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Sorsi e risorsi della storia
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Andando di bettola in bettola, nelle enoteche e nei
ristoranti, con gli amici e con persone care, stappare una
bottiglia è un'emozione. Cerchiamo in questa beva un piacere
che è fatto di conoscenza, di tradizioni, di amore, di
persone. Di storia. Di storie. Che ci parlano e ci
raccontano. Noi cultori appassionati di questa ricca e
variopinta umanità, ascoltiamo. Favole e novelle che,
nell'atto magico del bere nascono nel cuore.
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RUSSO PIETRASCA
Vermentino di Toscana
I. G. T. 2004
Una nuvola all'alba, sopra alla spiaggia.
Mielato, petalo giallo controsole.
Truciolat faggiesco, caramellina, sassi caldi
come il pane. Resina pinica, ambrosia e
volo di Icaro.
Ormai è notte. Sdraiato guardo la luna.
Splendente sorge. Certo è il viso della mia
amata che mi guarda sorridente.
Nasce in me quasi un senso di mestzia e
rimpianto. Si dissolve in me a questa immensa
luce la svagatezza e la
banalità. Questo notturno silenzio mi parla al
più profondo dell'anima. Necessario si fa il
bisogno di ritrovarsi
nell'intimità. Accomodarsi nel profondo caos che
vi abita. Ricordare. Atto d'amore, sorgente di
futuro. Brindo a
questo rimuoversi magico e misterioso. Saluto e
riverisco l'astro nascente.
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CESANESE
del Pigli Cantina Sociale Casanese
del Piglio (FR).
Denominazione di Origine Controllata VQPRD
Etichetta Rossa
2006, 12,5°
Cupo nero con circoletto trasparente. Di uva e
di botte mantiene il ricordo. In cantina scorre e
corre come la ruota di un mulino. Ingurgitandolo
un piccolo poco ci amareggia la gola. Ci manca
il pecorino romano. Su di un piatto di spaghetti
cacio e pepe.
Si svegliò di soprassalto: aveva sentito un
tonfo tremendo. Ladri , pensò. E i cani? E il
feroce pappagallo, forse dormiva più
profondamente di lui? Si alzò e chiamò l' Osvalda.
Nel letto non c'era. Anche lei aveva sentito i
ladri? Infilò le ciabatte africane. Sentì una
fitta alla schiena, il solito dolore! Accese la
luce e lentamente arrivò alla porta. Vide che
dalla porta del bagno proveniva un chiarore. |
Ah, era in bagno la
signora. Tornò tranquillizzato a letto. Ma quel
frastuono? Si rialzò ed andò al bagno. - Osvalda!- Lei giaceva sul pavimento, le
gambe aggrovigliate curiosamente, del sangue
sulla fronte. Si era addormentata? Si piegò su di
lei e cercò di rigirarla.. Altra fitta
alla schiena. Sembrava viva. Schiaffetti al viso e
straccetto bagnato sulla fronte: lo aveva visto
fare al pronto soccorso. Lei aprì gli occhi,
lanciò uno stridulo grido. Beh, era viva, molto
viva, il più era fatto. I soccorsi furono
rapidi. Una ragazza gli disse che certamente un
femore era partito, l'altro, forse no. Fu
operata dopo qualche giorno. Gli dissero che data l'età e lo
stato generale di salute, le possibilità di una
ripresa erano pressoché nulle. Sarebbe rimasta
inferma. Fu dimessa dopo qualche giorno,
sembrava un relitto. Con grande sorpresa Poldo
vide che lei si riprendeva velocemente. Le era
venuto un appetito vorace. Era rosea e riusciva
anche a farsi capire, eccome! Purtroppo, con la
sua prognosi infausta e tutto il resto, nessuno
aveva pensato alla sua dentiera. Gliela avevano
tolta al momento dell'intervento e chissà dove
era finita. Bisognava recuperarla. Tornò
fiducioso all'ospedale. Raccontò della Osvalda e
della sua dentiera smarrita. Nessuno ricordava
ne l'una ne l'altra. Per risollevarlo dalla sua
delusione gli presentarono uno scatolone pieno
di protesi dentarie dimenticate o ritrovate. Di
buona lena ci si mise a frugare di buona lena.
Fu attirato da una dentiera che sembrava
brillasse. La afferrò, la guardò con
attenzione... Era bellissima, accipicchia,
sembrava proprio di avorio! Un pezzo raro e di
valore. Splendente. Rapidamente si tolse i suoi
denti e provò quelli nuovi, beh, nuovini. Perfetti!
Oddio, che meraviglia! Si guardò a lungo nello
specchio. Felice come un bambino piccino,
ringraziò e corse a casa.. Ora sorrideva alla
sua Osvalda che parve non accorsi della novità.
Lei chiese della dentiera. Lui, sempre
sorridente tolse il pacchettino dalla tasca dei
pantaloni. -Eccola! L'abbiamo trovata!- disse
lui sorridente. E gli allungò la sua dentiera.
Sorridendo, costantemente, andò in cucina. Da lo
stipetto tirò fuori una bottiglia del suo vino
preferito, quello che gli amici gli portavano
dal paese suo. Non facile fu bere sorridendo.
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LE RONDINI
barbara d'Alba doc
Terre del Barolo 2008 13°
Mantello di velluto di cupa seta. Brilla e
riluce, canta madrigali.
Di prugna, di canto di vigna. Di caldo, quasi
afrore.
Tannico, tostato, cretoso. Alla fina una marasca
ci sorride.
Si era inoltrato nel bosco che ancora le ombre
erano nette e scure. La luce stava calando
rapidamente e l'oscurità
incombente disegnava una cupa ragnatela di rami
frondosi e tronchi diritti. Grande prova di
coraggio, gli avevano detto, attraversare da
soli un bosco di notte. Solo non come in questo
girovagare, lo accompagnava il suo ardimento. E
la paura. Attento al terreno. Una compagna, una
borraccia con il suo vino preferito. |
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Ora non era facile niente. Tutto era tenebra,
incerti i passi. Fermo. Attento ai rumori, gli
occhi spalancati. Sentiva delle presenze
attorno, vicine, accanto. Un rumore: il battito
del suo cuore. Ancora qualche passo, sempre più
incerto, lento, pesante. Le mani protese, in
avanti, di lato. Aveva freddo e stava sudando.
Una perfetta solitudine nel vivo di una natura
certo ostica. Ascolta. Ora cerca dentro se
stesso. Ancora qualche passo. E ancora. Solo.
Calma, calma e pace. Cerca dentro di sé, nel suo
cuore. Pensa ai suoi sentimenti ed alle
sensazioni che lo sorprendono. Il tumulto dei
sensi si placa. Nulla è definitivo, si dice.
Come in questo girovagare cieco, tutto è
mutevole. Cambiano i nostri ricordi e le nostre
speranze, così come è cambiata la luce in questo
conosciuto, amato, bosco. Già da ragazzo si
divertiva a perdersi tra questa fitta
vegetazione, solo quando la luce ne svelava il
fascino e la magia. Ricordi custoditi nel cuore.
A tentoni si siede. Tranquillo apre la
borraccia. Un sorso di no. Un brindisi al
ritorno! |
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CORTE FEDERICO
Chardonnay, 13°
Giallino, trasparentino, limpidino.
Limonino, agrumini, fiorini di acacine.
Amarognolino, pietrina focaina, solino agostino.
Lei e Ginevra erano arrivate con grande
ritardo, il solito traffico del sabato sera. La
serata era splendida, l'orchestra suonava che
sembrava inferocita, i ballerini fitti come
polli d'allevamento, felicità a iosa: l'allegria
e la voglia di divertimento le riempiva come
oche satolle. Si guardavano attorno, ridenti
stelle della notte, occhi splendenti. Allo stand
gastronomico avevano mangiato, meglio, divorato
salsicce e patatine, e bevuto quel giusto. Ora
dovevano smaltire. Come d'incanto i loro occhi
si incontrarono. Si spalancarono. |
Subito
furono in pista e presero a vorticare. Lui si
fermò un momento a prendere fiato. Le indicò il
suo amico, Pasquale, un signore marron, riccioluto,
seduto su una panca. Lei capì al volo: corse
dalla Ginevra, la strappò al balordo che la
stava stringendo come una morsa e la consegnò al
piccoletto. Tornò dal suo cavaliere, Maurizio!
Così bello, così alto, così atletico. Faceva il
geometra! Non poteva essere vero. I suoi occhi
erano verdi, sorrideva, aveva denti splendenti.
Lei lo stringeva, gli accarezzava le spalle, lo
annusava e poi lo guardava. Il tempo passava
veloce. Ora in pista erano rimasti in pochi.
Suonava solo il vecchio con la fisarmonica. Lei
non voleva staccarsi da Maurizio, era un sogno
bellissimo. Pasquale era seduto al solito posto,
solo. La Ginevra, spuntata dal buio, le chiese le
chiavi della macchina, era stanchissima ed un
po'
giù. Subito gliele diede ed anche quelle di
casa, solo quelle del suo cuore erano ora
riservatissime! Maurizio andò alla tualet.
Poteva finalmente sedersi, si sentiva
elettrizzata. Aspettò proprio un'ora. Pasquale le
si era seduto accanto. Incominciò a
preoccuparsi. Cerco il bagno ma non c'era, Girò
dappertutto, ansiosa e preoccupata. Di Maurizio
non c'erano tracce. Ora era molto in ansia.
Ginevra non rispondeva al telefono, non aveva
l'auto e neppure la casa. Si sedette accanto a
Pasquale. Gli chiese di Maurizio, non lo
conosceva, non sapeva chi fosse. Faceva il
carabiniere, ma non era di lì. Veniva da un
paesino del sud. Era stato in tante caserme...
Lei ora piangeva silenziosamente. Aveva chiesto a tutti. Qualcuno lo
ricordava con una bionda. Mah! Possibile?
Telefonò alla Ginevra. Aveva il telefono spento.
La mano le tremava. Lacrima come biglie
incominciarono ad uscirle dagli occhi, lente. Si
sentiva svenire. Si appoggiò a Pasquale che la
sorresse. Continuava a parlare, lei non capiva.
La accompagnò alla sua macchina, la fece salire
e partirono velocemente. Quanto ci volle!
Arrivarono, l'auto si fermò tra una fila di
enormi palazzoni. Pasquale parlava
sempre. L'aiutò a salire sull'ascensore, aprì
la porta, la fece sedere in poltrona. Bum, bum,
le biglie continuavano a cadere. Pasquale prese
una bottiglia di vino, delle sue parti. Lei
bevve avidamente. Tossì. Dopo tre mesi fu
celebrato, al paesello, il matrimonio. Lui era
in alta uniforme, lei no.
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VOUVRAY
Domaine de la Gaverie
Gaec de la Pinsonniere 1999, 12°.
Oro ambra, sunshine.
Sassi infuocati, pietra focaia, zolfo, sabbia
calda, miele.
Marmellata di limoni, neroli, arance amare.
Persistenza étérnelle.
Le sere passavano tranquille e serene. Lui
leggeva il giornale, lei stirava. Lei si
occupava del mangiare, lui guardava la
televisione. Lui navigava in internet, lei
rigovernava. In perfetta armonia e reciproca
soddisfazione. Quando decidevano di coricarsi,
lo facevano insieme. Prima al bagno, lui si
lavava i piedi, lei i denti e così, Poi i
pigiami e sotto le coperte. Come sempre lui
cominciò un cruciverba, lei a sfogliare un
settimanale. Dopo qualche minuto lui chiese: -
Adamo ed Eva, prima di mangiare la mela,
copulavano?
- Certo che no!-, rispose lei. |
- 17 verticale, "la città
con la piazza del campo", E' Siena, e quindi il
17 orizzontale, due lettere, è SI!-.
Lei lasciò cadere la rivista, si sollevò sul
gomito e lo guardò.
- Stai dicendo che Adamo ed Eva si trastullavano
vieppiù?-
-Senza ombra di dubbio!-
Lei stette un po' a pensare, guardandolo.
- E la mela? E il serpente?-
- Non sono necessari nella pratica sessuale!-
-E tu che ne sai? Io qualcosa so...- E
ridacchiò. Prima sommessamente. Poi sempre più
forte. Lui si tolse gli occhiali e la fissò con
attenzione. Adesso lei sembrava ululare. Lui si
alzò, ando in cucina, aprì il frigo e prese la
bottiglia di Vouvray. La stappò e bevve
avidamente. La finì. Tornò in camera. Lei rideva
sguaiatamente, senza freni. Lui crollò sul
letto.
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DONNAURORA
Chardonnay I.G.T.
Tenuta di Vitereta (AR)
Giallo carico, produce riflessi d’arancia se lo
scuotete. Lieve ambra, invitante. Annusandolo si
sentono profumi di agrumi e di ananas e di
miele. Vanigliato dal legno in cui matura. Un
piacevole tannino ci accompagna..
Una sera d’inverno con trepida compagna,
sfogliate un libro di Conrad, racconti di mare.
Ad alta voce qualche rigo, anche qualche sola
parola. Calici pieni. Il fuoco del camino ci
tiene lontano l’umidità… Al giusto momento
gettate il libro tra le fiamme. Allo stupore per
il vostro gesto sorridete sornioni. Baciatela, è
lei che vi scalderà, ora. Bottiglia a portata di
mano. |
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CANAYLI
Vermentino di Gallura Superiore V.Q.P.R.D. 13°
Cantina di Gallura (OT)
E’ di un giallo paglierino, con ampi riflessi
smeraldini. Brillante. Ha il profumo di pesca e
di sale, di acqua del mare un poco mossa.
Bevendolo si approva l’amarognolo che vi resta
imprigionato nel palato.
.. Compratelo in enoteca. Intascatelo e
prendete il treno per la città più vicino. O più
lontano. Al primo senza fissa dimora che
trovate, fategliene regalo. Gli ricorderà il
mare. E sabbie lontane calpestate. Dimenticherà
il frastuono e l’incuria che lo circonda.
Ha un
ingegnoso sistema di tappatura che non richiede
l’uso del cavatappi per poterlo bere |
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CHATEAU RAMAGE LA BATISSE
HAUT-MEDOC
Appellation Haut-Medoc Controlee
Annata 2000 12,5°
Viola carico, corona seducentemente chiara,
limpido.
More, rosa canina, lamponi, corteccia muschiosa,
ferro limato.
Persistente e tannico, sorseggiare a più
riprese.
Annata 2001 12,5°
Inchiostro rubro scuro, corona in compagnia.
Brillantino.
Marmellata di mele cotogne, marmellata di more,
terra di bosco mossa. Morbido, austero con brio.
Notte d’agosto in montagna, Dolomiti Carniche.
(… ) Inestricato e difficile
Un varco per oggi
Domando con umiltà
Nell’attraversare la foresta
Il tempo mi scorre sempre
Come vento mi ha attraversato
Tra due aperte porte (…)
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GRECHETTO DI TODI
2008 13° Dgn
FRANCO TODINI
Giallo paglierino dorato. Profuma d’acacia,
pesca, confettura di albicocche, fruttato.
Profumi complessi, freschezza evidente, buona
struttura.
Il profumo è di mandorle, fresco, persistente,
fresco.
La casa, isolata sopra un colle, è
bellissima. Oltre che del buon gusto del
proprietario ne esalta
L’ampia disponibilità finanziaria. La vista è
imponente, eccessiva. Si vede Spoleto, Massa
Martana, da un lato. Davanti Orvieto ed il lago
di Corbara. Il cielo è terso, qualche refolo di
vento, piacevole. Sotto il loggiato un signore,
vestito di bianco, un panama bianco, sorseggia
con calma un bicchiere di vino bianco. Davanti a
lui una caraffa ed un calice vuoto. E’
pensieroso. Si riempie nuovamente il bicchiere e
lo manda giù con fretta improvvisa. |
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Dal boschetto spunta
un giovane con il fucile a tracolla, serenamente
si avvicina al tavolo. Il signore gli indica il
bicchiere. Quello tentenna il capo. Imbraccia il
fucile e con calma spara. Il bianco diventa
rosso, cadendo sente l’odore del sangue ed in
bocca il sapore mistico del vino. Il giovane
beve dalla caraffa, avidamente. Buono, pensa. Si
allontana senza fretta. |
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GRAPPA 2008 40°
Di vinacce di Sangiovese
Fattoria di Santa Teresa
Prodotta artigianalmente da Mastro Fosi
Terranuova Bracciolini (AR)
Colore cristallo puro, brillante.
Alcolica, morbida, profumata di chicchi d’uva.
Al caldo meriggio, lungo il Sile, tra rami
penduli che sfiorano le acque lente e silenziose
e placide. Fa caldo, la pace, insieme, incombe.
Sferzate di sole forano l’ombra. Su di un
seggiolino, un pescatore seduto. La lenza
nell’acqua segue, pigra, la corrente. Ai suoi
piedi un cesto di vimini, diversi pesci. Mi
fermo. La quiete è immensa e ci immobilizza.
Freme la lenza e scuote il pescatore. Un
colpetto deciso e guizza l’argento del pesce. Si
volta a guardarmi e mi sorride sornione. Toglie
l’amo, ripone nel cesto l’agitato pesce. |
Con cura prepara una nuova esca. Prima di lanciarla l’intinge
in un bicchiere, con pazienza. Ridacchia. Mi
avvicino per guardare nel bicchiere: acqua. Mi
chiede se ne voglio un po’. Indietreggio. Mi
porge un altro bicchiere, pulito. Lo riempie con
la borraccia e me lo tende. Annuso. Stupore! E’
grappa. Accosto il bicchiere alle labbra e me le
bagno. L’ora non è giusta. E’ forte, morbida,
profumata.. Come il pesce, sono preso all’amo.. |
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NEMEA
Agiorgitiko
12,5° 2008
Griechisches erzeugnis
Colore rosso rubino, unghia ha riflessi
d’arancia. Limpido, brillante
Fragoline, frutti di boschetto, sfumature
ammandorlate, morbido, alcool.
Camminando lungo l’erto sentiero con
l’affanno costante, decido di riposarmi. Mi
siedo su un roccione aguzzo, per niente comodo.
Respiro come un mantice, respiro profondo ma non
sento l’aria entrare. Mi accorgo di una figura
distesa sull’erba. Mi prende un colpo e mi alzo.
La figura si muove. Alza una mano. “tranquillo,
non sei solo”. Apre gli occhi e guarda il cielo.
Anch’io guardo il cielo. Blù come solo d’estate
in montagna. E nuvole, tonde e bislacche.
“Questo pezzo di cielo, mi appartiene. Io l’ho
già veduto. Ho vissuto.” Guardo in su. Penso che
ha ragione. Accanto una bottiglia di vino rosso.
Mi ricorda un viaggio…
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BONERA
Mandrarossa
IGT Sicilia 2001 13,5°
Nero d’Avola e Cabernet Sauvignon
Rosso rubino carico, riflessi vermiglioni.
Brillante e limpido
Sa di mora e ciliegie. Sa di sigaro e di
asfalto, tannico quel giusto.
Sai, disse, poche sono le cose che contano.
Mille e mille quelle che attorno ci circondano.
E ci soffocano. Quando uno spiraglio si apre,
veloci ne usciamo. Ci guardiamo attorno e come
leprotti corriamo… Fermati. Rifletti. Ascoltati…
con tranquillità tacque. Finì di sorseggiare il
vino e mi sorrise.
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TENUTA
IL POGGIONE
S.ANGELO IN COLLE
Brunello di Montalcino DOCG
1981 12.5°
Colore rosso rubino tendente all’aranciato,
corona viola tenue. Opaco, opulente,
stravaccato.
Confettura di prugne, viola mammola, melette
fermentate, fieno bagnato. Petrolaceo,
gallerioso.
Tannico, persistente.
"Pioveva già da tre giorni .Ininterrottamente
Uscito di casa ben coperto, arrivò al lavoro
completamente fradicio. Giornata infernale! Dopo
un paio di ore lo chiamarono al telefono. Grane
in vista! Pensò. Nessuno gli telefonava mai. Era
la Direzione: qualcosa non andava nel suo
cartellino. Troppe ore in più. Ritorna al suo
posto. Prova a telefonare alla sua amica, le
dita incrociate. |
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Quando sta per chiudere, risponde. E’ evasiva, stanca, scocciata.
Un saluto da vecchi conoscenti. Accidenti a me,
pensa. Esce, si mette una sigaretta in
bocca: la pioggia gliela bagna.
Arriva a casa, bagnato fino alle ossa. Il
riscaldamento non va e non c’è la luce. Fortuna
che è lunedì, pensa. Accende una candela. Si
spoglia, si mette in pigiama con una coperta
addosso. E’ in piedi in mezzo alla stanza.
Dolori artrosici diffusi lo
cullano. La mente vaga in un assoluto nulla.
Qualcosa inizia a funzionare nonostante la
paralisi. Quella bottiglia! In cucina, tra
stoviglie e pentolame, freneticamente la cerca.
E la trova. La conserva da chissà quanto. Beh,
questa è una serata speciale! L’appoggia sul
tavolo. Legge a malapena “Brunello”. Cerca il
cavatappi con l’ausilio della candela.
Finalmente si siede. Prende un bicchiere, lo
riempie e lo tracanna. Poco dopo l’ha scolata.
Sta meglio, molto meglio." |
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SPUMANTE CONTE VIOLA
DOLCE DOLCE
Gran Dessert 10°
Giallino chiaro. Privo di effervescenza.
Dolcino, un po’ amaro.
"Non c’era musica di sottofondo. Ma di soprafondo
sì. Su di un tavolinetto al centro un alberino
di natale di plastica. Oggi è previsto un menù
straordinario. Sedanini con la pommarola,
ripassati al forno, fettine di arista e piselli
e fetta di panettone. Rapidamente ingoia col
cucchiaio la pasta al forno, il grosso
bavagliolo gli porge un generoso aiuto. E’ già
sazio ma non vuol lasciare niente. L’arista si
arpiona facile facile. I piccoli piselli,
maledetti anarchici, non ne vogliono sapere di
finire nel buco nero della sua bocca. Apre e
chiude rapidamente la bocca per aiutare la sua
caccia. |
| Sempre, silenzioso e
solerte, l’aiuto del tovagliolo. Ah, ha quasi
finito, ecco il momento che aspettava… La
Direttrice chiede la doverosa attenzione. Parla
dell’anno nuovo, chissà chi ci sarà. Toglie la
gabbietta, gira e rigira la bottiglia, chiede
aiuto. Un giovine, ben contento di allontanarsi
per un momento, offre il suo aiuto. Toglie il
tappo, cade sul tavolo. Riempiono i bicchieri di
carta. Gline arriva uno. Lo prende saldo e lo
trangugia. Parte entra nel colletto del pigiama.
Ora sì che è festa! " |
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SASSELLA
Valtellina Superiore
Nino Negri - 2006 13°
Rosso rubino con riflessi
d’arancia ed ombre cupe. Limpido, sensuale,
elegante.
Odora di stoffa srotolata in un negozio. Di more
e di ciclamini, testè sbocciati e di lamponi,
pigri.
Sapido, ricco e generoso, odora di tramonto
soffice in montagna
Giornata splendida! Raramente ne capitavano di
così in questa stagione, non c’era una nuvola,
l’aria tersa, frizzante. Già si vedeva
sventolare lenta la bandiera del rifugio: ancora
qualche ripido tornante e saremmo arrivati. I
bambini correvano avanti, le loro gambe
improvvisamente avevano riacquistato vigore, le
nostre no. Era stata dura, tutta sotto il sole e
tutta quella salita che mai si addolciva.
Ben distanziati, il buon Lino e la moglie. |
Avevano tanto insistito per
accompagnarci e poi arrancavano come due
impiegati del catasto. Arrivato al rifugio mi
affrettai a fotografare i due ritardatari, per
le serate invernali… Lino era stravolto dalla
fatica. Tutto sudato, la canottiera fradicia e
le spalle bruciate, c’era poco da ridere. Ci
sedemmo su di un pancaccio bene esposto: il più
era fatto!
Un finto montanaro si avvicinò al nostro
tavolone. Gino si rianimò, sembrava fresco di elettroshoch. I
bambini vollero gli spaghetti al sugo, mia
moglie la minestra alle erbette di montagna,
(Sai, bisogna reintegrare i sali perduti…)
mentre io ed i coniugi optammo per la polenta
taragna con il brasato. E caraffone di vino
locale. Lino conosceva, ahimè, il nome di tutte
le montagne, Me le indicò, una ad una. Me ne
fece ripetere l’elenco. Poi in ordine inverso,
non era facile. Non mi erano familiari, ero
stanco ed affamato. Arrivò il pranzo e su di noi
calò un silenzio di attesa fremente. Le
forchette partirono a razzo. Io lentamente mi
preparai un boccone di polenta con un pezzetto
di carne, un po’ di sugo. Perfetta, pensai. Lino
era già a metà piatto, qualche macchiolina
rosseggiava la triste canottiera. Aveva già
finito la polenta. Ne richiese ancora, eh, per
finire dignitosamente il brasato. Il vino era
aspro ma leggerino, quello che ci vuole. Lino
richiamò il signor Montanaro. Aveva finito la
polenta, gliela riportarono. Noi ci alzammo per
perlustrare i dintorni. Al nostro ritorno, Lino,
stava richiamando: aveva finito il brasato.
Guardammo il cameriere: ridacchiava, ma un lampo
assassino, ne sono certo, lo vidi. In spalla gli
zaini! Ordinai. I bambini già correvano sul
sentiero. Ormai restato solo, Lino, ci guardò
allegro. Noi ci avviamo, tra poco farà buio, gli
dissi. Sorrise. Mi avviai. Sentii chiedere
dell’altra polenta, gli rimaneva del brasato… |
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MORELLINO DI SCANSANO dog
Podere Aia della Macina -
2000, 13°
Nero inchiostro con lame di fuoco. Limpido,
rifulgente.
Sa di pepe, amarena, peperone.
Profuma di legno bruciato (faggio), ciliegie e
terra soffice. Tannico, assai persistente.
Diede la solita scampanellata energica. La
porta si aprì subito: Gino era bello è pronto,
con il suo solito saccone di immondizia.
“Allora, andiamo?”. Prese le chiavi e uscì.
Scesero per il vialetto in leggera pendenza,
dirigendosi verso il bidone dei rifiuti. Gino
incominciò a caracollare, a pendere in avanti.
Aumentò l’andatura, accelerò il passo.
Sembrava cadere da un momento all’altro ed
invece andava sempre più veloce. Correva! L’altro, immobilizzato,
guardava con stupore ed attenzione. Inciampò,
Gino, cadde veloce in avanti, |
| scivolò
rapidamente e si schiantò sul pilastro di
cemento. Incredibile! Pensò, che fragile! Con un
sordo rumore il cranio di Gino si era aperto in
due, con perfetta simmetria. Il saccone nero era
volato ed era rimasto infilzato sulla
cancellata. Incominciò ad uscirne il contenuto.
Un oggetto attirò la sua attenzione: una
bottiglia di Morellino, proprio uguale a quella
che aveva bevuto lui! Doveva correre dagli amici
che li stavano aspettando al bar per la partita:
che notizia! |
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SAGRANTINO di MONTEFALCO rosso
ARNALDO CAPRAI
1997 12,5°
Cupo nero notturno, con riflessi da coccio cotto
assai. Fragole appassionate, anima scura in
cantine, sale vorticante. Partecipiamo all'inno.
Mura ciclopiche di Spoleto.
Parcheggio all'inizio del vialetto,
preferisco arrivarci a piedi. L'aria profuma del
vicino boschetto e di cipressi. Nel cielo
azzurro grosse nuvole bianche si spostano in
cerca di una meta. Mi sento bene. Una volta ogni
mese vengo quassù, spazio famigliare e
confortevole. Due auto parcheggiate in fila
accanto al muro, all'interno dell'ultima due
persone. Contrariato, penso a quell'intrusione,
a quella profanazione. Spingo il cancelletto del
cimitero e subito chiudo. Il mio amico ha
proprio una bella lapide, la foto lo ritrae
sorridente e tranquillo. |
Lo saluto e mi fermo accanto
al tumulo. Che tipo! Era un poco magico: quando
avevo bisogno, lui lo sapeva, me lo trovavo
accanto, mi aiutava. Penso a lui, a noi, a me.
Sento parlare forte dietro al muro, non
disturba. Torno al cancello, lo richiudo piano e
mi incammino. Alle mie spalle arriva una
macchina, guida la ragazza. Quando mi è accanto
rallenta, sporge il capo. Mi guarda e mi
sorride. Colpevole e allegra. Dolce e solidale.
Bella. Arriva l'altra macchina, un ragazzo
sporge la testa per guardarsi nello specchietto,
sbanda. Arrivo alla mia auto, mi cambio le
scarpe e prendo il tascapane e salgo nel bosco.
Arrivato al mio sasso preferito mi siedo
soddisfatto, la vita mi aveva sorriso. Tirai
fuori la bottiglia e me ne versai mezzo
bicchiere. Il vino amato da Aldo. Annuso con
attenzione e lo sorseggio: ottimo. Brindo a
tutto.
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RUSSO PIETRASCA
Vermentino
toscana IGT - 2004 13°
Alti nembi del color di miele di
acacia, albeggiar su spiaggia, petali di rosa
gialla.
Sassi caldi, caramello, trucioli di faggio, pane
caldo, resina di pino, volo di Icaro.
Era seduto immobile, ormai stanco e provato. La
luce nello scriptorium del monastero era già
diminuita. Il duro legno della seggiola rustica
gli aveva martoriato il sedere e non sentiva più
le gambe. Sentiva invece la fame e la
stanchezza. Aveva riempito un quaderno di
appunti ed era felice. Ora sapeva tutto della
missione cristiana che nella prima metà del
quarto secolo fu spedita da sant'Atanasio in
India ad evangelizzare quei popoli lontani. Ne
facevano parte: Meropio, Frumenzio e Fidesio.
Pubblicazione assicurata! Seduto in fronte a
lui, Padre Ignazio, sorrideva sornione.. Era
stato viaggiatore instancabile, studioso
insaziabile. |
Narratore eccezionale e dalla
memoria prodigiosa. L'anziano abate si alzò
agilmente dal suo scranno e andò alla porta,
l'aprì e gridò qualche parola. Il
professorino si stava appisolando, il vecchio
sempre sorridente. Si udirono dei passi e dopo
poco la porta si aprì. Entrò una suora con un
vassoio che appoggiò sul tavolo. Con una brocca
riempì due grossi bicchieri e li mise davanti a
loro. Il giovane prese il suo, aspettando. Il
vegliardo osservò con cura il suo, assaggiò.
Alzò il capo, guardò la suora e acidamente le
disse: "Questo vino è troppo caldo!". La
religiosa si irrigidì. Parve dispiaciuta e chinò
la testa. "L'ho preparato con tanto amore..."
L'abate sibilò: " Meno amore e più ghiaccio,
sorella". Questa restò immobile per un istante
infinito. Poi prese la brocca con ambedue le
mani. La versò, fino all'ultima goccia, sul capo
del priore.
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FER
Vendemmia 2008
Prodotto ed imbottigliato nel podere Masini,
Loc. Ricasoli. Gr° 12,75.
Nero caldo, al tondo ciclamino primaticcio.
Fuoco di vetrata gotica.
Fragole umide la notte nel bosco. Eriche
svettanti. Frutta, composta di mele e pere,
cotognata.
Tannico quel che è giusto, di armonia vestito,
appare ieratico e spirituale in tempio barocco.
Era una splendida giornata di metà giugno.
L’aria limpida, tersa e tiepida. Il cielo
abbracciava la campagna tutta amorevolmente. Si
guardarono negli occhi e si sorrisero. Avevano
da sfoltire la vigna, sarebbe stato un bel
lavoro: dovevano cogliere questa giornata che
chiedeva di essere ricordata.
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Senza
dirsi una parola decisero di rendere memorabile
quel giorno. Prepararono un cesto, pane,
pecorino, salame, una bottiglia di vino, del
loro vino. Coperta, tovaglia, piatti e
bicchieri. Ridevano allegramente. Il paesaggio
riempiva lo sguardo. Orgogliosi e soddisfatti..
Prese le forbici e i cappellacci, tutto nel
carrello.. Lui si mise alla guida del trattore e
lei dietro al seggiolino, stretta a lui, in
piedi. partono tuonando, lei stringe più forte
le mani. Sobbalzano scendendo la stradina poi
raggiungono l’asfalto e la corsa si fa veloce,
il vento sul viso ricompensa dovuta. Accelera e
si volta rapidamente a guardarla. E’ sempre lì,
le braccia tese e le gambe ben salde. E’ nuda.
No, ha una cintura in vita. Lui ha un tuffo al
cuore, è sorpreso. Che idea splendida! E’
bellissima! Sbanda, corregge la direzione. Si
rigira, la guarda sorridendo. Lei ha il viso
terrorizzato, gli occhi spalancati., la bocca
spalancata, sta urlando. Accosta e tira il
freno. Lei è impietrito. Salta giù, gira attorno
all’enorme ruota sale sul gancio, spaventato. La
afferra e la scuote. Lei è di granito..Ai suoi
piedi ciò che resta dei suoi vestiti è
aggrovigliato nella presa di forza: le ha
strappato i vestiti d’un colpo. Lei è una
statua, una bella statua.. Lui la tocca, la
sfiora, l’accarezza, le stringe le spalle. Lei
singhiozza piano. Cerca di rassicurarla,
l’abbraccia, Con le mani le strofina il corpo.
F. incomincia a ridere piano, lui è sollevato,
il più e passato. Il borbottio del motore e
rassicurante, continua ad accarezzarla, lei ride
più forte e cerca di farlo avvicinare ancora di
più, alla presa di forza.
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BOTTIGLIONE
Nero. Impenetrabile.
Vinoso, acetoso, graspi diraspati, bucce
infradiciate.
Aspro, allappante
Torna a casa in anticipo, manca un
insegnante. Ha bisogno di riposo. In cucina, sul
marmo del tavolo, cerchi scuri, tanti. Al centro
troneggia un bottiglione vuoto. Sente un brivido nella schiena. Di corsa esce e corre al piano di sopra, fa gli scalini a tre alla volta, si infila nel ripostiglio, striscia sotto l'armadio. Singhiozza piano. La paura lo paralizza. Vorrebbe urlare il suo disperato terrore. Sente dei rumori, la porta che si apre, le sedie spostate. Un passo pesante, strascicato. Sente il suo nome urlato. La cartella, ha lasciata la cartella sulla sedia. Stringe le mani sul viso. Orrore lo avvolge, gli sembra di essere stritolato. I passi malcerti rimbombano, si avvicinano alla scala.
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Urla ancora ed il suo nome è una minaccia
certa. Sente lo strepito di quei pesanti passi e
la sua rabbia demente. La mente oscurata si
squarcia, l'angoscia lo getta fuori dal
nascondiglio. Si alza. Forse, forse qualcosa può
fare. Intravede quella orribile sagoma quasi in
cima alla scala. Balzargli davanti, così,
all'improvviso urlando più forte, più forte!
Ecco cosa dovrebbe fare... Dai, urla più forte
di lui, dai! Sente un brivido nella schiena. Di
corsa esce e corre al piano di sopra, fa gli
scalini a tre alla volta, si infila nel
ripostiglio, striscia sotto l'armadio.
Singhiozza piano. La paura lo paralizza.
Vorrebbe urlare il suo disperato terrore. Sente
dei rumori, la porta che si apre, le sedie
spostate. Un passo pesante, strascicato. Sente
il suo nome urlato. La cartella, ha lasciata la
cartella sulla sedia. Stringe le mani sul viso.
Orrore lo avvolge, gli sembra di essere
stritolato. I passi malcerti rimbombano, si
avvicinano alla scala. Urla ancora ed il suo
nome è una minaccia certa. Sente lo strepito di
quei pesanti passi e la sua rabbia demente. La
mente oscurata si squarcia, l'angoscia lo getta
fuori dal nascondiglio. Si alza. Forse, forse
qualcosa può fare. Intravede quella orribile
sagoma quasi in cima alla scala. Balzargli
davanti, così, all'improvviso urlando più forte,
più forte! Ecco cosa dovrebbe fare... Dai, urla
più forte di lui, dai!
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