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Sorsi e risorsi della storia
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Andando di bettola in bettola, nelle enoteche e nei
ristoranti, con gli amici e con persone care, stappare una
bottiglia è un'emozione. Cerchiamo in questa beva un piacere
che è fatto di conoscenza, di tradizioni, di amore, di
persone. Di storia. Di storie. Che ci parlano e ci
raccontano. Noi cultori appassionati di questa ricca e
variopinta umanità, ascoltiamo. Favole e novelle che,
nell'atto magico del bere nascono nel cuore.
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DONNAURORA
Chardonnay I.G.T.
Tenuta di Vitereta (AR)
Giallo carico, produce riflessi d’arancia se lo
scuotete. Lieve ambra, invitante. Annusandolo si
sentono profumi di agrumi e di ananas e di
miele. Vanigliato dal legno in cui matura. Un
piacevole tannino ci accompagna..
Una sera d’inverno con trepida compagna,
sfogliate un libro di Conrad, racconti di mare.
Ad alta voce qualche rigo, anche qualche sola
parola. Calici pieni. Il fuoco del camino ci
tiene lontano l’umidità… Al giusto momento
gettate il libro tra le fiamme. Allo stupore per
il vostro gesto sorridete sornioni. Baciatela, è
lei che vi scalderà, ora. Bottiglia a portata di
mano. |
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CANAYLI
Vermentino di Gallura Superiore V.Q.P.R.D. 13°
Cantina di Gallura (OT)
E’ di un giallo paglierino, con ampi riflessi
smeraldini. Brillante. Ha il profumo di pesca e
di sale, di acqua del mare un poco mossa.
Bevendolo si approva l’amarognolo che vi resta
imprigionato nel palato.
.. Compratelo in enoteca. Intascatelo e
prendete il treno per la città più vicino. O più
lontano. Al primo senza fissa dimora che
trovate, fategliene regalo. Gli ricorderà il
mare. E sabbie lontane calpestate. Dimenticherà
il frastuono e l’incuria che lo circonda.
Ha un
ingegnoso sistema di tappatura che non richiede
l’uso del cavatappi per poterlo bere |
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CHATEAU RAMAGE LA BATISSE
HAUT-MEDOC
Appellation Haut-Medoc Controlee
Annata 2000 12,5°
Viola carico, corona seducentemente chiara,
limpido.
More, rosa canina, lamponi, corteccia muschiosa,
ferro limato.
Persistente e tannico, sorseggiare a più
riprese.
Annata 2001 12,5°
Inchiostro rubro scuro, corona in compagnia.
Brillantino.
Marmellata di mele cotogne, marmellata di more,
terra di bosco mossa. Morbido, austero con brio.
Notte d’agosto in montagna, Dolomiti Carniche.
(… ) Inestricato e difficile
Un varco per oggi
Domando con umiltà
Nell’attraversare la foresta
Il tempo mi scorre sempre
Come vento mi ha attraversato
Tra due aperte porte (…)
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GRECHETTO DI TODI
2008 13° Dgn
FRANCO TODINI
Giallo paglierino dorato. Profuma d’acacia,
pesca, confettura di albicocche, fruttato.
Profumi complessi, freschezza evidente, buona
struttura.
Il profumo è di mandorle, fresco, persistente,
fresco.
La casa, isolata sopra un colle, è
bellissima. Oltre che del buon gusto del
proprietario ne esalta
L’ampia disponibilità finanziaria. La vista è
imponente, eccessiva. Si vede Spoleto, Massa
Martana, da un lato. Davanti Orvieto ed il lago
di Corbara. Il cielo è terso, qualche refolo di
vento, piacevole. Sotto il loggiato un signore,
vestito di bianco, un panama bianco, sorseggia
con calma un bicchiere di vino bianco. Davanti a
lui una caraffa ed un calice vuoto. E’
pensieroso. Si riempie nuovamente il bicchiere e
lo manda giù con fretta improvvisa. |
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Dal boschetto spunta
un giovane con il fucile a tracolla, serenamente
si avvicina al tavolo. Il signore gli indica il
bicchiere. Quello tentenna il capo. Imbraccia il
fucile e con calma spara. Il bianco diventa
rosso, cadendo sente l’odore del sangue ed in
bocca il sapore mistico del vino. Il giovane
beve dalla caraffa, avidamente. Buono, pensa. Si
allontana senza fretta. |
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GRAPPA 2008 40°
Di vinacce di Sangiovese
Fattoria di Santa Teresa
Prodotta artigianalmente da Mastro Fosi
Terranuova Bracciolini (AR)
Colore cristallo puro, brillante.
Alcolica, morbida, profumata di chicchi d’uva.
Al caldo meriggio, lungo il Sile, tra rami
penduli che sfiorano le acque lente e silenziose
e placide. Fa caldo, la pace, insieme, incombe.
Sferzate di sole forano l’ombra. Su di un
seggiolino, un pescatore seduto. La lenza
nell’acqua segue, pigra, la corrente. Ai suoi
piedi un cesto di vimini, diversi pesci. Mi
fermo. La quiete è immensa e ci immobilizza.
Freme la lenza e scuote il pescatore. Un
colpetto deciso e guizza l’argento del pesce. Si
volta a guardarmi e mi sorride sornione. Toglie
l’amo, ripone nel cesto l’agitato pesce. |
Con cura prepara una nuova esca. Prima di lanciarla l’intinge
in un bicchiere, con pazienza. Ridacchia. Mi
avvicino per guardare nel bicchiere: acqua. Mi
chiede se ne voglio un po’. Indietreggio. Mi
porge un altro bicchiere, pulito. Lo riempie con
la borraccia e me lo tende. Annuso. Stupore! E’
grappa. Accosto il bicchiere alle labbra e me le
bagno. L’ora non è giusta. E’ forte, morbida,
profumata.. Come il pesce, sono preso all’amo.. |
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NEMEA
Agiorgitiko
12,5° 2008
Griechisches erzeugnis
Colore rosso rubino, unghia ha riflessi
d’arancia. Limpido, brillante
Fragoline, frutti di boschetto, sfumature
ammandorlate, morbido, alcool.
Camminando lungo l’erto sentiero con
l’affanno costante, decido di riposarmi. Mi
siedo su un roccione aguzzo, per niente comodo.
Respiro come un mantice, respiro profondo ma non
sento l’aria entrare. Mi accorgo di una figura
distesa sull’erba. Mi prende un colpo e mi alzo.
La figura si muove. Alza una mano. “tranquillo,
non sei solo”. Apre gli occhi e guarda il cielo.
Anch’io guardo il cielo. Blù come solo d’estate
in montagna. E nuvole, tonde e bislacche.
“Questo pezzo di cielo, mi appartiene. Io l’ho
già veduto. Ho vissuto.” Guardo in su. Penso che
ha ragione. Accanto una bottiglia di vino rosso.
Mi ricorda un viaggio…
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BONERA
Mandrarossa
IGT Sicilia 2001 13,5°
Nero d’Avola e Cabernet Sauvignon
Rosso rubino carico, riflessi vermiglioni.
Brillante e limpido
Sa di mora e ciliegie. Sa di sigaro e di
asfalto, tannico quel giusto.
Sai, disse, poche sono le cose che contano.
Mille e mille quelle che attorno ci circondano.
E ci soffocano. Quando uno spiraglio si apre,
veloci ne usciamo. Ci guardiamo attorno e come
leprotti corriamo… Fermati. Rifletti. Ascoltati…
con tranquillità tacque. Finì di sorseggiare il
vino e mi sorrise.
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TENUTA
IL POGGIONE
S.ANGELO IN COLLE
Brunello di Montalcino DOCG
1981 12.5°
Colore rosso rubino tendente all’aranciato,
corona viola tenue. Opaco, opulente,
stravaccato.
Confettura di prugne, viola mammola, melette
fermentate, fieno bagnato. Petrolaceo,
gallerioso.
Tannico, persistente.
"Pioveva già da tre giorni .Ininterrottamente
Uscito di casa ben coperto, arrivò al lavoro
completamente fradicio. Giornata infernale! Dopo
un paio di ore lo chiamarono al telefono. Grane
in vista! Pensò. Nessuno gli telefonava mai. Era
la Direzione: qualcosa non andava nel suo
cartellino. Troppe ore in più. Ritorna al suo
posto. |
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Prova a telefonare alla sua amica, le dita
incrociate. Quando sta per chiudere, risponde. E’ evasiva, stanca, scocciata.
Un saluto da vecchi conoscenti. Accidenti a me,
pensa. Esce, si mette una sigaretta in
bocca: la pioggia gliela bagna.
Arriva a casa, bagnato fino alle ossa. Il
riscaldamento non va e non c’è la luce. Fortuna
che è lunedì, pensa. Accende una candela. Si
spoglia, si mette in pigiama con una coperta
addosso. E’ in piedi in mezzo alla stanza.
Dolori artrosici diffusi lo
cullano. La mente vaga in un assoluto nulla.
Qualcosa inizia a funzionare nonostante la
paralisi. Quella bottiglia! In cucina, tra
stoviglie e pentolame, freneticamente la cerca.
E la trova. La conserva da chissà quanto. Beh,
questa è una serata speciale! L’appoggia sul
tavolo. Legge a malapena “Brunello”. Cerca il
cavatappi con l’ausilio della candela.
Finalmente si siede. Prende un bicchiere, lo
riempie e lo tracanna. Poco dopo l’ha scolata.
Sta meglio, molto meglio." |
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SPUMANTE CONTE VIOLA
DOLCE DOLCE
Gran Dessert 10°
Giallino chiaro. Privo di effervescenza.
Dolcino, un po’ amaro.
"Non c’era musica di sottofondo. Ma di soprafondo
sì. Su di un tavolinetto al centro un alberino
di natale di plastica. Oggi è previsto un menù
straordinario. Sedanini con la pommarola,
ripassati al forno, fettine di arista e piselli
e fetta di panettone. Rapidamente ingoia col
cucchiaio la pasta al forno, il grosso
bavagliolo gli porge un generoso aiuto. E’ già
sazio ma non vuol lasciare niente. L’arista si
arpiona facile facile. I piccoli piselli,
maledetti anarchici, non ne vogliono sapere di
finire nel buco nero della sua bocca. Apre e
chiude rapidamente la bocca per aiutare la sua
caccia. |
| Sempre, silenzioso e
solerte, l’aiuto del tovagliolo. Ah, ha quasi
finito, ecco il momento che aspettava… La
Direttrice chiede la doverosa attenzione. Parla
dell’anno nuovo, chissà chi ci sarà. Toglie la
gabbietta, gira e rigira la bottiglia, chiede
aiuto. Un giovine, ben contento di allontanarsi
per un momento, offre il suo aiuto. Toglie il
tappo, cade sul tavolo. Riempiono i bicchieri di
carta. Gline arriva uno. Lo prende saldo e lo
trangugia. Parte entra nel colletto del pigiama.
Ora sì che è festa! " |
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SASSELLA
Valtellina Superiore
Nino Negri - 2006 13°
Rosso rubino con riflessi
d’arancia ed ombre cupe. Limpido, sensuale,
elegante.
Odora di stoffa srotolata in un negozio. Di more
e di ciclamini, testè sbocciati e di lamponi,
pigri.
Sapido, ricco e generoso, odora di tramonto
soffice in montagna
Giornata splendida! Raramente ne capitavano di
così in questa stagione, non c’era una nuvola,
l’aria tersa, frizzante. Già si vedeva
sventolare lenta la bandiera del rifugio: ancora
qualche ripido tornante e saremmo arrivati. I
bambini correvano avanti, le loro gambe
improvvisamente avevano riacquistato vigore, le
nostre no. |
Era stata dura,
tutta sotto il sole e tutta quella salita che
mai si addolciva. Ben distanziati, il buon Lino
e la moglie. Avevano tanto insistito per
accompagnarci e poi arrancavano come due
impiegati del catasto. Arrivato al rifugio mi
affrettai a fotografare i due ritardatari, per
le serate invernali… Lino era stravolto dalla
fatica. Tutto sudato, la canottiera fradicia e
le spalle bruciate, c’era poco da ridere. Ci
sedemmo su di un pancaccio bene esposto: il più
era fatto!
Un finto montanaro si avvicinò al nostro
tavolone. Gino si rianimò, sembrava fresco di elettroshoch. I
bambini vollero gli spaghetti al sugo, mia
moglie la minestra alle erbette di montagna,
(Sai, bisogna reintegrare i sali perduti…)
mentre io ed i coniugi optammo per la polenta
taragna con il brasato. E caraffone di vino
locale. Lino conosceva, ahimè, il nome di tutte
le montagne, Me le indicò, una ad una. Me ne
fece ripetere l’elenco. Poi in ordine inverso,
non era facile. Non mi erano familiari, ero
stanco ed affamato. Arrivò il pranzo e su di noi
calò un silenzio di attesa fremente. Le
forchette partirono a razzo. Io lentamente mi
preparai un boccone di polenta con un pezzetto
di carne, un po’ di sugo. Perfetta, pensai. Lino
era già a metà piatto, qualche macchiolina
rosseggiava la triste canottiera. Aveva già
finito la polenta. Ne richiese ancora, eh, per
finire dignitosamente il brasato. Il vino era
aspro ma leggerino, quello che ci vuole. Lino
richiamò il signor Montanaro. Aveva finito la
polenta, gliela riportarono. Noi ci alzammo per
perlustrare i dintorni. Al nostro ritorno, Lino,
stava richiamando: aveva finito il brasato.
Guardammo il cameriere: ridacchiava, ma un lampo
assassino, ne sono certo, lo vidi. In spalla gli
zaini! Ordinai. I bambini già correvano sul
sentiero. Ormai restato solo, Lino, ci guardò
allegro. Noi ci avviamo, tra poco farà buio, gli
dissi. Sorrise. Mi avviai. Sentii chiedere
dell’altra polenta, gli rimaneva del brasato… |
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MORELLINO DI SCANSANO dog
Podere Aia della Macina -
2000, 13°
Nero inchiostro con lame di fuoco. Limpido,
rifulgente.
Sa di pepe, amarena, peperone.
Profuma di legno bruciato (faggio), ciliegie e
terra soffice. Tannico, assai persistente.
Diede la solita scampanellata energica. La
porta si aprì subito: Gino era bello è pronto,
con il suo solito saccone di immondizia.
“Allora, andiamo?”. Prese le chiavi e uscì.
Scesero per il vialetto in leggera pendenza,
dirigendosi verso il bidone dei rifiuti. Gino
incominciò a caracollare, a pendere in avanti.
Aumentò l’andatura, accelerò il passo.
Sembrava cadere da un momento all’altro ed
invece andava sempre più veloce. |
| Correva! L’altro, immobilizzato,
guardava con stupore ed attenzione. Inciampò,
Gino, cadde veloce in avanti, scivolò
rapidamente e si schiantò sul pilastro di
cemento. Incredibile! Pensò, che fragile! Con un
sordo rumore il cranio di Gino si era aperto in
due, con perfetta simmetria. Il saccone nero era
volato ed era rimasto infilzato sulla
cancellata. Incominciò ad uscirne il contenuto.
Un oggetto attirò la sua attenzione: una
bottiglia di Morellino, proprio uguale a quella
che aveva bevuto lui! Doveva correre dagli amici
che li stavano aspettando al bar per la partita:
che notizia! |
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SAGRANTINO di MONTEFALCO rosso
ARNALDO CAPRAI
1997 12,5°
Cupo nero notturno, con riflessi da coccio cotto
assai. Fragole appassionate, anima scura in
cantine, sale vorticante. Partecipiamo all'inno.
Mura ciclopiche di Spoleto.
Parcheggio all'inizio del vialetto,
preferisco arrivarci a piedi. L'aria profuma del
vicino boschetto e di cipressi. Nel cielo
azzurro grosse nuvole bianche si spostano in
cerca di una meta. Mi sento bene. Una volta ogni
mese vengo quassù, spazio famigliare e
confortevole. Due auto parcheggiate in fila
accanto al muro, all'interno dell'ultima due
persone. Contrariato, penso a quell'intrusione,
a quella profanazione. Spingo il cancelletto del
cimitero e subito chiudo . Il mio amico ha
proprio una bella lapide, la foto lo ritrae
sorridente e |
tranquillo. Lo saluto e mi fermo accanto
al tumulo. Che tipo! Era un poco magico: quando
avevo bisogno, lui lo sapeva, me lo trovavo
accanto, mi aiutava. Penso a lui, a noi, a me.
Sento parlare forte dietro al muro, non
disturba. Torno al cancello, lo richiudo piano e
mi incammino. Alle mie spalle arriva una
macchina, guida la ragazza. Quando mi è accanto
rallenta, sporge il capo. Mi guarda e mi
sorride. Colpevole e allegra. Dolce e solidale.
Bella. Arriva l'altra macchina, un ragazzo
sporge la testa per guardarsi nello specchietto,
sbanda. Arrivo alla mia auto, mi cambio le
scarpe e prendo il tascapane e salgo nel bosco.
Arrivato al mio sasso preferito mi siedo
soddisfatto, la vita mi aveva sorriso. Tirai
fuori la bottiglia e me ne versai mezzo
bicchiere. Il vino amato da Aldo. Annuso con
attenzione e lo sorseggio: ottimo. Brindo a
tutto.
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RUSSO PIETRASCA
Vermentino
toscana IGT - 2004 13°
Alti nembi del color di miele di
acacia, albeggiar su spiaggia, petali di rosa
gialla.
Sassi caldi, caramello, trucioli di faggio, pane
caldo, resina di pino, volo di Icaro.
Era seduto immobile, ormai stanco e provato. La
luce nello scriptorium del monastero era già
diminuita. Il duro legno della seggiola rustica
gli aveva martoriato il sedere e non sentiva più
le gambe. Sentiva invece la fame e la
stanchezza. Aveva riempito un quaderno di
appunti ed era felice. Ora sapeva tutto della
missione cristiana che nella prima metà del
quarto secolo fu spedita da sant'Atanasio in
India ad evangelizzare quei popoli lontani. Ne
facevano parte: Meropio, Frumenzio e Fidesio.
Pubblicazione assicurata! Seduto in fronte a
lui, Padre Ignazio, sorrideva sornione.. Era
stato viaggiatore instancabile, studioso
insaziabile. |
Narratore eccezionale e dalla
memoria prodigiosa. L'anziano abate si alzò
agilmente dal suo scranno e andò alla porta,
l'aprì e gridò qualche parola. Il
professorino si stava appisolando, il vecchio
sempre sorridente. Si udirono dei passi e dopo
poco la porta si aprì. Entrò una suora con un
vassoio che appoggiò sul tavolo. Con una brocca
riempì due grossi bicchieri e li mise davanti a
loro. Il giovane prese il suo, aspettando. Il
vegliardo osservò con cura il suo, assaggiò.
Alzò il capo, guardò la suora e acidamente le
disse: "Questo vino è troppo caldo!". La
religiosa si irrigidì. Parve dispiaciuta e chinò
la testa. "L'ho preparato con tanto amore..."
L'abate sibilò: " Meno amore e più ghiaccio,
sorella". Questa restò immobile per un istante
infinito. Poi prese la brocca con ambedue le
mani. La versò, fino all'ultima goccia, sul capo
del priore.
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