castaneda, noto peyotlomane. Quindi c'è veramente
di tutto. Alti e bassi. All'inizio dotta introduzione
del Prof. Elémire Zolla: LA FIGURA MITICA DI DIONISO
DALL'ANTICHITA' AD OGGI. Da leggersi bevendo un buon
calicee
IL
GIARDINO DEGLI ORRORI.
Il giallo Mondadori
2006 pagg 178 euro 3,60
Occomemai un libro giallo nella nostra rubrica di libri
enologic-gastronomic- edonistic-goderecci? Presto svelato
l'arcano è: il giornalista investigatore si chiama Maxime
Lisbonne. Chi è questo carneade? Un
giornalista free lance. Nel corso del romanzo salta fuori
che è omonimo di un generale combattente della Comune di
Parigi. E qui di questo generale conviene parlare. Nominato
il D'Artagnan della Comune si battè come un leone sulle
barricate dal marzo al maggio del 1871. Amico fraterno di
Louise Michel, il cuore tenero e forte della comune, divise
con lei la prigionia nella Nuova Caledonia. Dopo l'amnistia
del 1880 torna a Parigi e che fa? Rileva un bel localino, lo
chiama "Le Divan Japonais" e rivitalizza le notti parigine.
Sono attrazioni varie, balletti. E' qui che Jane Avril danza
ed è immortalata dai manifesti di Toulouse-Lautrec, di lei
innamorato. Arriva poi Yvette Guilbert, il primo streep
tease al mondo e la canzone "Madame Arthur", l'ambiguità di
una sessualità liberata. Tutto questo è Maxime Lisbonne: combattente glorioso per la
rivincita dei derelitti, per l'eguaglianza, la libertà e ...
la gioia! Raro caso di felicità anarchica e felicità
personale. La
fantasia salì al potere e, per poco, gioì in libertà. Lode a Maxime Lisbonne! E lode a Didier Daeninckx per averci
ricordato questo personaggio fondamentale della storia.
Benoît Noël L'Assenzio
Volete sapere tutto sull'assenzio??!!!
Ma proprio tutto!!??? Dalle modalità d'uso alla sua storia,
dalla sua diffusione alla sua proibizione.. Dalla
fabbricazione alla filmografia ("Absinthe makes the hearth
glow...", dice Jack Nicholson nel famoso Easy Rider del
1969). Sono comprese varie ricette per la fabbricazione e
l'elenco dei più noti consumatori, da intendersi: straforti
consumatori. Si va da Ernest Hemingway, Premio Nobel 1954, a
Van Gogh, da Auguste Strindberg a Edvard Munch......
Ricco di notizie, aneddoti e curiosità, comprende un gran
numero si siti web che si occupano della vendita della "fée
verte" e di tutto ciò che la riguarda, compresa tutta
l'attrezzatura di antiquariato e moderna. Obbligatorio per
chi è interessato. Molto probabilmente si farà presto una
bevuta. Ma di assenzio, parbleu!!!!!!!!!! P.S.
Il disegno di copertina ben rende l'effetto dell'assenzio dopo il primo sorso... già il bicchiere e fuori squadra e non solo! Prosit
MARIO LUNETTA
Figure Lunari Robin Edizioni Roma
2004 pagg 198 € 11
Romanzo giallo che già nel titolo ci
anticipa l'ambientazione. Siamo in una Roma desolata e solare,
malavitosa e superba. Un truculento omicidio ci inghiotte
nel degrado disperato di vite offese. Il protagonista, il
commissario Vauro ci si muove con dolore e disgusto. Isola
felice la compagna Selvaggia, la buona tavola e le corroboranti
discettazioni con il giudice ......... (non mi ricordo il
nome, Wondt? Woltzar?, Wolkul?). Scrittura barocca e difficile dapprima poi
si trasforma in armonia e godimento.
Consigliato a tutti!!
JEAN-MARIE
LACLAVATINE Il Rosso e il Bianco MERIDIANO ZERO
2004 Pag. 187 Euro 12
Affascinante e divertente.
Ricco di suspence e brio. Sono dieci racconti legati tra loro da
un filo rosso... o bianco dell'italianista e prode enofilo
Laclavetine. Sempre è il vino
protagonista di questi ottimi racconti. Racconti che toccano
tutti i generi: quello giallo nel primo racconto, Mosche
sommerse. Quello rurale-sociologico nel secondo, Vendemmia
tardiva, quello romantico-erotico, Accessori. Ad alto tasso
alcoolemico l'angosciante In cantina, psicoanalitico il quinto,
Questioni di etichetta.
Un giallo a carattere famigliare, La
coppa dell'oblio, nome di un'osteria. Djinn è
etilismo spinto. Non manca il racconto partigiano nella Francia
occupata, Morte per trasparenza ed uno horror,
alla maniera di Stephen King sui destini ed i
richiami dei morti, Amici. Per finire, il tenero
racconto di due giovani amanti legati in vita da
una comune passione che li lega anche ora in
Paradiso. Ogni racconto ha un finale
sorprendente che spinge alla rilettura! La scrittura è veloce e
profonda, ricca e precisa. I vini francesi sono molti
e ben spiegati.
Naturalmente, alla fine, bevuta di vini francesi!
Obbligatorio!
GIAN CARLO FUSCO L'Italia al dente SELLERIO
EDITORE
2002 Pag. 108 euro 8
Altro libro di racconti,
altra scrittura elegante, barocca, fantasiosa. Un vero grande talento dalla
forza irresistibile! Bionda, socialista e
risottara, è il primo racconto. Il marito napoletano non può soffrire il
riso della moglie lombarda. Non resta che il ricatto dell'astinenza per
farle imparare a fare la pasta. Il secondo, La chitarra dell'imaginifico,
racconta di un pranzo del giovane Fusco al Vittoriale, spaghetti alla chitarra
serviti da ancelle in tunica corta e trasparente. Mentre il Vate
racconto dell'uso della "chitarra", il giovanetto si
interroga sull'origine di quel boschetto? un gattino
accovacciato? un segno di lutto insolito?
Trenette ai datteri per Ras Tafari, racconta della
visita nel 1928 di Hailè Salassiè, futuro Negus Neghesti all'Arsenale di
La Spezia. Al sontuoso banchetto offerto a lui ed al suo seguito, al
momento dell'arrivo delle trenette, gli etiopi si mangiano tutti i
datteri di mare lasciando agli altri le trenette scondite. La pasta
fritta del colonnello Vagliacof, si svolge nella guerra di Spagna. Due
nobili franchisti, arrestati dai miliziani, si salvano grazie alla
conoscenza del colonnello, nobile siciliano, loro amico. Da buon
siciliano riserva loro un trattamento gastronomico superbo. La
"norma" della vigilia, siamo in Albania alla vigilia della guerra. Militari siciliani vengono sorpresi dai loro ufficiali a mangiare gli
spaghetti con le melanzane fritte, alla "Norma" appunto, quella di
Bellini, suprema. Peccato che tutti gli ingredienti fossero rubati. Condivisione generale! Il lutto si addice alle zite, racconta del
profondo dolore che prova Renato Simoni, autorevole critico teatrale del
Corriere della Sera, alla notizia della morte di Italo Balbo. Frande
dolore! Non tale da impedirgli di rinunciare al valpolicella ed al
gratin di zite. Matriciana con l'eco per donna Nadia, ancora in Albania,
ad una cena nella casa del Luogotenente di Vittorio Emanuele III:
Essendo il suo
compleanno, la moglie, donna Nadia, chiede a l'ex spasimante di cucinare
per loro, Questi si vendica facendo capire al Luogotenente che lei è
l'amante di Ciano. Il cuoco finisce alle isole Tremiti. Infine l'ultimo: Le lasagne al forno con gli uccelli alla Merlin. Siamo nel 1948 e la
malavita è preoccupata per la possibile entrata in vigore della legge
Merlin. Di cosa si occupava la legge Merlin? La maitresse dice
Le
lasagne al forno con gli uccelli, d'ora in poi le chiamerò "alla Merlin".
Vi dispiace?. E perchè? Ci vedi un rapporto tra le lasagne e
gli uccelli? Fra le lasagne e la Merlin no! Fra la Merlin e gli uccelli!
Nel senso che lei può impedirvi di mangiare sugli uccelli, ma non di
mangiare gli uccelli!...
Stupendo.
Obbligatorio!
Luis Fernando Verissimo Il Club degli angeli Ponte alle Grazie 2002 Pagg 116 -
Euri 9.00
Entrare nella morte ad occhi aperti
.... e a stomaco
pieno.
ADRIANO (?)
Si può vivere con un solo
senso? A questo si può dedicare la
vita intera? CERTO!!!! Specialmente quando questo
senso è il gusto. Ammargioppiù quando questo
senso, spinto al massimo, ci apre le porte dell'Ade. Qui ci accompagna, con la
nostra ricetta preferita, il nostro massimo appagamento..... Cosa c'è di
meglio? Tuffiamoci allora nel mare amico della nostra perdizione, nel
piacere assoluto:
E' il nostro io che profondo
ci accompagna tutti i giorni ed al quale ora possiamo dare completa
soddisfazione.Questa è la storia di dieci
amici che della perfetta gastronomia hanno fatto l'unico scopo della loro
vita.
L'incontro con l'eccelso cuoco
Lucidio, appartenente all'esclusivissimo circolo degli assaggiatori di
FUGU,
cambia la loro "vita".
Questo è un pesce suberbamente
eccellente ma velenosissimo. La preparazione richiede una rara perfezione
che non ammette errori: una piccolissima imprecisione porta a morte certa
l'assaggiatore. In questo attimo è racchiusa la più grande emozione che
permette l'estasi del gusto.
Allora per ognuno ci sarà il
piatto preferito con la conseguente estasi definitiva: la massima
appagazione totale, estasi ontologica.
Daniel, anfitrione delle cene
fatali, estimatore del Saint Estèphe *, ci conduce tra canard à l'orange
(fondamentale il Calvados!) e lo gigot d'agneau proprio come una delle tante
guide oggi a disposizione.
E nel finale di necessità
virtù: bisogna pur campare!
Gli dei sono giusti, e dei nostri
voluttuosi vizi fanno strumenti per torturarci.
W. Shakespeare
Re Lear
* Saint Estèphe, un Bordeaux
della zona sinistra della Gironda. Particolare, ricco di tannini
e di acidità. A base Cabernet S. Ora cercano di ammorbidirlo
con iniezione di Merlot. Ahimè!
TORGNY
LINDGRENLA Ricetta perfetta IPERBOREA
2004 pp223 13,50 euro
Il racconto si
apre con una lettera di licenziamento per il cronista di
provincia. L'accusa è di aver riempito per molti anni, di
bugie le pagine del giornale. Solo storie inventate. E
proprio a lui è affidata la narrazione che ci apprestiamo a
leggere.
E' la storia
di due persone, l'uno dalla falsa e raccapricciante
identità, l'altro dalla salute invulnerabile in zone ad
altissima mortalità per tubercolosi. Con paziente solerzia,
di casolare in casolare, vanno alla ricerca della ricetta
perfetta: quella della PÖLSA.
Un bollito di
interiora di vari animali che ognuno prepara a modo suo. Come
oggi critici ed enoturisti corrono per le stelle delle
guide, ossessionate dalla ricerca del cibo genuino.
E così i due protagonisti a questa ricerca dedicano il
loro tempo: storiche frequentazioni che ci parlano di
cucine, di uomini e di donne. Questa ricerca li porterà,
inesorabilmente, all'incontro finale, che tutti attende,
quello con il loro destino.Lettura che
dalla prima pagina ci avvince e teneramente ci lega
all'anziano cronista. Avvinti dalla scrittura soavemente
umoristica ed esaltati dalla comprensione del percorso,
anche noi ricerchiamo la ricetta perfetta. Ricetta che è
diventata la sintesi tra identità e memoria, tra desiderio
ed illusione. In
questa corsa verso il proprio destino accompagniamo
affettuosamente i nostri personaggi fragili ed austeri, sentendo di condividere la loro ricerca.
Allora avviamo la
nostra
DIAMANT e corriamo in questa
desolata regione del Vasterbotten, fatta di
boschi, stagni, fiumi ed acquitrini
L'UNICA MEMORIA POSSIBILE E' LA FANTASIA
!!!!!
P.S:
Per la PÖLSA si consiglia: Lambrusco Reggiano V.Q.P.R.D. Venturini
Baldini
Christophe Bataille Assenzio IL MELANGONO 1995
pp 107 9,30 euriRacconto di un'infanzia in Provenza. Ricordi che ci
ammaliano, incontri, paesaggi, percorsi, sensazioni,
emozioni. Su tutto domina la figura di Josè, da pirata a
montanaro. Il gran mago capace di racchiudere in boccioni di
vetro la misteriosa forza dell'artemisia, arthemisia
absenthium,
l'assenzio. Ed
allora le lunghe camminate per raggiungere l'isolato ed
incantato laboratorio dello stregone. Stregone prodigo con
il ragazzo di storie che nel racconto continuano a rivivere. Bruscamente il divieto alla fabbricazione e vendita
dell'assenzio interrompe questo PARADIS.
E
l'orrore della guerra incombente ricopre
con il suo sudario questa epoca di
illusioni, speranze ed innocenza.
Occorre leggere queste dolci e vive memorie in un momento di
rinascita di questo liquore che ha ispirato Baudelaire e Modigliani, Degas e Verlaine, Poe e Zola. L'assenzio ha
segnato profondamente la fine dell'ottocento lasciando
testimonianze di cui questo libretto è la tenera narrazione
di un intimo ricordo.
P.S.
Il
PARADIS riguarda un altro liquore di cui
si riparlerà!
Confesso che ho bevuto
Racconti sul vino e sul piacere del bere Derive/Approdi
Prima edizione marzo 2004 - 13,50 euro Trenta racconti che dovrebbero essere sul vino ma poco ci
hanno a che fare. Farraginosi, melensi ed inutili. Mah! Probabilmente sono
tutti astemi, gli autori. Su tutti svetta Gianni Mura con il racconto che da
il titolo alla raccolta: piacevole e divertente. Tommaso Giartosio ci regala
un bel racconto su di un bicchiere speciale. Antropologia nel racconto di
Franco Alasia, resoconto di memorie dal paese di Nole Canavese che
risvegliano racconti simili ascoltati da piccini. Infine merita menzione
Paolo Nori per il racconto "Trallallà" che così termina: Soffrirò... morirò... Ma intanto Sole, vento, vino, trallallà P.S. La copertina, da E. Munch, promette emozioni e situazioni. Invan!
La musica del vino
Sottotitolo:
Diciassette racconti etilici. Editore EFFEQU,
Orbetello
- Euro 7 - Per informazioni:
www.effequ.it
Allora, in copertina un bellissimo
ritratto: Il bevitore, di Francesco Presenti. Volumetto bello e curato. Contiene un' antologia di racconti, alcuni
ambientati in Maremma, che hanno al centro il vino. Si parla del vino,
qualche volta di un vino. Inteso come medicamento dell'anima e come viatico
nel nostro peregrinare quotidiano. Alcuni racconti sono veramente splendidi,
tutti di grande godimento. Da leggere in compagnia di una bottiglia di vino. Farà passare la sete che comunque vi verrà. Complimenti Prosit P.S.
Obbligatorio, almeno per la citazione di De Filippo posta
all'inizio!!!!!!!!!!!!!!!!
John Fante La confraternita dell'uva Titolo originale: The
brotherhood of grape. Einaudi Stile
libero - Euro 9
Nato in Colorado nel 1909, figlio di
immigrati italiani, è ormai diventato autore di culto.
Non molto noto in vita negli USA è stato riscoperto dal trangugia Charles
Bukowski che, letto per caso un suo racconto, se ne innamorò perdutamente.
Nel giro di qualche giorno e qualche decina di bottiglioni, ne lesse tutti i
racconto. Bukowski era al massimo della fama e nel suo "Donne" del 1978
raccontò al mondo della sua strepitosa scoperta. L'interesse per il buon Iohn esplose: Francis Ford Coppola lesse la "Confraternita" e ne fu
entusiasta tanto da progettarne la riduzione cinematografica. Il romanzo,
edito per la prima volta nel 1977 è un
omaggio alla figura del padre,
qui Nick Molise, alla sua italinità ed ai suoi amici, compagni di bevute e di
sventure. Consideratosi il più grande scalpellino d'America, accetta
l'incarico di costruire un essiccatoio completamente in pietra. Più che fare
calcina, il vecchi con l'aiuto del figlio, trinca a più non posso. In questa
nuova realtà l'antico abruzzese volge l'orgoglio residuo in grandiose bevute
condivise dal figlio. Il risultato finale da queste dipenderà. Obbligatori. Fraterne bevute.
Elogio della sbronza consapevole
Sottotitolo: Piccolo viaggio dal bicchiere alla luna.
Di Enrico Remmert e Luca Ragagnin. Prefazione di Bruno Gambarotta. Gli specchi Marsilio.
L'alcool, in tutte le sue forme, è il protagonista assoluto di questa
antologia-enciclopedia che raccoglie centinaia di brani letterari in cui
viene citato. In tutte le epoche e in tutte le lingue, vino e cocktails, rum
e vodka, sono al centro di storie a noi vicine e care: un delirio alcoolico! Dalla Bibbia in cui il buon vecchio Noé,
dopo centinaia di anni, si degna di concedere il suo
nome ad un bicchiere, ai lirici greci deferentemente
citati in etichette di
vino, il percorso è
lungo ed appassionante.... Diciamolo dunque: l'uomo lo ha sempre bevuto e sempre continuerà a farlo. Non certo come alimento del corpo. Come noi lo beviamo insieme. Per
inebriarci, noi naviganti nel gran mare della vita che così tanto ci
affascina! Obbligatorio! PROSIT!